Miles Davis: “Sketches of Spain” (1960) – di Mr.Hyde

L’amicizia tra Miles Davis e Gil Evans si formò alla fine degli anni quarantaMiles frequentava la prestigiosa Juilliard School ed  era ventunenne, mentre Gil, che aveva già 35 anni, giunto a New York dal Canada, aveva preso in affitto nella 42° strada uno scantinato sempre aperto ai musicisti, dove i due cominciarono a frequentarsi. Insieme ascoltavano anche musica classica: in continua ricerca di nuovi accordi al pianoforte. Dirà Evans“Entrambi avevamo un certo suono in comune che ci portava a scegliere armonie particolari. Il contenuto, le note, venivano in seguito”. I due si ritrovano poi nel 1957, contattati da Goddard Lieberson della CBS per registrare “Miles Ahead”. Si tratta di brani di autori vari eseguiti dall’orchestra di Gil e da Miles che al flicorno interpreta le parti soliste in una lunga suite, dove ogni brano termina con un accordo che introduce il tema successivo. Solo due i brani originali, di cui uno composto da Gil Evans.
Blues For Pablo, dal sapore iberico, concepito da Gil come per creare le giuste suggestioni esaltando l’ispirazione solistica di Davis e la title-track composta da entrambi; segue The Maids Of Cadiz di Leo Delibes – compositore francese dell’Ottocento – My Ship di Kurt Weill, The Duke di Dave Brubeck, Springsville di Johnny Carisi, New Rhumba di Ahmad Jamal, The Meaning of The Blues di Worth-Troupe, Lament di J.J. Johnson e I Don’t Wanna Be Kissed di  Spina-Elliot. L’Orchestra interamente composta da fiati e sezione ritmica senza pianoforte. Miles davanti (appunto Ahead dal titolo) nel ruolo di solistaNell’aprile 1959esce Kind Of Blue che sancisce la nascita del Jazz modale, inciso con lo storico sestetto formato da Miles, Julian “Cannonball” Adderley, John Coltrane, Bill Evans, Paul Chambers e Jimmy Cobb. Album giudicato dalla critica una pietra miliare del Jazz. Fra i brani contenuti, Flamenco Sketches che all’ascolto prelude alle suggestioni create nel disco che verrà inciso lo stesso anno con Gil Evans.
“Sketches of Spain”seconda collaborazione tra i due, è il risultato di due sessioni di registrazione tra il 1959 ed il 1960L’album viene pubblicato nel ’60. Ispirato dalla musica spagnola, nasce da un’idea di Miles, dopo aver ascoltato il Concierto de Aranjuez”, per chitarra e orchestra, di Joaquín Rodrigo. Evans riscrive e amplia la parte centrale… I’Adagio. Nell’LP originale è pure inserito Will O’The Wisp, tratto dal balletto EI Amor Brujo” di Manuel De Falla e tre composizioni di EvansThe Pan Piper, Solea e Saeta. Quest’ultima rappresenta una processione molto popolare in Spagna durante la Quaresima. Il Concerto originale si svolgeva in una precisa ambientazione sonora che rimandava ai giardini del parco reale borbonico del Palazzo Barocco di Aranjuez. Più in generale la musica del “Concierto” cercava di evocare nelle intenzioni dell’Autore, il contesto culturale della società dell’epoca. Era tutto questo che affascinava Miles Davis ma, soprattutto, era la sua  potenza e la sua liricità, così diversa dal ritmo frenetico e convulso del bepop e dell’hard bop, sicuramente molto più vicino al way of life delle metropoli americane.
“Ai tempi del bebop, tutti suonavano velocissimi. Ma a me non è mai piaciuto suonare tutte quelle scale su e giù. Ho sempre cercato di suonare le note più importanti di ogni accordo, per sottolinearle. Sentivo gli altri musicisti suonare tutte quelle scale e quelle note, e mai niente che valesse la pena di ricordare“ (Miles Davis). Egli non trattava le note come gradini di queste scale percorse frettolosamente ma come idee alle quali affezionarsi, sulle quali soffermarsi, prolungandole e dilatandone il tempo fino alla rarefazione. Miles è stato un grande compositore, geniale, capace anche di stravolgere le regole del Jazz in più occasioni, inventando e reinventando, creando musica che ancora oggi è innovativa. Non è stato un virtuoso – nel senso comune del termine – del suo strumento, non gli interessava nemmeno: tuttavia il suo stile è unico, inimitabile, inconfondibile  e coinvolgente dal punto di vista emotivo a tutto tondo. La sua ricerca era orientata a creare atmosfere attraverso il suono e non solo a produrre nuovi suoniRitornando ai brani di “Sketches of Spain” composti da Gil Evans… ascoltando Solea è inevitabile pensare ai momenti tragici e cruenti della Corrida:
“La corrida non è uno sport nel senso anglosassone della parola, vale a dire non è una gara o un tentativo di gara tra un toro e un uomo. È piuttosto una tragedia; la morte del toro, che è recitata, più o meno bene, dal toro e dall’uomo insieme e in cui c’è pericolo per l’uomo ma morte sicura per l’animale”(Ernest Hemingway, Morte nel pomeriggio”, 1932).
La tromba è  un urlo, un pianto, un lamento e Miles ama questa musica perché risveglia il suo lirismo. Questo incedere drammatico e incessante è ripreso e ancor più enfatizzato in
Music for Siesta”, colonna sonora del film Siesta” di Mary Lambert del 1987 che Miles pubblicò insieme a Marcus Miller. Quest’ultimo era l’autore di tutti i brani, tranne Theme From Augustine, di Miles. Qui non si trattò di un’esecuzione per orchestra: la colonna sonora fu creata in studio con l’aggiunta di suoni ed effetti prodotti dall‘uso del sintetizzatoreIl sodalizio tra Gil e Miles termina dopo la pubblicazione di Quiet Night”, nel 1964. Una serie di registrazioni aventi come tema bossa nova e altri ritmi sudamericaniI due continuarono a frequentarsi, ci fu qualche altra collaborazione ma non pubblicarono più album insieme. Miles rimase molto legato a Gil, sia come uomo che come musicista. In un’intervista, rilasciata nel 1981 Davis definiva Evans “Il mio Favorito. Tutto ciò che fa, tutto ciò che scrive… E poi è uno dei miei migliori amici. Mi guida quando gli chiedo cosa devo fare. E’un tipo al quale si può rivolgere una simile domanda, perché risponderà ‘Non lo so’, la sua risposta preferita. Mi sta bene. È qualcuno, è una persona di classe, non ci sono parole per descrivere Mr. Evans”.

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2 pensieri riguardo “Miles Davis: “Sketches of Spain” (1960) – di Mr.Hyde

  • Novembre 24, 2014 in 10:15 am
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    Questa forza profonda,/ viva, intricata,/ questa viscera straziata che chiamiamo Spagna/ è dentro di me, non la penso, / non posso pensarla secondo la teoria con cui vogliono castrarla/ quanti in nome d’un passato dicono: gloria, punto e basta.
    Questa forza reale che chiamiamo Spagna,/ rabbiosa, sufficiente,/non è gotica-gagliega-leonese-romana,/ né araba, greca, austro-castigliana./ Ѐ iberica, terribile, santamente arcaica,/ mia materia e mia magia.
    Non posso pensarla./ Né dire se buona o cattiva/ è la Spagna, / se è triste o violenta, se bella o se uccide./ Non posso giudicarla./ Vivo in lei, lei in me trascendendo, / e così m’abisso / al suo fondo, fieramente esistendo(….).
    Fiera amante, madre amara / maledicendoti mi sfibro, ti vìolo, canto chiaro, / e questa rabbia che ti grido/ è la rabbia con cui cerco di esprimere il mio intimo, / è il mio modo di amarti/ ed è il mio modo di parlarmi senza perdonare me stesso.
    Spagna cieca, Spagna mia,/ arsa, bella, esasperante,/ vasta Spagna che cavalco, senza trovarne il confine, / Spagna che mi palpiti dentro/ e tanto più t’affermi, quanto più io ti combatto,/ e sei me senza esser mia, inconsapevole, di carne.(…).

    Gabriel Celaya (Rafael Gabriel Juan Múgica Celaya Leceta)

    Da Canti iberici
    Spagna peregrina

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