Simo:“Rise & Shine” (2017) – di Claudio Trezzani

Le note sono sette e i sentieri del rock ,dagli anni 60 ad oggi, hanno ormai esplorato in lungo e in largo le possibili declinazioni di queste. Quindi è sempre difficile trovare formazioni che stupiscano, che abbiano il talento e il coraggio di fare qualcosa, non diciamo di nuovo, ma di originale. Con un carattere e un’immaginazione tale da risultare innovativi ed entusiasmanti… ecco, il trio capitanato dal chitarrista e cantante JD Simo, i SIMO appunto, fa parte di questa elitaria categoria di artisti. Il loro terzo album, questo “Rise & Shine”, è quello della definitiva consacrazione, dopo che il precedente “Let The Love Show The Way” del 2016 li aveva proiettati all’attenzione generale con un notevole successo di pubblico e critica. Proprio durante le registrazioni del precedente album, un ottimo lavoro incentrato su un blues-rock venato di southern molto chitarristico, avvenute nella leggendaria Big House di Macon dove vissero e suonarono i fratelli Allman e la loro Band, qualcosa è successo. Se siete dei sognatori, come il sottoscritto, potete immaginare che suonare la chitarra che fu del mitico Duane Allman, sia stato come essere avvolti da una polvere magica, un’ispirazione quasi divina che ha definitivamente sbloccato il talento compositivo ed esecutivo soprattutto del leader JD. Il trio però è un tutt’uno, suona queste canzoni che spesso sfociano in stupende jam come fossero davvero negli anni della Big House, ma dando un tocco originale e moderno. Non ci sono canzoni da “radio” per attirare pubblico e anche quelle che all’apparenza sembrano strizzare l’occhio al soul alla Lenny Kravitz, come la bellissima I Want Love, sfociano poi in ritornelli dal sapore hard rock anni settanta, con la talentuosa e acida chitarra di JD Simo sempre sugli scudi. Il loro sound è psichedelia vera ma che si abbevera alla fonte del soul del blues e dell’hard rock zeppeliniano ma in maniera originale e mai scontata. Difficile affibbiargli un’etichetta di genere precisa. Ogni pezzo è diverso dall’altro e due su tutti sono l’emblema di chi sono oggi i Simo: la conclusiva I Prey, una jam lunga, lunghissima, in cui gli stili non hanno confini precisi ma convincono passando dal progressive alla psichedelia al Jazz e anche al rock più duro, con un testo di speranza in tempi bui e, soprattutto, la stupenda Light The Candle, in cui sembra che la magia assimilata dalla chitarra di “SkyDog” faccia esplodere la creatività e il talento del gruppo: sette minuti in cui i riff di Jimmy Page incontrano il sound degli Allman in una canzone dei Grateful Dead, ma in un trip mai sentito. Il talento dei tre è cristallino. JD Simo ha dedicato la sua vita alla musica, partendo dalla natia Chicago senza nulla, suonando in club fumosi e dormendo nel suo van, arrivando a Nashville, spinto solo dalla passione per questa arte magica… ecco, questo oggi è originale e rimarchevole: nessuno o quasi delle nuove generazioni fa musica così e, secondo noi, questo fa la differenza, anche quando ci si mette in sala di registrazione. Non ci sarà mai un altro Duane Allman (lungi da noi tentare paragoni blasfemi) ma musicisti come i Simo ridanno una speranza a chi pensa che la passione, la magia e il talento non si creano a tavolino, non si ingabbiano in canzoni confezionate ma nascono e basta. Questo disco suona così, come una magia nata quando tutto questo contava davvero. Buon ascolto.

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