SPETTRI: Pasionate Prog Rock di Maurizio Garatti

Il mare in tempesta, il rumore di un tuono…
Poi un riff di chitarra molto pesante, seguito dalle note cupe di un pianoforte…
Al di là della evidente citazione di un brano dei Black Sabbath, l’album degli Spettri ha un inizio davvero eclatante. Dopo questa classica apertura, l’hammond e la chitarra prendono il sopravvento guidandoci nelle terre dell’Hard Rock Prog più puro, dark quanto basta, nel quale i lamenti del sax rimandano al free jazz.
Il brano si intitola “Il Lamento dei Gabbiani” e ci introduce in un disco potente ed efficace. Nella seguente “La Nave”, il mare è più calmo, e la risacca richiama il suono del pianoforte che, come un carillon, disegna una tenue melodia subito interrotta da chitarra e batteria prontamente doppiate dal sax. Inizio corposo, con un incedere maestoso.
Poi uno stacco pianistico che riporta alla Take a Pebble di Emersoniana memoria e ai giochi funambolici dell’Hammond e del Sax, inframezzati da una chitarra elettrica vigorosa e precisa. Un brano a due facce, di pregevole fattura, con il gong e le percussioni che lo chiudono in modo perfetto.

Il terzo brano, “La Profezia”, è il cardine sul quale ruota tutta l’opera. Inizio travolgente, molto rock, con un riff di organo sul quale si innesta la chitarra elettrica, recitando frasi tipicamente anni ’70.
Da sottolineare la qualità della parte vocale, con Ugo Ponticiello che dimostra di essere a suo agio in questo territorio. Il sax fa capolino con un’intervento pregevole, seguito ancora dalla bellissima chitarra di Raffaele Ponticiello. Improvvisamente il brano cambia orizzonte. Un tuono ci introduce a una parte decisamente Folk, con un duetto chitarra acustica/flauto di rara bellezza. Poi il flauto lascia spazio al sax che guida un coro davvero suggestivo, mentre l’elettrica torna a farsi sentire, ed è un gran bel sentire, chiudendo un brano davvero spettacolare.
A questo punto abbiamo già ascoltato 21 minuti di grande musica.
Gli Spettri sono tornati, e sono in grande spolvero.
Un disco di questa qualità è un grande spot pubblicitario per un genere che sta recuperando consensi popolari, tornando ai fasti di un passato di altissimo profilo artistico.
Tutto funziona alla perfezione, e l’alchimia tra i musicisti è evidente.
Voglio citare ancora due brani  dell’album che rivelano la validità della proposta musicale della band:

“Il Delfino Bianco”, delicato intermezzo acustico con chitarra e flauto che introducono la bella voce di
Elisa Montaldo, guest star proveniente da Il Tempio delle Clessidre, che disegna una grande canzone.

La conclusiva “L’Approdo”attraverso la quale ci troviamo catapultati in pieno medioevo.
Una ballata di estrema bellezza, impreziosita dall’arpa celtica e dalla armonica di Stefano Corsi,
altra guest star proveniente dai 
Whiskey Train. Il duetto arpa/flauto è da antologia del folk medievale,
e il refrain è di quelli che non si scordano.

Grande Album!

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Gli Spettri
“2973 La Nemica dei Ricordi”
Black Widow Records 2015

Stefano Melani: Hammond Organ, Leslie GRS, Arp Odissey,Piano, Mellotron, Wurlitzer.
Raffaele Ponticiello: Guitars – Gibson, Yamaha, Ampli Marshall.
Vincenzo Ponticiello: Bass.
Mauro Sarti: Drums, Flute, Gong.
Matteo Biancalani: Sax.
Ugo Ponticiello: Vox.

BWR174

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