“Sexy cadeaux sotto l’albero” – di Irene Spagnuolo

Virtù e perversione 10: “Sexy cadeaux sotto l’albero”
La sentiva, l’aria di Natale, Malena. Nelle piccole e grandi frenesie, nelle luci alle finestre, negli auguri urlati o sussurrati. La sentiva nel cuore, lei che sarebbe rimasta in raccoglimento e basta, senza feste e senza addobbi. A far poesie, come amava dire. Poesie sulla sensualità della vita, delle cose, dei momenti, delle facce. Sensualità della verità, quella nuda e sfacciata, quella che non ha altro tormento che l’urgenza. Brutale, a volte. Molto brutale. Ma per ciò stessa viva, schietta e naturale come lei. La sentiva, l’aria di Natale, Malena. Anche in quel curioso biglietto che le annunciava una visita particolare. Qualcuno l’aveva voluta come regalo. Un regalo prezioso, sottolineava l’anonimo che le aveva scritto. Aveva intuito, Malena, che non era un generoso omaggio a lei, l’incontro sarebbe stato prezioso perché avrebbe reso un qualche speciale servigio all’ospite. Ospite che forse meritava un riguardo per qualche ragione…Una ragione che non tardò a sentire, come sempre, sulla pelle fresca e profumata che si preparava all’attesa in una lunga vestaglia di voille color cipria lasciata aperta a scivolare sul corpo mozzafiato. Sarà uno di quegli uomini che gli altri invidiano per le virtuose dimensioni del fallo e che invece ne portano la pena. Sarà uno di quegli uomini scontrosi e cupi che fanno di spavalderia maschera di forza. Sarà uno di quegli uomini che non sanno dare piacere. Sarà uno di quegli uomini avidi di attenzioni e privi di gentilezza. Sarà uno di quegli uomini che vogliono castigare la poetessa per farla sentire prostitutaMalena era abituata a tuttoPure a sorridere, di quella atroce combinazione di orrori umani. Trovava l’arte del talamo sublime e se ne serviva egregiamente per le sue magnifiche suggestioni e ispirazioni. Trovava lo splendore della poesia nell’intimità selvaggia degli appuntamenti casuali. Voleva e coglieva l’attimo, Malena. Nei torbidi pensieri del bisogno e del piacere. Non erano forse già quelli versi immensi?

Peccato, peccato che molti uomini non ne cogliessero la profondità.
Peccato, peccato che molti uomini non ne abbracciassero la passione.
L’uomo dai vestiti comuni, dai tratti comuni, dalla voce comune, avrebbe usato parole pesanti come macigni. Avrebbe voluto sculacciarla. E poi baciarla. E ancora sculacciarla. Come se questo la umiliasse. La tua bocca è buona solo a baciare e a pronunciare odi soavi o sa prendere e far godere il mio bastone?” Un sottile cattivo gusto, in quella scelta. Bastone aveva tutta l’aria di essere, in effetti, grosso e duro com’era, eppure suonava come una sporca minaccia. Credeva forse d’impressionarla?
Perché non ti fai pagare? Sei una gran bella maiala. Maiala professionista”. Avrebbe stretto i denti e taciuto solo in preda agli attimi più travolgenti, il signore superdotato. Facendo di tutto per allungare i tempi, per non lasciarsi andare… ma niente. Malena era donna e femmina, vogliosa e determinata. L’avrebbe circuito in ogni modo. Fino a un amplesso forte, molto forte. Con lui che quasi cercava di sottrarsi alla stretta delle gambe di Malena e ai suoi sussulti. “Possibile che neanche il male ti fermi? Fai fatica a tenermi dentro, lo so, eppure guaisci come una cagna in calore, ti fai sbattere come una ninfomane”A Malena sarebbe scappato da ridere se non avesse avuto in testa più la frenesia di quella feroce combinazione di carne e ossessione…. Avanti. Avanti. Sui seni succhiati con foga. Tra i baci. Penetrando fino alle urla e alle unghie nella schiena. Avanti. Di sguardi roventi. Fino all’esplosione. L’orgasmo con le lacrime dell’uomo che si era castrato una vita per via di un pene che giudicava mostruoso. L’orgasmo con le lacrime di un uomo che lesse sul volto di Malena la libidine. L’uomo bussò nonostante la porta fosse aperta. Vestiti comuni, tratti comuni, voce comune e un cazzo che anche Malena trovò gradevolmente gigantesco. Si comportò esattamente come lei aveva previsto. Le stesse parole, gli stessi comportamenti, le stesse sculacciate. Malena avrebbe sfoderato tutte le sue armi, intenta ad assaporare ogni goccia dell’uomo, ogni momento, ogni emozione. Fino all’esplosione. Fino alle lacrime. Sapeva, Malena, che l’uomo aveva toccato qualche attimo di felicità. Singhiozzava sulle mammelle di Manuela, le stesse che aveva palpeggiato e slinguato furiosamente. Non voleva incrociare i suoi occhi. Malena gli accarezzò il bastone a riposo ma comunque vistosamente oltre misura e poi dolcemente si scostò un po’. Era ora. Ora che l’uomo uscisse e incominciasse la sua esistenza. Prese il diario sul quale aveva annotato la sua poesia e mentre lui si rivestiva, discosto e silenzioso, gliela lesse: Quello che spesso turba l’amore / non è ciò che hai o ciò che sei / ma ciò che non sai teneramente governareL’uomo, di spalle, si avviò alla porta. Con la mano sulla maniglia, pronto a infilare presto le scale e a sparire, rispose con la voce rotta: Malena, non so se mi hai regalato il sesso o l’amore. Comunque questo è il primo Natale che potrò ricordare”.

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