Spartiti: “Austerità” (2016) – di Francesca Spaccatini

Stai per cominciare ad ascoltare “Austerità” (2016) di Spartiti. “Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto. Meglio chiudere la porta; di là c’è sempre la televisione accesa. Prendi la posizione più comoda: seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato. Le sigarette a portata di mano, se fumi, il portacenere. Le parole qui sono importanti”. Ascoltale con attenzione. Prima, però, esamina l’oggetto che hai tra le mani: le abbondanti note da leggere, nell’edizione in CD o in quella in vinile. Sulla copertina, a sfondo bianco riciclato, risalta un quadrato rosso, un richiamo a quell’opera dell’avanguardia russa di quel pittore ucraino. Ah sì, Kazimir Malevič. Una roba semplice, o meglio “frugale”, con una figura inflessibile. Bene. Ora sfioralo al tatto. Ruvido. Sentito qualche brivido? Ora direi che sei pronto. Aprilo. Cerca il disco; accendi l’impianto; nutrilo. Partito? “Io sono quello che non ce la faccio. Io sono stanco anzi stanchissimo. La vita moderna ha dei ritmi e delle pretese che tenerci dietro, io non ce la faccio. Oppure no. Io sono esaurito. Ho finito, nel breve volgere di sette lustri, l’energia vitale che mi è stata concessa. Sono scarico. Sembro vivo, ma sono morto. Oppure no”.
La voce che stai ascoltando è inconfondibile: Max Collini (membro degli Offlaga Disco Pax), del tutto in armonia con le onde sonore di Jukka Reverberi (chitarrista nei Giardini di Mirò). Il testo, invece, è un estratto del libro “Bassotuba non c’è” di Paolo Nori. Inizia così “Austerità“, con un suono in loop che sembra ricordare il rimbalzello, il gioco del sasso che rimbalza sull’acqua e poi affonda. Troverai altre storie riprese da altri libri: Ti aspetto, brano tratto dal romanzo “Stanza 411” di Simona Vinci e Babbo Natale, scritto da Simone Lenzi (Virginiana Miller). Quest’ultimo in particolare narra la vicenda di un padre che, durante la vigilia di Natale del 1991, porta il figlio in una stanza spoglia e fredda della Sezione Giuseppe Di Vittorio del Partito Comunista Italiano per dirgli che Babbo Natale non esiste. “(…) lasciandogli intendere che il Sega Master System nuovo di pacca che avrebbe trovato sotto l’albero non era arrivato dal mondo dei balocchi su una slitta trainata da renne ma era il frutto di quella parte di plusvalore che la lotta di classe era riuscita a sottrarre ai padroni”. Non a caso il 1991 segna lo scioglimento del PCI. Il brano più rappresentativo del disco è l’omonima traccia Austerità.
Non si poteva mai comprare niente. I soldi servivano per due bambini da nutrire, vestire, mandare a scuola. Per tanti debiti. Non si sa con chi e perché e per l’affitto da pagare. Per il suo compleanno lo portò per la prima volta in un negozio di giocattoli. Disse: “Prendi quello che vuoi”. Lui non poteva credere che avrebbe potuto avere quello che voleva. Era contro la religione con cui era stato cresciuto fino a quel momento. Non sapeva decidersi. Lei insisteva…” La storia continua, con il tono che sembra uno spot del consumismo ammaliatore. L’austerità è quella di Enrico Berlinguer, spiegata in un discorso presso il Convegno degli intellettuali tenutosi a Roma nel 1977, intesa come mezzo per combattere una crisi non passeggera ma ormai strutturale del nostro sistema politico economico e sociale. Austerità, che significa rigore, efficienza, serietà ma soprattutto Giustizia, sta alla base di un’auspicata politica magra contro lo sperpero e lo spreco.
Vorrei poterti accompagnare alla scoperta di tutti i personaggi e i luoghi: il Compagno Gonzalo, la ragazza dal costume brillante, Vera, la Banca locale… ma questo è un’incombenza che lascerò a te. Tutto ciò che devi sapere è che Austerità” ha molte storie sonore tristi, commoventi, tragiche ma anche divertenti, ironiche e paradossali: come ad esempio Sendero Luminoso, un documento realmente edito, realizzato da Arturo Bertoldi e Max Collini, una burla al grido di “Impugniamo il machete compagni!” destinata ai partecipanti all’Assemblea Nazionale della Federazione Giovanile Comunista Italiana nel dicembre 1986 a Reggio Emilia. Come hai potuto notare qualsiasi cosa qui merita una riflessione, poiché dietro ogni traccia c’è un “supplemento pedagogico esagerato” e sotto alla particolare esperienza autobiografica degli autori, si cela qualcosa che fa parte della storia di tutti noi. Grazie Jukka Reverberi per aver saputo accompagnare i testi in modo calzante, senza sovrastarli e senza passare inosservato. Grazie Max Collini per gli spunti, gli omaggi e la simpatia.

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