Simple Minds: “Acoustic” (2016)- di Danny “black” Bateman

Sarà anche una locuzione un po’ consunta e banale, ma è indubitabile che i Simple Minds stiano vivendo una sorta di seconda giovinezza. Arrivati sul baratro dell’oblio, dopo aver prodotto per quasi trent’anni dischi di imbarazzante pochezza, hanno ritrovato l’ispirazione due anni fa, con “Big Music”, full lenght pimpante e vitale, in grado di rinverdire almeno in parte i fasti della loro migliore stagione. Per battere il ferro finché è caldo e rinfocolare così un’inaspettata attenzione mediatica, Jim Kerr e soci tornano sul mercato con un greatest hits interamente acustico che non è certo una novità assoluta nel panorama musicale attuale (vengono in mente, da ultimo, i due capitoli unplugged dei rigenerati Status Quo o il live MTV dei Placebo datato 2015) ma rappresenta comunque un modo meno banale per celebrare quasi quarant’anni di (onorata) carriera. In scaletta, ci sono più o meno tutti i cavalli di battaglia della Band, dalle hit mondiali di Don’t You Forget About Me e Sanctify Yourself, ai manifesti new wave di Someone Somewhere in Summertime e New Gold Dream, fino a The American e Chelsea Girl, due grandi canzoni recuperate da un passato lontanissimo e oggetto di culto dei fans della prima ora. Il timore che queste riletture, private delle tastiere e di quel potente wall of sound che avevano i brani in origine (si pensi a Waterfront e ad Alive And Kicking) potessero apparire copie sbiadite e prive di mordente è, però, scongiurato. I nuovi arrangiamenti, la presenza di due voci femminili (Sarah Brown e, in Promised You A MiracleKT Tunstall) e i ricami di Charlie Burchill alla chitarra, restituiscono alle nostre orecchie vecchie canzoni che ora suonano diversamente, pur nel rispetto della struttura originaria e che, in taluni casi, producono sensazioni del tutto inaspettate, come nella scintillante versione di Glittering Price. Un disco per nostalgici dunque ma fatto così bene da non suscitare rimpianti in chi ascolta:
i Simple Minds sono vivi e scalcianti e “Acoustic” rappresenta il secondo piccolo passo verso una ritrovata creatività.

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