Spike Lee: “BlacKkKlansman” (2018) – di Mattia “Blackjack” Chiarella

Decenni di cinematografia, insieme a notizie trapelate da stampa e televisione, ce lo hanno confermato: negli Stati Uniti si attuano da sempre misure di spionaggio e controspionaggio (sia interne che esterne al Paese) che, agli occhi dei cittadini, mirano a preservare il concetto di libertà e giustizia da sempre parte del grande “Sogno americano”. Prendiamo in esame, ad esempio, ciò che J. Edgar Hoover (il più longevo direttore del Federal Bureau of Investigation) ordinò di attuare tra il 1956 ed il 1971: il programma di controspionaggio denominato Counter Intelligence Program (COINTELPRO) che aveva come unico scopo la neutralizzazione di figure di spicco, movimenti politici e parapolitici come le Pantere Nere, i Weather Underground, il Ku Klux Klan ed il movimento per i diritti civili, tramite infiltrazione di spie governative al loro interno. Nel 2018, il regista afroamericano Shelton Jackson Lee (meglio noto al grande pubblico come Spike Lee) decide di portare sul grande schermo uno degli episodi più eclatanti di questo programma di controspionaggio, tratto dal romanzo dell’ex agente di polizia Ron Stallworth che dà il titolo alla pellicola: “BlacKkKlansman”. La trama, ad un primo impatto, potrebbe risultare quasi comica: negli anni Settanta, un’agente di polizia afroamericano della città di Colorado Springs (Stallworth, interpretato da John David Washington) decide di infiltrarsi in un’organizzazione locale affiliata al Ku Klux Klan con l’aiuto di un collega di origine ebraica (interpretato da Adam Driver, già noto al grande pubblico come Kylo Ren negli ultimi episodi del ciclo cinematografico “Guerre Stellari”) con lo scopo di raccogliere informazioni e sbeffeggiare il Klan dall’interno. “Ciò che Spike Lee omette di raccontare – precisa lo studioso di cultura afroamericana Giuseppe “u.net” Pipitone – è che la maggior parte delle azioni di controspionaggio portate avanti da Stallworth, sono state condotte contro gruppi appartenenti al “Movimento di Liberazione Nero” come parte del programma COINTELPRO. Questa operazione di “revisionismo storico” condotta dal regista dovrebbe spingere lo spettatore ad approfondire l’argomento con spirito critico, sorvolando, in parte, sul fatto che la filmografia di Lee sia da sempre ricca di brillante humor. Da un punto di vista socio-culturale, vi sono due parti della pellicola molto interessanti e pregne di significato: la prima è una chiacchierata tra Stallworth e Patrice Dumas (interpretata da Laura Harrier), presidente dell’unione studenti neri (e somigliante maledettamente ad Angela Davis). I due disquisiscono sulla figura degli afroamericani nel cinema, citando pellicole appartenenti al filone della Blaxploitation ed arrivando alla conclusione che questo movimento artistico porterà, alla lunga, a ridurre il popolo afroamericano ad una “macchietta”, esattamente come ipotizzò l’NAACP (Associazione Nazionale per la Promozione delle Persone di Colore) a fine anni Settanta. La seconda, certamente molto più impegnata, la troviamo alla fine del film: un collage di filmati amatoriali e giornalistici che ritraggono rivolte tra afroamericani e gruppi di estrema destra bianchi, accanto a discorsi incitanti recitati da leader politici molto noti nel panorama internazionale: questa seconda parte potrebbe essere, certamente, uno spunto per un’ipotetica discussione. Ovviamente sono tanti i riferimenti che rendono questo film interessante e crudo allo stesso tempo. Un altro aspetto, ad esempio, è il crescere dell’eccitazione di alcuni componenti del Klan durante la visione del film “Nascita di una Nazione” di David Wark Griffith, cosa che rende la scena ancor più spaventosa. Film da vedere assolutamente ed immancabile nella videoteca di ogni appassionato, sia di cinema che di Cultura afroamericana… ma con un’avvertenza. Il titolo di questa pellicola non deve essere confuso con un’altra dal titolo molto simile: “The Black Klansman”, per la regia di Ted V. Mikels, uscito nel 1966; storia nella quale un ragazzo di colore dalla pelle molto chiara si infiltra nel Ku Klux Klan con lo scopo di vendicare l’omicidio della figlia. Una storia molto intensa ma, certamente, ben diversa, anche se la visione è comunque molto consigliata.

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