Sidarth Bhatia: “India Psychedelics: the story of a rocking generation” (2014) – di Govind Singh Khurana

Potremmo chiamarla Mondomania, parafrasando Simon Reynolds e il suo “Retromania” e definirla come una particolare forma di interesse e passione per artisti di paesi distanti dalla cultura anglo-americana o anche semplicemente europea; e che non ricade però nei canoni e nella definizione di World Music. Qui si affronta un terreno differente, quello in cui rock e pop di matrice occidentale, si incontrano e scontrano con la popular music di altri paesi, dando vita ad incroci spesso molto interessanti e sicuramente imprevisti. Quindi, oltre all’elettronica africana di William Oneyabor o Francis Bebey, la guitar music dei Touareg, la Psychedelic Chicha peruviana, arriva il momento di esplorare l’India con un interessante libro che mette alla luce la sua era psichedelica. Un volume interessante, anche se la copertina in stile “Nuggets” può trarre in inganno così come il titolo. Si tratta di un fenomeno davvero sotterraneo (non sempre rock o psichedelico tout court) e le uscite che coprono il periodo tra il 1962 e il 1973 sono davvero sporadiche, anche se con alcuni episodi notevoli. Ancora oggi continua ad essere maggiore l’influenza della cultura indiana sui giovani occidentali e non il contrario, in particolar modo in ambito musicale. In una società ancora tradizionalista come quella indiana, dominata da un’economia di tipo quasi socialista, le mode occidentali hanno influenzato sì la musica pop indiana delle colonne sonore e le canzoni dei film di Bollywood, ma l’elemento locale ha sempre avuto la meglio ed il rock in quanto tale è rimasto una realtà marginale, quasi clandestina, principalmente praticata da studenti nelle principali città del paese. Gli inizi degli anni 60 sono comuni a quelli di molte scene garage / beat, con il loro carico di innocenza e ingenuità; mentre negli anni 70 le sonorità si fanno più dure, quasi hard rock, e alcuni degli esempi più interessanti li possiamo trovare nella compilation “Simla Beat 70”. Il racconto è scorrevole e l’autore Sidharth Bhatia è stato uno dei primi appartenenti alla scena: non manca quindi un tocco di nostalgia, unita agli immancabili aneddoti e al racconto di difficoltà oggi inimmaginabili. Nel volume troviamo anche riferimenti a personaggi come Asha Puthili che ha avuto un breve periodo di notorietà a New York e come attrice in Italia; oppure le vicende rocambolesche ed avventurose di Biddu (cantante più vicino al mondo easy-listening) che fece davvero di tutto per poter raggiungere l’Inghilterra, dove registrò, tra gli altri, con Tony Visconti. Di tutto questo risultano poche le testimonianze in vinile originali, spesso realizzate in tirature ridotte (sia per la domanda limitata, sia per il momento di stagnazione dell’economia indiana) oggi particolarmente quotate tra i collezionisti.

“India Psychedelics: the story of a rocking generation” di Sidarth Bhatia
(Harper Collins. 156 pag – 599 rupie.)

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