Soft Machine: “Third” (1970) – di Mr.Hyde

“Third” dei Soft Machine (Columbia Records 1970) è considerato uno dei primi esempi di jazz-rock apparsi sulla scena musicale britannica, insieme a Elastic Rock” (Vertigo 1970) dei Nucleus di Ian Carr. Quest’ultimo presenta tutte le caratteristiche di un album fusion, mentre il discorso su “Third” non è così immediato: risente dell’ influenza di Stockausen, Berio, Cage e, a momenti, del minimalismo di Terry Riley. I riferimenti sono il rock progressivo e il jazz, in particolare il free-jazz. Qui a volte i temi sono ispirati dalle forme musicali tardo medioevali, a differenza di “Bitches Brew” ( Columbia 1970) di Miles Davis, altro album considerato un prototipo di questo genere, che affonda le sue radici nell’Africa nera in un ambiente sonoro funk-psichedelico. Stesso genere, ma diverso humus culturale. In “Third” sono contenute quattro lunghe suite che hanno più o meno la stessa durata, composte ognuna distintamente da Hugh Hopper (basso), Mike Ratledge (organo, pianoforte)Robert Wyatt (voce, batteria, tastiere). Al disco collaborano LynDobson (flauto,saxsoprano), NickEvans (trombone), Jimmy Hastings (flauto, clarinetto)… gente che bazzica abitualmente nella Canterbury Scene e che costituisce un’eccezionale sezione fiati, cui si aggiunge Rab Spall (violino). Avanguardia e sperimentazione all’insegna della musica elettronica, veicolate dal rock progressivo, si individuano già nella prima traccia, Faceliftche propone in maniera brusca, partendo dal rumore, il volto nuovo dei Soft Machine, artefici nel corso degli anni, di continui cambiamenti d’assetto… è una loro caratteristica, un’esigenza insita nel DNA del gruppo. Il brano è in parte dal vivo in parte registrato in studio, compresi gli effetti che caratterizzavano in quegli anni le tracce degli album di genere. Frank Zappa, tanto per fare un nome, era un mago in questo tipo di operazioni come l’overdubbing, il rallentamento o accelerazione, il loop, l’eco, il reverbero e via dicendo. Non manca anche l’uso delle reverse tracks come succedeva con Jimi Hendrix in Third Stone From The Sunil diabolico “mancino di Seattle” conosceva, fra l’altro, i Soft e Wyatt ed avevano anche suonato insieme in un paio di occasioni. In Slightly All the Time e Out-Bloody-Rageous l’ascolto è più rilassato, si aprono spazi ampi e assolati, lo sperimentalismo cede il passo alla voce acustica degli strumenti, alle frasi in session e alle lunghe improvvisazioni solistiche e alla complessa, incessante ritmica di Wyatt. Elton Dean (che suona il sax alto e il saxello, alla sua prima esperienza discografica con il Gruppo, protagonista free jazz dai ghetti neri di Johannesburg alle cantine delle Les Halles di Parigi) imprime una forte spinta verso questa direzione, e diventa tedoforo, con il suo solismo energico e brillante del nuovo discorso musicale della macchina molle”. Per finire in bellezza (non nell’ordine delle tracce nel disco) Moon in June: sarcastica, malinconica canzone a pannelli successivi, nella quale Wyatt inghiotte e risputa il pop inglese ordinato e disciplinato dei Beatles di Sgt. Peppers”, le allucinazioni di Syd Barret, l’immaginifico mondo dei quadri di  Hieronymus BoschLa purezza di San Francesco e le tentazioni di Satana, tutto dentro ad  un disperato rigurgito psichedelico. Dopo il seguente album Fourth”, nel quale si limita (o viene relegato) a suonare la batteria, Wyatt, demotivato, abbandona il gruppo. Pensandoci bene, bisogna essere proprio degli stronzi per lasciare andare via una così geniale, maledetta, allucinata mente musicale… “Cerco ancora di capire perché mi piace tanto Cecil Taylor: ha un caratteraccio, suona al pianoforte cose che per la maggior parte della gente non hanno senso, tuttavia esprime perfettamente la lotta dell’uomo contro l’impossibilità della tecnologia e del mondo, cercando di unire l’ordine al caos”. (Robert Wyatt, da un’intervista di qualche anno fa).

Tracce: Facelift – 18:45 (Hugh Hopper). Slightly All the Time – 18:12 (Mike Ratledge).
Moon in June – 19:08 (Robert Wyatt). Out-Bloody-Rageous – 19:10 (Mike Ratledge).
Musicisti: Hugh Hopper – basso. Robert Wyatt – batteria, voce, tastiere.
Mike Ratledge – organo, pianoforte. Elton Dean – sax alto, saxello. Rab Spall – violino.
Lyn Dobson – flauto, sax soprano. Nick Evans – trombone. Jimmy Hastings – flauto, clarinetto.

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