Shane Smith & The Saints: “Hail Mary” (2019) – di Trex Willer

Da dove poteva provenire una band famosa per le sue strepitose esibizioni se non dalla “Città della Musica Live” e cioè Austin, Texas? Shane Smith & The Saints hanno suonato per anni, con all’attivo tre dischi con questo nuovo Hail Mary” (2019– oltre Geronimo” del 2015 e “Coast” del 2012  e hanno finalmente raggiunto l’apice compositivo, grazie anche ad una produzione eccezionale e ad un suono originale ma ancorato alle radici texane della band. Country rock energico, con violini sugli scudi e una parte vocale davvero eccellente. Ecco, questi sono gli Shane Smith and The Saints, una scoperta relativamente nuova per chi non vive nel “Lone Star State”, ma ormai celebrità nella  terra dei cowboy e dei countrymen. Alle capacità musicali vanno aggiunte quelle liriche, mai banali, intense e con una connotazione religiosa che le rende davvero originali per il genere. Sin dalla partenza del disco, Heaven Knows, si capisce subito che il lido su cui siamo approdati non è  affine a quello di altri artisti che fanno del country-folk la loro casa (Mumford & Sons oppure Turnpike Troubadours); ha un appeal quasi gotico ed epico ma il tipico sapore della polvere e il classico suono dei serpenti a sonagli c’è, ed è un valore aggiunto. L’assolo che arriva poi al centro spezza la tensione come un fulmine nel deserto: partenza col botto! Al contrario, con la seconda traccia, Whirlwind, l’atmosfera si fa più spensierata, il violino e la voglia di ballare la fanno da padrone, mentre il cantato è sempre in primo piano. La voce è profonda ed espressiva dà un tono unico alle canzoni. Oklahoma City col suo incipit di violino, tastiere e voce è lento ed emozionale, poi il brano aumenta di intensità con i cori e le chitarre elettriche: luci e ombre” (l’invenzione emozionale portata nel rock da Jimmy Page), per poi tornare nella calma ed esplodere in maniera elettrica sul finale. Fa capolino anche un non so che di southern rock alla Whiskey Myers, ed è un complimento sincero, visto ormai il rango di maestri del genere. La title track è un blues rock gotico, dall’incedere maestoso, con i cori a potenziare la già bellissima voce di Shane Smithdavvero un lavoro eccellente e con il tocco perfetto del rumore delle catene in sottofondo. L’assolo, come in tanti brani del disco, è bellissimo, lacera la tensione aprendo uno spiraglio di luce, attraverso un sapore cupo e, come si diceva prima, quasi gotico. Negli States si sono fatti parecchi paragoni che hanno fatto emergere molte somiglianze e ispirazioni: non tutte azzeccate ma, considerare gli Shane Smith & The Saints un crossover fra Springsteen, Mumford e la musica del Texas è una scelta diremmo azzeccata. Ascoltatevi la splendida ballata Little Bird e capirete che il feeling è ondivago, ma sempre di qualità sopraffina. Un disco non banale, intrigante… che si conclude con The End: splendido esempio di americana, con banjo, chitarra, violini e il tipico sapore di saloon, che poi esplode in un brano solare, degna conclusione di un lavoro eccellente. Il Texas raramente delude quando si parla di band che nel circuito live fanno boom”: in Texas la gente apprezza la qualità ma anche la sincerità della musica, il sentimento che sta dietro e la passione. “Hail Mary”, che si conclude con percussioni, violino e chitarre, ha tutto questo e anche di più. Fidatevi del Texas, ancora una volta.  

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