“Southern Story” – di Maurizio Fierro

All’inizio degli anni Settanta, negli stati americani del sud, un gruppo di rock band prosegue la tradizione del rock and roll innervandola con elementi blues e country con lo scopo di creare un nuovo stile musicale che interpreti un rinnovato orgoglio sudista. Utilizzando potenti sezioni ritmiche e sfoggiando tempestosi assoli chitarristici, lo spontaneismo di queste rock band tenta di recuperare l’orgoglio per i valori della propria terra ponendosi una domanda: “Chi è, oggi, l’uomo bianco del sud?” È una ricerca identitaria che affonda le radici nella cosiddetta cultura dixie, quella degli stati che si trovano al di sotto della linea Mason-Dixon, dal nome dell’astronomo e dell’agrimensore, entrambi inglesi che, risolvendo nel 1763 una disputa di confine fra la colonia della Pennsylvania e quella del Maryland, tracciano la linea che, successivamente, separa gli stati liberi da quelli schiavisti. Al di là di stereotipi e folclorismi, dalle particolari cadenze dialettali al fanatismo religioso degli hillbillies della “Bibbia belt”, dalla stagione della caccia all’alligatore nella Lousiana a quella dei pesci gatto nell’Oklahoma, quella degli stati meridionali è una cultura che affonda le radici nei primi insediamenti dei coloni inglesi, nell’influenza del puritanesimo sulla Chiesa Evangelica Battista – quella che può considerarsi la religione del sud, con il primato della Bibbia e in particolare degli scritti di san Paolo – nelle differenze fra la ruralità montana e quella collinare e, soprattutto, nella presenza degli schiavi provenienti dall’Africa e impiegati nelle piantagioni di cotone. Il giornalista Wilbur Joseph Cash, nel suo “The Mind of the South”, inizialmente pubblicato nel 1929 in forma di articolo sulla rivista “American Mercury”, poi ampliato nell’omonimo libro del 1941, cerca di connotare i tratti salienti del “white american southern man”, da lui riassunto nella locuzione “Hell of a fellow”, l’inferno di un uomo, che richiama le atmosfere cupe del southern gothic. Un maschio indipendente, scrive Cash, con un alto senso dell’onore, cavaliere e protettivo nei confronti dell’altro sesso, gran lavoratore, sempre pronto alle sfide e incline alla violenza. Un autentico cowboy, quindi, un pistolero di frontiera rude e tutto d’un pezzo, così come viene evocato in alcune copertine dei gruppi sudisti: da “No guts..no Glory”, dei Molly Hatchet, a “Point Blank”, dell’omonimo gruppo texano, che presenta in copertina un minaccioso fucile a pompa… ma quello descritto da Cash è anche un uomo segnato da una vita stretta fra solitudine e disperazione, dolore e sventura, su cui aleggiano i demoni faulkneriani. Un uomo che, ora, avendo attraversato l’era delle battaglie per i diritti civili delle minoranze di colore, cerca di riconciliarsi col proprio passato prendendo le distanze dall’aura razzista gravata dal simbolismo estremista del Ku Klux Klan che ha avvolto per anni gli Stati Confederati e che ancora aleggia in quelle lande. Una strada in salita, certo… ma è la via che cercano di percorrere i gruppi southern che appoggiano la campagna elettorale per il Partito Democratico del governatore della Georgia Jimmy Carter, anche attraverso eventi musicali destinati alla raccolta fondi, come nel caso del “Sunshine Jam”, presso il Gator Bowl, a Jacksonville, dove si esibiscono Lynyrd Skynyrd, Outlaws, 38 Special e Charlie Daniels Band. Phil Walden, cofondatore insieme al fratello minore della Capricorn Records, grazie ai concerti degli Allman Brothers Band e dei Marshall Tucker Band, riesce a raccogliere quasi 600.000 dollari per la campagna presidenziale. Tuttavia, anche se le band sostengono la candidatura di Jimmy Carter dimostrando tendenze politiche liberali e riformiste, molti loro corregionali non condividono le stesse opinioni politiche, appoggiando il candidato repubblicano Gerald Ford. Mentre i rocker del sud cercano di rappresentare l’ideale del maschio bianco nell’era post diritti civili, coniugando l’orgoglio del patrimonio culturale dixie con prospettive antirazziali e progressiste, il tradizionalista maschio bianco rimane ancorato ai retaggi di una visione antiliberale e razzista… e se la presenza in molti concerti della Stars and Bars – la bandiera del periodo schiavista, successivamente triste emblema “white supremacist” – viene percepita come un segnale di ambiguità. Per le band simboleggia la tensione nel coniugare la visione progressista con l’orgoglio per le radici sudiste purgati dalle derive razziste. Uno sforzo politico e culturale, quindi, perché le lunghe battaglie per i diritti civili delle minoranze di colore hanno costretto molti dixie man con un forte senso delle tradizioni e dell’orgoglio regionale a riesaminare cosa significasse essere un uomo del sud. Il southern rock diventa allora una sorta di risposta socio-culturale, e le band danno voce a tutto ciò abbracciando la causa del movimento per i diritti civili e rifiutando i tradizionali punti di vista razzisti. Un nuovo orgoglio sudista, confermato dalla presenza di musicisti di colore nei gruppi rock: da Jai Johanny Johanson degli Allman Bros, a TK Lively dei Wet Willie, fino a Lamar Williams dei Lynyrd Skynyrd. La dimensione comunitaria che avvolge l’esperienza artistica del gruppo simbolo del southern rock, gli Allman Brothers Band, ne è un plastico esempio. La casa al 2321 di Vineville Avenue, a Macon, affittata nel 1970 dalla moglie di Berry Oakley, diviene il centro creativo e sociale della band. Il bassista e sua moglie sono presto raggiunti da Gregg Allman e dalla sua ragazza e, da quel momento, l’abitazione, oggi un museo, diviene la residenza principale dei membri della band, con bambini, mogli e amici a condividere la quotidianità. Percepiti come hippy, i membri degli Allman Brothers Band, come quelli dei Lynyrd Skynyrd, incontrano sovente l’intolleranza del sud conservatore, fino al punto di essere aggrediti e molestati e, le canzoni dedicate a Martin Luther King (da quella dei Black Oak Arkansas, You Can’t Keep a Good Man Down, dall’album “Ten Years Overnight Success”, a quella di Duane e Gregg Allman, God Rest His Soul, dall’album “Duane & Gregg Allman), così come quelle che affrontano le piaghe sociali dell’epoca, non fanno che esprimere la ribellione nei confronti di quel conservatorismo bianco che affonda le radici nella reazione al programma per i diritti civili dei neri del grande emancipatore Abramo Lincoln. Esemplari, in tal senso, due canzoni dei Lynyrd Skynyrd: Things going on (da “Pronounced ‘Leh-‘nérd ‘Skin-‘nérd”) che deride e critica un governo che preferisce mandare un uomo sulla luna piuttosto che sfamare i suoi poveri, e Saturday Night Special (da “Nuthin‘ Fancy”) che, prendendo le distanze da uno dei temi sacri di ogni visione conservatrice, la vendita incontrollata delle armi, invita a gettarle in fondo al mare. Un discorso a parte merita la controversa hit Sweet Home Alabama. Nata come risposta alla provocatoria Southern Man di Neil Young, che castiga il Sud per la sua impronta razzista, è stata spesso interpretata come un appoggio al governatore dell’Alabama George Wallace, celebre per le sue posizioni segregazioniste, mentre in realtà esprime una decisa critica attraverso il significativo “Boo!, boo!” con il quale le coriste lo sbeffeggiano dopo la strofa “A Birmingham amano il governatore”. Questa interpretazione, mai del tutto condivisa dai critici, sarà più volte confermata dal produttore Al Kooper, da Ronnie Van Zant e dal batterista Artimus Pyle. Dal punto di vista strettamente musicale, il southern rock varia da un sound caratterizzato da indiavolati assoli chitarristici (due, tre, a volte anche quattro le chitarre presenti nelle band) supportate dal lavoro di potenti sezioni ritmiche – paradigmatiche Free Byrd dei Lynyrd Skynyrd di Gary Rossington e Allen Collins, dedicata a Duane Allman, e Green Grass and High Tide degli Outlaws di Hughie Thomasson, Henry Paul e Billy Jones – a un sound con un’impronta più western swing, come nel caso della Marshall Tucker Band, fino alle melodie in chiave R&B dei Wet Willie e degli Atlanta Rhythm Section, e alla fusion di jazz, rock e funky dei Sea Level del tastierista Chuck Leavell. Capitolo a parte è quello degli Allman Brothers Band, un sestetto caratterizzato dal genio creativo del chitarrista Duane Allman, capace di rivisitare il blues nero declinandolo in un lessico decisamente innovativo. Supportato dal secondo chitarrista Richard “Dickey” Betts, dalle tastiere e dalla voce del fratello Gregg e dalla potenza di una sezione ritmica garantita da Jaimoe, da Claude “Butch Trucks” Hudson e da Raymond Berry Oakley. Duane e gli Allman firmano tre storici album per la Capricorn, che hanno il punto di massimo splendore nel doppio dal vivo al Fillmore East, un 33 giri che li consacra come una delle band più influenti del rock americano. Come spesso avviene nel southern gothic però, la sventura incombe, e la dea bendata ripone la cornucopia dell’abbondanza e decide per una di quelle cose che “non avvengono né sempre né per lo più”, come scrive Aristotele. Colpisce proprio a Macon, città simbolo di tutto il movimento, sede della Capricorn Records, fondata nel 1969 come sussidiaria della Atlantic Records, e diventata la casa discografica custode del southern rock, concentrata sulla produzione di talenti musicali del sud, similmente a quanto fanno Stax Records a Detroit e Stax Records a Memphis. Mentre gli Allman Bros. cercano di riprendersi dallo shock del successo, il loro modello viene intanto imitato da una schiera di band minori, dai Mama’s Pride di St Louis ai Grinderswitch di Jacksonville. È questo il momento di massimo splendore del southern rock, coincidente con la prima ondata degli anni Settanta. Le tragiche e note vicende di Allman Bros e Lynyrd Skynyrd alla fine di un sogno e, con esso, la dissoluzione dello spontaneismo pioneristico che ha caratterizzato fin qui il movimento. Con la seconda ondata, infatti, il southern rock si impoverisce in un esercizio di maniera di stampo routinario, indirizzato verso il facile consumo, come testimonia l’involuzione artistica dei 38 Special del cantante Donnie Van Zant, fratello di Ronnie, e dei chitarristi Don Barnes e Jeff Carlisi. La mala pianta del razzismo non si estirpa, Jimmy Carter non viene rieletto, il Sud diventa sempre più conservatore nell’epoca dell’edonismo reaganiano, e il sogno identitario di un nuovo dixie man si scioglie sotto il cielo blu dell’Alabama.

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