Sister Rosetta Tharpe: “la madrina del Rock’n’roll”- di Gabriele Peritore

Il fascino di un paese come gli Stati Uniti d’America è dovuto fondamentalmente all’aspetto fortemente contraddittorio che lo caratterizza; da un lato le posizioni conservatrici che cercano in tutti i modi di preservare ed esportare una scricchiolante democrazia dai toni imperialisti e dall’altro la maternità di menti fervide, in tutti i settori artistici, che con il loro genio hanno aiutato il progredire intellettuale dell’intera umanità. Una delle più clamorose contraddizioni si verifica nel 1945 quando l’aeronautica militare americana, per porre fine alla seconda guerra mondiale, sgancia due bombe atomiche in Giappone, tanto per sperimentare gli effetti della divisione nucleare sugli esseri umani; e gli effetti si palesano in tutto il loro orrore, devastanti, apocalittici oltre l’umana concezione. Sempre nello stesso anno esce Strange Things Happening Every Day, un brano di Sister Rosetta Tharpe, con effetti esplosivi anche questi, ma di una deflagrazione di talento, di coinvolgimento, di gioia, spirituale e fisica, che getterà le basi per il nuovo genere musicale, che poi negli anni cinquanta prenderà il nome di Rock and Roll. il genere che ha rivoluzionato tutta la musica del mondo ed è arrivato ai nostri giorni con il nome onnicomprensivo di Rock. Si è scavato tanto per scoprire le radici di questo universale genere e dallo studio filologico si capisce perché abbia fatto tanta presa: è il risultato di contaminazioni sonore provenienti da tutto il mondo e in particolar modo dalle varie ramificazioni del Blues afroamericano e dal folk intarsiato da venature melodiche di derivazione europea. Quando Sister Rosetta si presenta con la sua chitarra acustica elettrificata e innalza la sua voce Blues in un Gospel in grado di raggiungere la volta celeste e fa accompagnare la spiritualità della preghiera da un pianista che incalza con una base Boogie Woogie, dal ritmo sostenuto, ballabile, sensuale e materiale, si verifica il miracolo: è il brano che influenzerà i più grandi tra i musicisti che sono riconosciuti come i padri fondatori del Rock’n’Roll. Rosetta sarà soprannominata “la madrina del Rock’n’roll” e forse il termine è giusto in senso assoluto, perché lei è la madrina, ma anche la madre, è la sorgente primaria che sostiene e connette l’essenza femminile, in grado di unire cielo e terra, spirito e materia. Come indicava Paracelso, il medico alchimista del Rinascimento, la magia sta nell’individuare la linea continua nei significati dei termini Mater, Materia, Matrice. Con il suo modo dinoccolato ed estatico di suonare la chitarra, la capacità antigravitazionale della sua voce e dei suoi testi, e la concretezza del suo soundRosetta Tharpe è il quinto elemento, che può generare, come una madre, materia da materia, e innalzarla alla matrice universale. La musica è femmina, il Rock’n’roll è femmina grazie a lei… la magia è femmina, di un genere femminile che combina gli opposti. Rosetta è nata e cresciuta sempre a contatto con la musica, da una madre, predicatrice della Chiesa Evangelista, da cui ha ereditato la tensione verso il sacro e un padre cantante, di cui la storia è persa nella leggenda… ma non ha tanta importanza, forse la Musica stessa le è genitrice. Si esibisce fin dall’età di quattro anni e tutto in lei fluisce naturalmente, istintivo. La comunicazione, lo spettacolo sono nel suo DNA. Il cognome Tharpe si deve al primo matrimonio e ad un errore di registrazione all’anagrafe. Il cognome corretto del marito, infatti, era Thorpe, ma venne trasformato in Tharpe per uno sbaglio di trascrizione; lei però lo mantiene per tutta la vita, nonostante il matrimonio con il marito tiranno abbia avuto breve durata. La sua attitudine a dare scandalo, per il suo stile basato sul contaminare la musica sacra del Gospel con il Rhythm’n’blues e la musica del diavolo, la espone a critiche feroci, fin dalle prime registrazioni per la Decca Records. I brani registrati in quel periodo, però, come This Train o Rock Me sono dei successi, grazie anche all’appoggio di una grande orchestra come era abitudine fare negli anni trenta. Il sound con cui si esibisce alla chitarra in una piccola band, verrà alla luce in tutto il suo splendore soltanto qualche anno più tardi, e da lì in poi le si apriranno le porte della ribalta mondiale. I suoi canti, completati da testi originali, le permettono di scalare le classifiche fino a quando il fisico l’ha sorretta. Soltanto nel 1973 (a cinquantotto anni) ictus e diabete, ormai a stadi incurabili, pongono fine alla sua avventura musicale e terrena.

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