Simonetti, Pignatelli, Morante: “Tenebre” (1982) – di Alessandro Gasparini

Il 1982 è un anno importante per il nostrano maestro del brivido Dario Argento. Infatti, dopo la parentesi puramente horror composta da “Suspiria (1977) e “Inferno (1980), con l’uscita di “Tenebreil regista romano passa nuovamente al thriller. Il suo stile dei primi anni era stato proprio focalizzato sul classico “whodunit” arricchito dall’uso della suspense e della violenza, con il marchio di fabbrica che risiede nei virtuosismi e nella fotografia tesi a stimolare il nervo ottico dello spettatore. Altra caratteristica fondamentale risiede nella scelta delle musiche, che divengono parte integrante della storia e accompagnano gli eventi dall’inizio alla fine. Per la sua trilogia animalesca, composta da “L’uccello dalle piume di Cristallo” (1970), “Il gatto a nove code” (1971) e “Quattro mosche di velluto grigio” (1971), il compito di musicare era stato affidato con successo a Ennio Morricone. Qualche anno dopo (precisamente nel 1975) la svolta stilistica che lo porta a girare Profondo rosso”, dove il thriller è contaminato dal soprannaturale, è accompagnata dalla scelta di nuovi musicisti.
Lo score, sul quale aveva inizialmente lavorato il jazzista
Giorgio Gaslini, sarà opera del promettente complesso progressive capitolino dei Goblin. Questo sodalizio sarebbe stato bissato anche per il successivo “Suspiria” (1977), e aprirà ai romani la porta delle colonne sonore cinematografiche e televisive. La formazione iniziale vede Claudio Simonetti (figlio del compositore Enrico Simonetti) alle tastiere, Massimo Morante alla chitarra, Fabio Pignatelli al basso e Walter Martino alla batteria. Pur con cambi di formazione, la band darà alla luce memorabili soundtrack per le versioni europee dei film di George A. Romero Martin” (“Wampyr” del 1977, uscita inizialmente come album “Roller” nel 1976) e di “Dawn of the Dead” (“Zombi” del 1978), ma anche per “Squadra Antimafia” (1978) e “Squadra Antigangster” (1979) di Bruno Corbucci con Tomas Milian nei panni di Nico Giraldi alias “Monnezza”.
Rilevanti ai fini di completezza anche gli album registrati con altri appellativi quali
Cherry five, per l’omonimo album del 1975, e “Reale Impero Britannico” per la colonna sonora del film “Perchè si uccidono?” (Mauro Macario 1976). Tornando a “Tenebre”, Argento opta per il ritorno dei Goblin dopo la parentesi di “Inferno” (1980) dove le musiche sono state composte da Keith Emerson. Dal canto loro i Nostri, senza il batterista dell’epoca Agostino Marangolo, si firmeranno Simonetti, Pignatelli, Morante. Simonetti farà sua anche la sezione ritmica utilizzando la drum machine e avvalendosi di Walter Martino alle percussioni. Se nel corso degli anni precedenti lo stile Goblin aveva contemplato molti generi popolari per il periodo, dal progressive al jazz rock passando per il funk e la disco music, lo score per l’ultimo lungometraggio del Maestro Dario suona decisamente fresco e innovativo. Come detto pocanzi, il film è un ritorno in grande stile al thriller puro. Le tematiche del trauma e della misoginia si mescolano in un vortice altamente angosciante, dove la fotografia luminosa e la messa in scena della violenza estrema danno luogo a sequenze paragonabili a opere pittoriche contemporanee. Ancora una volta l’accompagnamento musicale è protagonista assoluto, poiché rimarca le gesta del killer che tormenta lo scrittore Peter Neal (Anthony Franciosa) e la sua assistente Anne (Daria Nicolodi). Inoltre il cast è a dir poco da urlo per gli amanti del cinema di genere, poiché convivono sullo stesso set Giuliano Gemma, Veronica Lario, John Saxon, Ania Pieroni, Mirella D’Angelo, Eva Robin’s e John Steiner.
Il lato A inizia con il tema principale Tenebre, tripudio di drum machine, percussioni e synth. Si tratta di un brano che suona quasi allegro nel suo ostentare l’intenzione di mettere paura, parola ben distinguibile dalle note di Simonetti ma che nella sua economia generale e nell’abbinamento alle immagini è autenticamente ansiogeno. Tecnicamente parlando la traccia è a metà tra rock, elettronica e disco, dunque figlia del suo tempo e che strizza l’occhio alle produzioni coeve di artisti come Giorgio Moroder e Cerrone. Non è infatti casuale che sonorità simili saranno prese come riferimento ventuno anni dopo dai francesi Daft Punk nel loro album “Random Access Memories” (2013). Segue Gemini suddivisa in due sezioni, la prima ambient degna dei migliori Tangerine Dream e la seconda con un forte incedere scandito dal basso e dal batteria elettronica. Slow Cirkus coincide puntualmente con i momenti nei quali l’assassino ricorda gli attimi cruciali che furono il punto di non ritorno della sua follia. Un inizio rumoristico cede il passo ad una melodia infantile che sa allo stesso tempo di innocenza e perversione, qualcosa che i Nostri avevano già sperimentato in “Profondo Rosso”. La prima facciata viene chiusa dall’elegante synth pop chiamato Lesbo, brano dall’estetica spudoratamente anni 80 che sembra anticipare l’inizio di “In The Mouth Of Madness” (1995) di John Carpenter.
Il
lato B è invece aperto dalla tensione regalata da Flashing, un pezzo nel quale nessuno strumento concede tregua. Senza ombra di dubbio la scelta di inserirlo in corrispondenza di alcune delle scene più truculente è dovuta al fatto che lascia senza respiro l’ascoltatore. Musicalmente è classificabile come un’elettronica dalle tinte dark, che nel crescendo finale va quasi a lambire il nascente genere house. Da qui alla fine inizia un’ideale session in tre atti nella quale il tema principale viene riproposto in diverse varianti. In Tenebre (Reprise) il motivo viene ripreso in una versione più lenta e minimale, con l’aggiunta della chitarra acustica, mentre in Waiting Death torna sostenuto e arricchito dalla chitarra elettrica. In conclusione Jane Mirror Theme, che annovera invece due momenti separati con chitarra e tastiera protagoniste. Tanto il film quanto l’album sono considerati di culto, poiché entrambi estremamente influenti nei rispettivi ambiti. Per quanto concerne Dario Argento, gli anni 80 porteranno ancora un grande successo internazionale con i successivi “Phenomena” (1985) e “Opera” (1987), mentre i Goblin pur mantenendo il nome inizieranno un periodo caratterizzato da cambiamenti e frammentazione.
La collaborazione sarebbe continuata per “Phenomena”, con i soli Simonetti e Pignatelli, e a distanza di sedici anni per “Non ho sonno” (2000) che proprio con “Tenebre” ha molti punti di contatto. È stata una grande emozione per me ascoltare dal vivo Claudio Simonetti, e anche scambiarci due chiacchiere, a Parma nel 2019 in occasione di un concerto con il suo progetto nato nel 2014, Claudio Simonetti’s Goblin. Sempre nella città emiliana ho avuto modo di assistere e intervenire a un’intervista aperta al pubblico con Dario Argento condotta dal critico cinematografico ed editore Manlio Gomarasca. Avrei avuto il piacere di conoscere anche Daria Nicolodi, purtroppo recentemente scomparsa. Di diritto eletta a “scream queen di questo genere che tanto amo, merita senza dubbio di essere ricordata come importante attrice e artista a tutto tondo in virtù di partecipazioni cinematografiche, televisive e teatrali. Alla sua memoria voglio dedicare la scrittura e la pubblicazione di questo articolo.

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