Simple Minds: “New Gold Dream (81-82-83-84)” – di Massimiliano Manocchia

Fresca di stampa, l’eccellente rimasterizzazione di “New Gold Dream (81-82-83-84)” è un’ottima occasione per tornare a parlare di un gruppo che per molti figli del post-punk e della new wave è oggi poco più di un guilty pleasure: ha fatto epoca e con quell’epoca è deceduto. O meglio: si è suicidato impiccandosi al cappio di quel rock da stadio boriosamente epico e (in seguito) fintamente etnico che nella seconda metà degli anni 80 aveva invaso le classifiche di tutto il mondo. E dire che nei quattro anni che vanno dal 1979 al 1982 (tolto il deliziosamente immaturo esordio), il gruppo di Glasgow fu probabilmente il primo – forse anche l’unico e senz’altro il più luminoso – faro di un possibile “rock europeo”.
Vero e proprio spartiacque in una saga che va dal sublime all’inglorioso, “New Gold Dream (81-82-83-84)”, anno di grazia 1982, rimane forse summa maxima di uno dei decenni più controversi del Novecento, indiscutibile capolavoro di perizia e perfezione estetica che porta a compimento, nella sua tanto affascinante quanto rigorosa coerenza, il percorso carico di sperimentalismi imboccato a fine ’79 con “Real To Real Cacophony”. Misero d’accordo tutti, queste nove incredibili tracce senza tempo, dagli ombrosi alternativi esistenzialisti avvolti nei loro trench grigi alle teenager con le mutandine inzuppate.
Già il successivo “Sparkle In The Rain” (1984) esibiva una tronfia muscolatura da rock palestrato (la produzione è di Steve Lillywhite e si sente; pur mantenendo viva la fiamma dell’ispirazione per almeno una buona metà dei brani, virava abbastanza bruscamente verso una solenne epicità che di lì a pochi anni avrebbe decretato la condanna di Kerr e soci. È comunque il 1985 l’anno della fama planetaria dei Simple Minds con quella Don’t You (Forget About Me) che sbanca letteralmente le classifiche del globo, inclusi i tanti bramati States, dove fino al quel momento erano pressoché sconosciuti.
Da qui in poi si potrebbe narrare una metaforica (ma neanche tanto) caduta degli Dei: con l’album “Once Upon A Time” (1985) e il relativo tour (immortalato nel doppio “Live In The City Of Lights”) i Simple Minds si trovano sulla vetta dell’Olimpo. Da cui si può solo cadere. E così accade, guarda caso, proprio sul finire del decennio che avevano contribuito a forgiare. Gli anni 90 e la prima decade del nuovo millennio consegnano il “marchio” Simple Minds all’oblio e allo scherno di un pubblico che li aveva osannati e di una critica che comunque li aveva sempre trattati con diffidenza. La Super Deluxe Edition di “New Gold Dream” è la terza del catalogo (erano infatti già uscite quelle di “Sparkle In The Rain” nel 2014 e “Once Upon A Time” nel 2015) e senza dubbio la migliore. Il cofanetto consta di ben cinque CD e un DVD (quest’ultimo contenente l’album in formato 5:1 Surround Sound, i videoclip promozionali di Promised You A Miracle e Glittering Prize assieme alle due apparizioni a Top Of The Pops relative agli stessi due brani) più un il solito elegantissimo booklet. Oltre all’album originale, rimasterizzato agli Abbey Road da Andrew Walter con la supervisione di Charlie Burchill, con poco più di 40 euro ci si porta a casa praticamente tutto ciò che di ufficiale fu pubblicato all’epoca e una messe di chicche (il quinto CD, intitolato “Alternative Mixes, Roughs And Demos”, è integralmente inedito) mai pubblicate. Di rilievo, le “Radio Sessions” CD n. 4 che contengono le apparizioni nei programmi radio di John Peel (febbraio 1982) e Kid Jensen (agosto 1982). Il secondo e il terzo CD sono consacrati rispettivamente alle “Extended Versions” e agli “Edits And B-Sides”.

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2 pensieri riguardo “Simple Minds: “New Gold Dream (81-82-83-84)” – di Massimiliano Manocchia

  • Settembre 23, 2016 in 8:18 am
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    Il disco simbolo di una generazione e probabilmente uno dei vertici di tutto il movimento new wave. A questi livelli, i Simple Minds, non sono mai piu’ arrivati.

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    • Settembre 23, 2016 in 11:23 am
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      Verissimo. Aggiungo che – purtroppo – la maggior parte dei dischi pubblicati successivamente furono talmente “inutili” e pacchiani da oscurare tutto ciò che di bello e innovativo avevano fatto fino al 1982: “Empires And Dance” e “Sons And Fascination/Sister Feelings Call” rimangono, a mio avviso, dischi magnifici, da “riscoprire”….
      Ciao Nick!

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