Simone Spada: “Hotel Gagarin” (2018) – di Sonia Lippi

Avvolti da una civiltà frenetica, non ci nutriamo più di poesia e di sogni, viviamo la nostra realtà chiusi tra mura di cemento, dentro scatole di metallo con le ruote, in lavori che non amiamo ma che danno l’illusione di poter vivere. Ma cosa succede se un giorno, ricevessimo una telefonata che ci prospetta la realizzazione del sogno della nostra vita? È ciò che succede in “Hotel Gagarin” (2018) a Nicola (Giuseppe Battiston), professore di Italiano in una scuola statale, amante del cinema, al quale viene comunicato che una sua sceneggiatura è stata scelta per diventare un film. Oltre a lui, il produttore Franco Paradiso (Tommaso Ragno) in collaborazione con la truffatrice Valeria (Barbara Bobulova), recluta Elio (Claudio Amendola) di professione elettricista al quale viene proposto di fare il tecnico delle luci, Sergio (Luca Argentero) accanito fumatore d’erba in cerca di soldi che viene assunto come direttore della fotografia e Patrizia (Silvia D’amico) prostituta romana che viene scelta come attrice protagonista. Questa improbabile troupe parte per l’Armenia, ma dopo il loro arrivo scoppia una guerra che li costringerà a vivere reclusi dentro l’Hotel Gagarin, dove vengono a conoscenza di essere stati truffati da Franco Paradiso che, dopo aver incassato i soldi dei fondi europei per la produzione cinematografica, è fuggito abbandonandoli al loro destino. Dopo un iniziale sconcerto, troveranno un modo creativo e originale, non solo per passare il tempo, ma anche per essere felici. Questa prima pellicola girata come regista da Simone Spada (David di Donatello al miglior regista esordiente) è una commedia poetica, delicata ma anche divertente, che mette in luce pregi e difetti di un arte, quella cinematografica, spesso non considerata nella giusta ottica. Una trama forse non troppo originale, ma coinvolgente e deliziosamente ironica, con un ambientazione scarna ma funzionale alla storia. Bella la fotografia, con colori vividi per quanto riguarda le riprese in interna, che contrasta con il bianco e monotono paesaggio in esterna. Questo contrasto di “colori“ si riscontra anche nell’evoluzione psicologica dei personaggi, prima monotoni e piatti, rassegnati a una vita che non si sono scelti, per poi scoprire che il loro animo è molto più creativo e “colorato” di ciò che pensavano. Anche la colonna sonora, composta da Maurizio Filardo, fa da perfetta cornice alla trama. Il cast, affiatato e ben assortito, riesce a portarci nel mondo dei sogni del cinema con leggerezza e simpatia. Bravi gli attori, ognuno di loro riesce a caratterizzare il proprio personaggio in maniera spontanea e naturale, così da trasmettere emozioni che bucano lo schermo e arrivano dirette, vibranti, palpabili. “Hotel Gagarin” è un film catartico, che parla di rinascita, di fallimenti, di speranze, di amicizia e di amore. Fa riflettere il finale, poiché lascia intendere che in Italia, per alcune tipologie di persone, le prospettive di cambiamento e di vita migliore sono quasi irrealizzabili. Consigliato a coloro che amano le commedie raffinate e intrise di spunti di riflessione.

Foto di scena Andrea Miconi©tutti i diritti riservati 
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