Sonic Youth: “Chapel Hill” (1992) – di Lorenzo Scala

Questo è un racconto per immagini, frammenti di fotografie psichiche del 1992. Questo è un racconto confusionario perché non segue un filo narrativo ma la luminosità dei pixel mentali che questi files suscitano oltre la mia corteccia cerebrale quando ci clicco sopra con il mouse del pensiero. Si apre questa cartella, dalla quale cominciano a uscire disegni che grandinano alla rinfusa tra i miei ricordi. La prima immagine è quella di un pupazzo arancione, due occhietti vivaci e un sorriso aperto color bordeaux, due cazzo di orecchiette simili a piccole antenne piazzate in cima al cranio di lana. Una “copertina iconica”, come si usa dire. L’album è “Dirty” dei Sonic Youth ed è appena uscito nel mese di luglio: io ho sedici anni e la faccia con qualche brufolo. Sono un giovane punk che si muove per l’Italia, la scuola è chiusa da poco più di un mese, pochi soldi nel portafoglio sfondato e una musicassetta appena comprata infilata nella tasca posteriore dei jeans. Sono felice. Altra immagine. Alberi. Tende. Amache e persone di ogni età e ogni estrazione sociale a campeggiare. I miei amici sono dei piccoli amanti con i quali condivido la scoperta delle droghe e del vivere in società. È il nostro primo viaggio insieme, il nostro primo viaggio senza genitori o insegnanti. Nel bosco ridiamo e brindiamo con alcolici caldi e scadenti. Osserviamo fintamente disinvolti le altre persone del campo in cerca di animali selvatici con il nostro stesso odore. Altra immagine, la poesia. La mia prima poesia non l’ho letta su un libro ma si è presentata a me in carne e ossa, sottoforma di una bellezza fuggiasca. Dopo due giorni nel bosco, alla fine di quel luglio elettrico, Lei si è fatta avanti chiedendomi se avevo della musica con me: “io e miei amici ci siamo stufati di ascoltare sempre gli stessi gruppi, hai qualcosa?”. Così ho sfilato un poco tremante e orgoglioso la cassetta dei Sonic Youth dalla mia sacca in cui tenevo solamente pochi vestiti sporchi e qualche Dylan Dog.
Il suo sorriso si è aperto come un ventaglio di versi in prosa, i suoi occhi di una bellezza imbarazzante. Minuta, la pelle color latte e due fanali in mezzo alla faccia dello stesso colore del mare quando l’acqua diventa profonda. Un abisso di luce blu a scavarmi con un cucchiaio il muscolo cardiaco. Per rompere il disagio del silenzio successivo mi ha preso per mano e mi ha chiesto: “Ho un amico che dovrebbe avere del Crack, ti va se lo cerchiamo insieme?”. L’avrei seguita senza esitare anche se mi avesse chiesto di dare fuoco alla mia scuola. Ultima immagine: un’amaca nel cuore della notte. Alla fine il tipo con il Crack non l’abbiamo trovato, probabilmente era solo una scusa, esattamente come l’audio cassetta di “Dirty”. Lei voleva conoscermi, annusarmi e toccarmi un po’. Così ha allungato la mano e mi ha preso, mi ha messo a tracolla neanche fossi una sciarpa e mi ha portato con sé. Verso sera ho cominciato a percepire l’accampamento come un multiverso vivo, un’entità consapevole a respirare come un alieno di corteccia conficcato nel nostro pianeta. La vegetazione a coprire il cielo e noi racchiusi nel nostro bozzolo a forma d’amaca. Ci baciamo e tra i dondolii mi massaggia tra le gambe. Mi sussurra porcate all’orecchio, mordicchia i miei lobi, mi bacia il collo e mi fa venire e grondaia. Luce. Apro gli occhi in una stanza grigia. Il dottore sorride vagamente imbarazzato. Sono venuto nelle mutande e non ricordo niente. “Molto interessante, di certo possiamo constatare che la parola in codice funziona!” Pausa. Sorriso. “Purtroppo il nostro tempo è finito, durante il prossimo appuntamento parleremo della seduta di ipnosi di oggi, mi raccomando, durante la settimana cerca di fare qualche attività rilassante… come ascoltare musica, ad esempio… fanno cento euro, grazie”. Uscendo dal palazzo comincio a camminare confuso ma leggero, senza rendermene conto comincio a canticchiare Chapel Hill dei Sonic Youth.

A-back in the days when the battles raged / And we thought it was nothing
A bookstore man meets the CIA and we know / Throw me a cord and plug it in
Get the cradle rocking / Ah, out with the redneck pig old men / And it’s go
The hair in the hole in my head / Too bad the scene is dead / Memories in the shadow
Back in time again / Ah, I can’t forget your terrorized face / When you cried for the shameless
Wasted life Ameri-K-K-Kan / And you smile / So why should we run when we cannot hide
And my flag is burning? / We could be wrong but that’s alright / We’ll rise again
The hair in the hole in my head / Too bad the scene is dead / Memories in the shadow
It’s back in town again / Lookin’ away it’s another day / And of course we love you
Radical man is the CIA / And we say no / We’ll round up the Durham H.C. kids
And the Char-Grill Killers / Jesse H. come into our pit / All-ages show
The hair in the hole in my head / Too bad the scene is dead
Memories in the shadow / It’s back in time again

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