Stefano Di Battista & Nicky Nicolai feat. DEA Trio at NJW 2019 – di Marina Marino

Frattamaggiore, 18.1.2019. In una fredda e piovosa sera di Gennaio, nello spazioso e accogliente Teatro De Rosa inizia il Napoli Jazz Winter 2019. Si tratta di una rassegna oramai storica, giunta alla tredicesima edizione. Il compito è affidato a Nicky Nicolai e Stefano Di Battista, coppia rodata da anni nella vita e sul lavoro, con Andrea Rea al  piano, Daniele Sorrentino al basso elettrico ed Elio Coppola alla batteria. Lo spettacolo inizia con un notevole ritardo non imputabile agli organizzatori e il pubblico napoletano, malgrado le immediate scuse di Di Battista, sa essere freddo come pochi, quando vuole. L’atmosfera si scioglie, mi accoccolo nella poltroncina rossa per lasciarmi scivolare sul tappeto di note. L’incipit è con Invitation di Bronislau Kaper, seguita da Madame Lily De Valier,  composta da Di Battista, un omaggio alla terra e all’artista con Quando di Pino Daniele, che qui assume altri colori e atmosfere, il Jazz non è solo improvvisazione. Talvolta diventa magia. Coco Chanel è un gioiello che omaggia un’artista di altro genere che adoro, tratto da un precedente progetto, ”Womanland”, dedicato all’altra metà del cielo. Da quel cielo entra Nicky Niccolai, occhiali, mezzo tacco di vernice, blusa bianca su pantaloni neri, classe e semplicità coniugate con una voce calda, avvolgente, tecnica, forza e dolcezza per interpretare TencoSe Stasera sono qui, Più sole, presentata a Sanremo da Nicky e Stefano nel 2009, Mina: E se domani, De CrescenzoAncora (“Una delle più belle canzoni italiane”). Nicky non si limita ad interpretare ma dona alle canzoni nuovi colori: credo non sia solo merito del Jazz, le sente, le fa sue e a noi, in platea, arriva. Sul palco sale, a sorpresa, un altro jazzista, Daniele Battista, undici anni da compiere, campano, che suona ‘Round Midnight di Monk ad occhi chiusi, si cimenta con la tromba anche in una digressione Reggae, non vorrebbe più scendere dal palco. Di Battista gli domanda, “Cosa Provi quando suoni?”, e lui, immediato, “Felicità”. Ho una gran voglia di abbracciarlo: jeans, ciuffo sulla fronte, occhiali azzurri, seconda media e un talento che rasenta il genio, spero non lo bruci con la playstation. La serata, gradevole ed emozionante al contempo, volge al termine, con Volare: la musica ha poteri taumaturgici indiscutibili.  Fuori è una serata ancora fredda e piovosa, ma qualcosa mi resta dentro e quasi non me ne accorgo più. “Felicità”,mi ripeto, pensando a Daniele, “felicità”.

Foto Pietro Previti © tutti i diritti riservati 
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