Stephen Prina “English for Foreigners” – di Angela Caporaso

Fino al 16 ottobre 2017 sarà possibile visitare presso il Museo Madre (Museo d’Arte contemporanea DonnaREgina) di Napoli, la mostra “English for Foreigners” di Stephen Prina, a cura di Andrea Viliani, piemontese come il padre dello stesso Prina, artista contemporaneo nordamericano nato nell’Illinois nel 1954 ma di origini italiane. La mostra, dal titolo molto indicativo (English for Foreigners ovvero Inglese per Stranieri), presenta una serie di opere inedite realizzate appositamente per questa esposizione, ed è la prima personale di Prina ospitata in un’istituzione pubblica italiana. I lavori presentati pongono l’accento sul rapporto padre/figlio e ci raccontano del viaggio verso gli Stati Uniti compiuto dal padre dell’artista, Pietro Prina, clarinettista nella banda del paese; allorquando, durante il fascismo, lasciò il Comune di Canischio in Piemonte a soli 17 anni, dopo che le Camicie Nere avevano preteso che la banda suonasse l’inno del Partito Nazionale Fascista. Pur analizzando una vicenda privata, ovvero la relazione tra l’artista e suo padre, questa mostra, probabilmente tra le più interessanti ospitate dal Madre negli ultimi anni e proprio mentre in Parlamento si discute del disegno di legge sullo ius soli, offre uno spaccato di vita comune a tanti italiani che all’inizio del secolo scorso lasciarono l’Italia per gli Stati Uniti. Non a caso infatti, Andrea Viliani nella presentazione sottolinea che tra i riferimenti di questa mostra va senz’altro elencato il  romanzo di Cesare Pavese “La luna e i falò”, libro ambientato nelle Langhe che per l’appunto narra del ritorno di Anguilla, giovane piemontese emigrato negli Stati Uniti in cerca di fortuna. Anche la storia di Anguilla, raccontata in prima persona dal protagonista, parimenti al percorso espositivo di Stephen Prina, realizzato attraverso l’analisi minuziosa della vicenda paterna, è un misto di passato e presente ed è caratterizzata da un impellente bisogno di ritrovare la propria terra e le proprie radici umane e culturali. In questo percorso espositivo infatti Stephen Prina, non a caso propone una foto  di Canischio, scattata dal fratello e qui presentata ingrandita a dismisura, quasi a voler fare da sfondo all’intera vicenda umana e artistica narrata. Inoltre la mostra dialoga, tra l’altro, con gli scritti di Franco Fortini, Samuel Taylor Coleridge e Charles Osborne. Oltre alle opere visive sono presentati anche una serie di lavori musicali in quanto Prina non solo è un artista post-concettuale ma è anche un compositore e un musicista ed ha interpretato opere di Beethoven, Schoenberg, e altri. Ultima nota, contemporaneamente alla mostra di Prina, questa estate il Museo Madre ospita anche un’ esposizione di Roberto Cuoghi, “Perla Pollina”. Di Roberto Cuoghi diremo non solo che è uno degli artisti selezionati per il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia, ma in questa sede andremo a sottolineare soprattutto la grande importanza avuta dalla figura paterna nella vicenda artistica di questo artista nato a Modena nel 1973; infatti egli, a soli ventiquattro anni, decise di cambiare drasticamente il proprio aspetto trasformandosi in quello di un uomo di mezza età, e definì il tutto come trasfigurazione nel proprio padre. “Padre, il mondo ti ha vinto giorno per giorno / come vincerà me, che ti somiglio./ Padre di magre risa, padre di cuore bruciato/padre, il più triste dei miei fratelli, padre () (da “Lettera“ di Franco Fortini).

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