Sotto il vestito niente – di Irene Spagnuolo

Nulla di veramente hard, intendiamoci. Francamente non amo stupire ma questa devo raccontarvela. Che la cinquantenne senza mutande non è la Belen di turno sul palco dell’Ariston, è una signora come noi, fuori di scena e nel bel mezzo di una vita talvolta molto ordinaria. Forse si solleveranno i pruriti di tutti i tempi ma, vi assicuro, non è proprio questo il punto. Lei, la cinquantenne che celebra la svolta anagrafica liberandosi di un pezzo di biancheria intima, probabilmente non è a caccia di avventure. O almeno non solo. La immagino alla ricerca di una ‘nuova’ femminilità, o intenta a difendere, strenuamente, la vecchia. E’ un modo per affermare qualcosa. Innanzi tutto a se stesse, credo. Possiamo discutere sull’utilità o sul buon gusto della scelta, d’accordo. Non possiamo però giudicare troppo in fretta. Il rapporto con il corpo, si sa, con il calendario vacilla. Questione di natura e, ogni donna che non vuole rassegnarsi o entrare serenamente nella fase che si apre, punta su qualcosa di choc, quasi a urlare un diritto, un’aspettativa, un desiderio. Questo tipo di cinquantenne, non troppo rara credetemi, convive malamente con il ricordo di una giovane beltà e con l’impedimento a miracolose pratiche estetiche. Già, la ‘povertà’ morde anche sul fronte dei delicati passaggi di vita. Bombardate come siamo dalle immagini di star forever young possiamo trovare faticoso accettare la resa a un aspetto non più fresco, sodo e smagliante. E allora c’è chi si arrampica a un sogno o meglio a un’ossessione. Quella dell’audacia. Una piccola ribellione, Un’insofferenza alla cultura che vuole la donna adulta risolta a un costume più castigato o, ancor più e peggio, a una prospettiva di emozioni ridotte. Non che abbia tutti i torti, la cinquantenne senza mutande. La dimensione sociale della maturità ha un’atmosfera poco entusiasmante, talvolta ipocritamente seriosa, qualche volta velata dalla malinconia del ridicolo. Roba che fa letteralmente accapponare la pelle se si pensa a tutti gli occhiolini che ci strizzano il mercato e la filosofia della longevità appagata e festosa. Insomma siamo un momento giovani e un momento vecchie, dipende dalle circostanze, dalle opportunità, dai piaceri di chissà chi. Forse la realtà non è mai cambiata davvero. Forse evolve solo ciò che non sta ai cicli delle primavere. Forse non c’è cinquantenne che senza mutande possa passare per ventenne, ecco tutto e, incaponirsi su un’altra ‘verità’, vuol dire infilarsi nel tunnel di una malefica illusione. Però lei ha un’anima e soffre davvero. Perché questa è la nostra epoca. Quella che ti fa temere di restare fuori se non corri a tutta velocità, se non sei adeguato e conforme. Fuori da cosa? Fuori dal modello di riferimento, più o meno. Insomma la storia, a dirla tutta, si ripete. Corsi e ricorsi, sempre loro. Ogni tempo ha avuto i suoi schemi, se mai noi abbiamo spostato un po’ la lancetta dell’orologio. Prima ‘sfiorivamo’ un paio di decenni prima. Adesso ci è concesso godere della nostra sfavillante femminilità fino appunto al mezzo secolo o oltre, per le più fortunate. Tornando a bomba sulle mutande l’aspetto più intrigante non è dunque quello dell’attrattiva. Quella, se vogliamo, una donna la manovra ancora bene anche ben coperta. Il punto è quella sorta di barriera da infrangere, quella libertà da ostentare. Un po’ lamento un po’ provocazione. Ovviamente si deve notare. Senza uno scandalo sollevato non ci sarebbe risultato. Il vestito si accorcia e la gamba si accavalla sapientemente altrimenti nessuno riuscirebbe a intravedere protesta, sfida, coraggio. Come vada a finire dopo, ovvero quale successo riscuota la nudità e quale disponibilità quella nudità dimostri, non è dato sapersi. E’ lì, sospeso nel novero delle possibilità. Eventuale, come tutte le passioni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *