Simon Finn al Backdoor di Castelfranco di Sotto – di Michele Faliani

26 aprile 2019. Tutti o quasi conoscono la storia di Sixto Rodriguez, quella di Bill Fay e quella di Linda Perhacs: tutti e tre musicisti di culto all’inizio degli anni 70, autori di ottimi dischi considerati seminali da molti appassionati, e poi misteriosamente spariti nel nulla per decenni… per riapparire con nuovi tour e nuovi lavori discografici grazie all’endorsement di gente come Jeff Tweedy dei Wilco (nel caso di Fay) o di Sufjan Stevens (in quello di Linda Perhacs). In pochi sanno, però, che esiste anche un certo Simon Finn che ha avuto destino simile. Nato nel Surray nel 1951 e autore di un gioiello intitolato “Pass the distance” pubblicato nel 1970, Finn diventò ben presto una piccola grande leggenda, un segreto tenuto in vita da pochissimi appassionati di quel cantautorato britannico di matrice folk che ha avuto in Nick Drake la sua punta di diamante. A renderlo un “fantasma” contribuì anche un’azienda produttrice di scarpe, che ritenne la copertina del disco troppo simile ai manifesti delle sue pubblicità, citando in giudizio la Mushroom (etichetta di “Pass the distance”) e ottenendo il sequestro di tutte le copie rimaste invendute. Simon Finn di lì a poco decise di abbandonare la musica e si trasferì in Canada, dove per anni ha vissuto occupandosi di agricoltura biologica e insegnando karate. Fino al 2008, quando David Tibet dei Current 93, uno degli appassionati di Finn e del suo disco, trovò il modo di contattarlo e scoprì che il Nostro, in realtà, non aveva mai smesso di scrivere canzoni: da lì ad aprire una serie di concerti ai Current 93 il passo fu breve, e presto si riaprirono anche le porte degli studi di registrazione. “Accidental life”, prodotto e registrato da Efrim dei Godspeed You Black Emperor, vide la luce 37 anni dopo l’esordio, e segnò il ritorno sulle scene di Simon Finn e delle sue splendide ballate folk venate di psichedelia. Qualche giorno fa Finn è stato protagonista di uno strepitoso concerto al Backdoor di Castelfranco di Sotto, uno show in solo nel quale ha ovviamente dato spazio agli episodi migliori di “Pass the distance” ma ha anche eseguito molti brani dai tre dischi pubblicati dal 2007 in poi. Canzoni grandiose come Jerusalem o Neutered air, che ci hanno letteralmente inchiodato alla sedia, fino ai due bis con Magic moments e Rich girl with no trousers, ci hanno fatto capire da dove hanno preso ispirazione alcuni nostri eroi come Robyn Hitchcock. Finn non è certo un gran chitarrista, e non ha certo doti vocali fuori dal comune; ma ogni piccolo errore” fatto sul manico della sua Rickenbaker e ogni piccola stonatura” erano deliziosamente funzionali a ciò che stavamo ascoltando. Pura sostanza, pura bellezza. Andate a scoprire – o riscoprire – questo piccolo grande genio del folk, che per le emozioni che riesce a regalare si merita di uscire definitivamente dagli stretti “confini carbonari” del suo gruppo di affezionati.

Foto e articolo di Michele Faliani © tutti i diritti riservati
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.