Siamo tutti diversi ma… – di Cinzia Pagliara

Far parte di una minoranza non è quasi mai una scelta. Capita. Stare dalla parte di una minoranza è sempre una scelta, invece. In genere è una scelta condizionata dal desiderio di “apparire“ socialmente corretti, alternativi e mentalmente liberi. Si sta dalla parte di una minoranza ma, in genere, si tratta della minoranza che più conviene: una minoranza approvata a maggioranza. Così si sta dalla parte di alcune minoranze religiose (e che impeto, nel difendere la loro libertà di fede) ma non mi è mai capitato – e in verità capisco perfettamente perché – di incontrare difensori dei Testimoni di Geova (minoranza scansata a maggioranza). Ovviamente si sta (parlo dei liberi intellettuali della sinistra progressista) dalla parte degli omosessuali, però a nessun maschio etero della stessa sinistra progressista e liberale (a nessun maschio progressista in genere, direi) piace che si scherzi sulla “sua” sessualità (minoranza temuta a maggioranza). Poi ci sono le minoranze ignorate a maggioranza, tranne che in occasioni molto particolari, quelle che non fanno “In” e quindi restano “Out”. Sono minoranze legate al pietismo e alla commiserazione. Non si deve dire ma mettono troppa tristezza in un mondo che vuole essere… leggero. Minoranze che implicano coraggio… e allora, grazie no. Una tantum va bene. La “più minore” di tutte le minoranze è quella dei disabili. Imbarazzanti anche per i più spavaldi animi temerari. Una minoranza da film semmai (volete mettere la commozione, la possibilità di sorrisi per le stravaganze di vita?) o da dibattito (volete mettere la sana e sempre efficace retorica?)… ma da vita no. NO GRAZIE. La vita la lasciamo a loro, e alla minoranza allargata delle loro famiglie. Certo, capita di sentirne parlare: in occasione di giornate dedicate alle malattia o per le maratone Telethon. Allora emergono dai mondi in cui vivono quasi nascosti, e vengono esposti, in nome della Ricerca. Dentro i loro occhi c’è il disagio di chi ogni giorno affronta il Nulla. Di chi deve ripresentarsi periodicamente a visite di controllo estenuanti, umilianti. Sarà abbastanza disabile in percentuale per ottenere l’accompagnamento? Saranno bravi ancora una volta a farlo guarire per spending review? In fondo è quasi normale: se i ciechi vengono ripresi mentre guidano, anche un bambino down può ottenere il miracolo, no? Perché di questo si parla sempre… Falsi invalididi quelli veri no e sono tanti. Anche se sono una minoranza. Sono quelli che devono essere tenuti per mano, interpretati nel loro parlare contorto e disarticolato, così poco divertente nella vita di ogni giorno. Sono quelli che cadono d’un tratto e si feriscono, quelli che non parlano mai e vanno avanti e indietro, quelli che chi li ama e li ha accanto – anche nell’amore tra sessi – a volte, vorrebbe urlare BASTA. Viviamo in una società ipocrita e vigliacca che allontana i problemi inventando neologismi che sono specchio della non volontà di cambiamento; non chiamateli handicappati, se non volete apparire insensibili… “diversamente abili” invece va bene: rende liberalmente progressisti e consente di avere  la coscienza a posto senza muovere un dito. Chissà se qualcuno non direttamente interessato (quanto fanno comodo i genitori eroi alla nostra società bugiarda) si muoverà mai per questa sconosciuta minoranza bistrattata, che fa tornare in mente – con le opportune modifiche lessicali – uno dei dieci comandamenti della celebre Fattoria orwelliana“Siamo tutti diversi ma qualcuno è più diverso degli altri”.

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3 pensieri riguardo “Siamo tutti diversi ma… – di Cinzia Pagliara

  • Aprile 17, 2015 in 8:43 pm
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    …Sono un ricatto vivente, uno scomodo memento mori, sono la cattiva coscienza che agita i sonni, sono un ammonimento inquietante per un’umanità convinta di aver conquistato l’immortalità comprando una bustina di integratori, mangiando crusca e yogurt, lavandosi i denti tre volte al giorno, facendosi il check-up una volta all’anno, scopando con due preservativi infilati sull’uccello… insomma quella gente normale che ogni domenica, indossata un’Adidas, corre nei parchi cittadini. Un giro in più e un’altra manciata di anni è assicurata!

    Poi arrivo io. E mentre gli rotolo davanti, con le braccia penzoloni e la testa cadente, il loro cuore accelera e anche la loro andatura. Ma la mia immagine gli resta nel cervello, imprigionata come una vespa in un bicchiere capovolto. Zzzzz… zzzz… zzz… e se capitasse a me cosa farei? Zzzzz… zzzz… come si può continuare a vivere in quelle condizioni? Zzzz… zzz… io non ci riuscirei mai. Zzzzz… zzzz… meglio un colpo di pistola! E rassicurati da questa scappatoia, alla prima curva, scattano e spariscono dietro una siepe di mortella.

    Piergiorgio Welby

    Cinzia Pagliara -che ringrazio-, le segnalo questo corto a cura di Anna Assenza. Vale il tempo che dura:

    https://www.facebook.com/dialog/share?href=https%3A%2F%2

    10204636%3Fref%3Dfb-share&app_id=19884028963&redirect_uri=http%3A%2F%2Fplayer

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    Questa, l’introduzione della regista che approfitto per ringraziare nuovamente: Giusto per spiegare il mestiere del regista, questo mestiere maledetto che nessuno vuol capire o comprendere, la massa pensa sempre che gli artisti non servano a un bel nulla, che a creare si perde tempo, che non é un lavoro remunerativo, che é un sogno da pazzi, da illusi, da imbecilli, che é un mestiere facile, basta avere una telecamera in mano…ed invece….
    fare questo film mi é costato tanto, un sacrificio che é durato 7 mesi, alla Habana (Cuba), sette lunghi mesi di: alzarsi presto la mattina, andare dall’attrice protagonista, che non era mai stata attrice e ne tantomeno ballerina, non aveva nemmeno mai visto un balletto, non aveva la piu pallida idea di cosa volesse dire lavorare per creare un’opera d’arte; vivere con lei tutto il giorno, portarla in giro per la cittá con la sua carrozzina mezza rotta, volare insieme a lei a piedi, io, che sono pure poliomelitica e cammino con l’aiuto di un bastone, mi sanguinava il piede sinistro tutti i giorni, peró chi se ne frega, lo facevo perche per me la cosa piu importante di tutte era il pubblico, gli spettatori, voi tutti, tutti quelli che lo vedranno e da questo trarre vantaggi di allegria, volevo mostrare a tutti voi come si fa a vivere lo stesso, anche se si é senza gambe e senza braccia, come si fa a rialzarsi in piedi malgrado la vita che a volte ci bastona, per far questo mestiere bisogna prima di tutto sapere cosa vuol dire amare, cosa vuol dire lottare per l’amore; ho dovuto vivere 7 mesi in un posto, Cuba, pieno di contraddizioni assurde, lottare contro il dogmatismo di sinistra pseudo rivoluzionaria, perche di rivoluzionario in quell’isola esistono solo le persone che vanno a piedi tutti i giorni, che non riescono a mangiare, a dormire decentemente, a sopravvivere, per colpa di un fottutissimo uomo tiranno, Fidel Castro Ruiz, uno che ha preso il Potere e non lo molla da piu di 50 anni; ho dovuto vivere di stenti, perche i miei pochi soldi mensili, che gentilmente il centro sociale XM24 e Gimmi Kaos mi mandavano puntualmente, 300 dollari che mi servivano per pagare l’affitto di casa ed il cibo per me e per l’attrice ed il film, la produzione, questo film;
    7 mesi di ginnastica sia fisica che mentale; i due attori giovani del film, sono stati meravigliosi, si riunivano tutti i giorni con me per lavorare a zero stipendio, perche i soldi non bastavano, 7 mesi per far uscir fuori questo per me capolavoro, e lo dico con convinzione assoluta, visto che ha girato il mondo, persino in Kagikistan, nel deserto del Sahara, in Cina, in Giappone, in Danimarca etc… solo in Italia mi hanno snobbato alla grande. All’Italia non interessano gli artisti, alle TV di Stato non frega nulla della bellezza, dei messaggi d’amore, dell’intelligenza…. che delusione questa Italia mia che mi fa star male, perche tratta i propri cittadini come fossero cose, oggetti da picchiare se si lamentano troppo…. insomma, il mestiere del regista é un mestiere duro, pieno di insidie, di ostacoli insormontabili il piu delle volte, e noi registi preferiamo mille volte mille morir di fame piuttosto che metterci a pecora e lasciar perdere…. sono felice di aver lavorato per questo mio sogno che grazie alla mia caparbietá indefessa ho potuto portare a termine con successo…. la mia amica ora sta meglio, molto meglio, finalmente ha una carrozzina elettrica sotto il culo, ed é libera di andare per le vie della cittá senza chiedere aiuto a nessuno.
    Spettatori, cercate di capire e guardateli i films di noi registi sconosciuti, perche vi amiamo alla follia, altrimenti non faremmo questo mestiere.

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    • Gennaio 4, 2018 in 9:47 pm
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      Grazie di queste bellissime parole. L’importante è non mollare, l’importante è non “finire mai nella maggioranza”. Restare pecore nere, diversamente cromatiche 😉

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  • Aprile 18, 2015 in 7:18 pm
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    Mi sento di far parte di una minoranza.
    Ma, in fin dei conti, ciascuno di noi ne fa parte.
    Basta guardarsi attorno, e rendersi conto che siamo gruppi di piccole minoranze, che si uniscono a formare gruppi di maggioranza.
    Hai ragione. Ci sono minoranze e minoranze. Quelle di comodo e quelle scomode.
    Anche in questo siamo tutti uguali. Anche qui riusciamo ad essere ipocriti

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