Sonny Rollins: “The Solo Album“ (1985) – di Ubaldo Scifo

L’improvvisazione nasce da una melodia elementare, due tre note che si inseguono, formano un’idea di base che si modifica e si decompone per farne posto ad un’altra. E così via, come una lunga catena, un insieme di note che formano idee o di idee che diventano note, in sequenza continua, che potrebbe essere infinita, senza un calo di tensione, un minimo cenno di esaurimento della vena creativa. Non è facile sostenere un concerto per sax tenore, da soli per un’ora, per l’esattezza 56 minuti e 4 secondi. Tutto quanto è accaduto lo si può riascoltare in “The Solo Album“ di Sonny Rollins, registrato dal vivo nello Sculpture Garden del Museum of Modern Art il 19 luglio del 1985. l’LP vinile pubblicato dalla Milestone Records, contiene questa sorta di protoplasma sonoro formato da cellule che prendono forma e dopo poco l’abbandonano, bolle di sapone che nascono, volano in aria e svaniscono dando posto ad altre. Può essere il racconto dalla vita, della strada, di frasi scambiate fra persone durante incontri brevi e frettolosi, lunghi e appassionati fra dolori o risate. ”Ciao, bella giornata”“Come stai?”“La roba era buona..”“Mi piaci baby, ti vedo ancora?”“Mi sento uno schifo…” eccetera… L’allegria, la festa, le strade delle metropoli americane, gli anni della crisi del sassofonista prima di “The  Bridge” (1), flash musicali che appaiono e scompaiono, oggetti dei giochi di prestigio di Sonny: ti sembra di ascoltare accenni a St. Thomas (2), o Valse Hot (3), o The Everywhere Calypso (4), o le più recenti Best Wishes (da “Reel Life” 1982o la travolgente Kilauea e la dolce ballad Wynton (entrambe da “Sunny Days, Starry Nights” 1984) e chissà quante altre. Qui c’è tutto il suo mondo e, a pensarci bene, potrebbe essere tutta la musica del mondo… e un solo grande spirito che la descrive. Rollins ricorda con piacere quell’esperienza anzi, ritiene “The Solo Album” come uno dei suoi migliori: “È un’interpretazione, una esternazione di sentimenti antichi del mio animo, fondamentali e profondi (…)”Sonny ha suonato con tutti: da Bird a Dizzy, a Miles a MonkMax Roach, a Clifford Brown, fino a  Trane e l’ultimo grande amico, Ornette Coleman. “Li sogno spesso. Suono anche per loro e questo mi dà un’ulteriore carica. Ho avuto dei rapporti meravigliosi”. Ha attraversato il periodo del be-bop, dell’hard bop, del free-jazz e poi però ha proseguito per il suo sentiero personale, in discesa, easy, fatto di “Giorni illuminati dal sole e  notti stellate”. Un po’ di tempo è trascorso da album densi e impegnati come “Freedom Suite” (Riverside Records 1958). Dicevamo, non è facile avventurarsi in album interamente solisti: Antony Braxton ci prova con “For Alto” (Delmark 1969) composto e suonato per sassofono contralto dallo stesso musicista. Da molti considerato una pietra miliare del jazz contemporaneo, un misto di free, musica sperimentale e avanguardia ma, non cerca assolutamente l’assenso di un ascoltatore. Per questo risulta un po’ pesante da mandare giù. John Coltrane arriva a trasformare i suoi lunghi e interminabili assoli in moti ascensionali, in catarsi, preghiere rivolte a Dio… ma Sonny Rollins nella sua performance si rivolge all’uomocoinvolge il pubblico con la potenza e l’energia del suo suono, l’ottimismo e la gioia delle sue note, l’ironia giocosa delle sue improvvisazioni. Un caldo abbraccio che avvolge chi ha avuto la fortuna di assistere a quell’evento. Recentemente l’ho visto ormai ottantenne ancora sul palco con la sua grande energia, giganteggiare, suonare in maniera instancabile e trascinarsi dietro il suo gruppo e il pubblico, come fossero lillipuziani. Sonny Rollins è rimasto uno dei pochi testimoni di un jazz pieno di voglia di vivere la cui spinta propulsiva è la libertà dell’improvvisazione.
“Il jazz è una forza della natura, è un sentimento, è un senso di liberazione, un senso di comunione con la natura, con l’assoluto, un abbandono del tuo spirito, un senso di speranza che la vita può essere migliore, che le cose possono essere migliori,  è un senso di felicità …” (Sonny Rollins)

Sonny Rollins: “The Solo Album” (Milestone Records US 1985)
A) Soloscope (Part 1) 28:15
B) Soloscope (Part 2) 27:55
Sonny Rollins: Tenor Sax.

Note: (1) “The Bridge” (RCA Victor 1962). (2) Da “Saxophone Colossus” (Prestige 1956).
(3) Da “The Next Album” (Milestone Records 1972). (4) Da “Sonnt Rollins + 4” (Prestige 1956).

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.