Sonny Terry & Brownie McGhee: “Back to New Orleans” (1972) – di Ubaldo Scifo

Il mio approccio con il blues avvenne grazie all’ascolto di “Back to New Orleans” (1972), un vinile di Sonny Terry & Brownie McGhee, attraverso un radio-giradischi, voluminoso aggeggio molto diffuso negli anni 60 e 70. Avevo 10 anni e, oltre ai Beatles ed agli Stones, allora preferibilmente ascoltavo anche Dylan, Clapton, Led Zeppelin. Quella musica ascoltata in una sera d’estate, in un posto così lontano dal Mississipi o da Chicago,  mi stordirono. Quel Country blues, dall’anima decisamente nera che da una parte aveva influenzato il folk di Bob Dylan, dall’altra, insieme alla sua forma elettrica aveva ispirato il blues inglese di John Mayall in avanti, anche nel modo di suonare la chitarra e l’armonica. Essi debbono molto ad artisti come John Lee Hooker, Son House, Skip JamesRobert Johnson, Blind Boy Fuller, rev. Gary Davis e tanti altri.
Tornando a Terry & McGhee, diffusero quel genere di musica che oggi rappresenta il nucleo della nuova word music: una miscela di folk, blues, jazz, classica, eastern e african. Il country blues è uno stadio intermedio della mutazione del blues, fino alla confluenza di quest’ultimo nel Jazz che non ne sancisce tuttavia un definitivo assorbimento. Nasce nel momento in cui i contadini di colore affittuari di appezzamenti di terra, sfruttati e costretti a vivere in condizioni disumane, abbandonano i campi e iniziano una vita libera spostandosi lungo i binari delle ferrovie, prendendo al volo il lento treno merci. La migrazione, lo spostarsi per necessità da un posto ad un altro, diventa uno degli aspetti caratterizzanti del blues e, inevitabilmente, il treno diventa il nuovo oggetto d’attenzione e fonte d’ispirazione di questi vagabondi che saranno battezzati hobos: siccome il bluesman, per definizione, raccoglie in sé tristezza  e rassegnazione, considera questa sua vita come una sorta di viaggio, raccontato a voce bassa con aria distaccata e strafottente… un po’ con dolore un po’ con ironia“Sono tutto solo a mezzanotte e le lampade ardono basse,  poggerò la testa su un binario solitario e  lascerò che il treno delle due e diciannove faccia pace nella mia mente”
L’album doppio “Back to New Orleans” (Impulse, 1972) è una raccolta blues di Sonny Terry & Brownie McGhee che contiene 21 brani registrati in studio e dal  vivo, già separatamente registrati e pubblicati su due album“Down Home Blues” (1961) e “Blues in My Soul” (1963). Le donne, il sesso, la prigione, la morte, il diavolo e il treno: c’è tutto l’universo  del blues. Brani che li hanno resi famosi come Stranger Here, I Got a Woman, Back to New Orleans nota anche come Baby Please Don’t go (ne conosciamo versioni di ogni tipo: da quella acustica di Big Joe Williams del 1935 a quelle elettriche  di John Lee Hooker del 1952, Sam Lightnin’ Hopkins, o Muddy Waters degli anni 60 ), Fox hunt. Scene di caccia ad una volpe in cui Sonny Terry dà sfoggio della sua mostruosa tecnica: suona e imita i cani – comunicando anche l’ansia dell’animale braccato – tutto insieme. Un capolavoro di espressionismo musicale. Nelle tracce da 18 a 21 Roy Haynes suona la batteria. Una bella scorpacciata di blues acustico.

1 Let Me Be Your Big Dog. 2 Pawn Shop. 3 You Don’t Know. 4 Betty And Dupree’s Blues.
5 Back To New Orleans. 6 Stranger Here. 7 Fox Hunt. 8 I’m Prison Bound.        
9 Louise, Louise. 10 Baby, How Long. 11 Freight Train. 12 I Got A Woman.    
13 Hold Me In Your Arms. 14 The C.C. And O. Blues. 15 The Devil’s Gonna Get You.
16 Don’t You Lie To Me. 17 That’s Why I’m Walking. 18 Wrong Track. 19 Blue Feeling.    
20 House Lady. 21 I Know Better.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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