“Settembre al Borgo 2017” ricorda Fausto Mesolella- di Pietro Previti

Si è conclusa con un bagno di folla la 45esima edizione di “Settembre al Borgo” a Casertavecchia. Risale al lontano 1971 la prima edizione del festival, tanto da poter essere considerato uno dei più longevi in Italia e vero e proprio classico dello spettacolo campano d’estate. La rassegna, che mancava in cartellone da due anni, ha preso il titolo di “Suonastorie nel borgo delle chitarre“ in omaggio al compianto artista casertano Fausto Mesolella, apprezzatissimo chitarrista, compositore e storico membro della Piccola Orchestra Avion Travel. La kermesse del borgo medievale è stata inaugurata il 2 settembre nella splendida cattedrale del 1100 dal direttore artistico Casimiro Lieto: “Le serate che da qui a mercoledì si susseguiranno sono state pensate per toccare le diverse corde del cuore, come succedeva grazie all’Insanguinata di Fausto”. E’ difficile fare un resoconto conciso del festival casertano in quanto, pur omettendo  la serata iniziale svoltasi in tre diverse località limitrofe nell’ottica di promuovere tutto il territorio circostante, in soli cinque giorni ha proposto oltre 80 esibizioni di artisti dislocati in diversi punti del Borgo di Casertavecchia. Tanti i nomi che si sono succeduti sui vari palchi della manifestazione. Praticamente impossibile ricordarli tutti, così come assisterne alle esibizioni. Se a Largo Castello si sono esibiti giovani artisti e promesse, al Giardino della Cattedrale hanno trovato spazio solisti già affermati, di indubbie capacità strumentali ed ancora, gli affollati appuntamenti ospitati nei suggestivi spazi della Cattedrale, dove si sono alternati gli interventi teatrali dell’efficace Compagnia della Città – Fabbrica Wojtyla ai ricordi e testimonianze dell’amico recentemente scomparso, ad opera di artisti, tra i tanti chiamati a partecipare, quali Raiz, Antonio De Innocentis, Corrado Sfogli ed Andrea Castelfranato… fino ai momenti del commiato dell’ultima serata, affidati a Massimo Lopez e alla cantante tunisina M’Barka Ben Taleb. “Settembre al Borgo” ha proposto nella Chiesa dell’Annunziata anche un’installazione sonoro-luminosa del musicista Pietro Pirelli. Creata dall’ingegnere Gianpietro Grossi, l’Arpa di Luce è formata da un fascio di undici raggi laser che proietta nello spazio altrettante fonti sonore di diverse altezze e sonorità. Le estemporanee composizioni di Pirelli hanno affascinato e sorpreso il pubblico, cui è stata data la possibilità di intervenire per “toccare con mano” e provare personalmente l’emozione di suonare la luce grazie a questo immaginifico strumento. A chiudere la prima giornata sul palco di Piazza Vescovado si è esibita Teresa de Sio, che è andata in scena rivisitando il recente spettacolo “Teresa canta Pino”, un progetto live per promuovere un album uscito agli inizi di quest’anno in cui la cantautrice napoletana rende omaggio all’amico Pino Daniele. Sempre grintosa, Teresa De Sio parte proprio da alcuni brani del cantautore napoletano per manifestare il suo rimpianto di non aver mai collaborato discograficamente con Fausto Mesolella, malgrado i tanti incontri sul palco e l’immensa stima nei suoi confronti, tanto da chiedergli di  provare, lui per primo, proprio quella “chitarella” che l’accompagna tutt’ora sul palcoscenico. Tra suoi brani storici (Voglia ‘e turnà e Auma Aumm)  e di Pino Daniele (una splendida Chi tene ‘o mare), Teresa ripassa i momenti più belli della stagione del Neapolitan Power, approdando alla struggete ballata Lu bene mio di Matteo Salvatore, dedicata proprio alla memoria di Mesolella. L’indomani, domenica 3 settembre, si ritorna a Piazza Vescovado per un turn over di artisti. Ad aprire la serata è stato il cantautore calabrese Peppe Voltarelli, già vincitore della Targa Tenco 2016. La sua riproposizione di Qua si campa d’aria, storico brano del cantastorie Otello Profazio, è uno dei momenti “alti” del festival. A seguire Joe Barbieri, in duo con la chitarra di Oscar Montalbano, propone un set di sonorità in parte debitore dei generi manouche e bossanova che si ritrovano anche nel recente lavoro “Origami”. Intensa l’interpretazione di Normalmente, testo dedicato a Fausto Mesolella e molto sentito anche dal pubblico, chiamato da Barbieri a più riprese ad intervenire in coro alla sua esibizione. Emozionante è stata anche la presenza sul palco di Nunzia Bi e del suo gruppo: lei, cosi legata artisticamente a Fausto Mesolella, è quella che ne ha dato un ricordo più vivo e recente, avendo collaborato e cantato insieme tante volte. Visibilmente emozionata in tutti i brani che interpreta, molti a firma di Fausto, la cantante lo omaggia con Tulipani e ricorda che “quando nasce un artista come lui diventa patrimonio dell’umanità, quando un artista parte lascia un patrimonio all’umanità”Chiude la seconda serata di “Settembre al Borgo” un nome storico del rock all’italiana, cantautore raffinato, paroliere arguto e riflessivo: Eugenio Finardi, accompagnato dal talentuoso chitarrista elettrico Giovanni “Giuvazza” Maggiore. Ha un look quasi caraibico, con quel panama e la giacca di lino bianco in perfetto pendant con barba ed il codino ingrigiti. Eugenio appare per quello che è, un distinto gentleman e raffinato cantautore rock. Ricorda che “questo tempo ha colto impreparato me, uomo del nord. Stasera suono per Fausto e la sua città, suono rock, folk, fado e blues, suono per dire che Fausto Mesolella è stato un artista immenso”Il tempo passa per tutti, la sua partecipazione al Parco Lambro è solo uno sbiadito ricordo, ma la musica ed i testi di Finardi restano sempre esempi di originalità ed eleganza cui ispirarsi. Eugenio suona a lungo e non si risparmia; dedica a Fausto Mesolella Ragazze di Osaka ed offre una riuscita versione di Hallelujah di Leonard Cohen. Lunedì 4 è stata la volta di Francesco Baccini per uno spettacolo dedicato a Luigi Tenco, nell’anno del cinquantesimo anniversario della sua morte. Genovese come lui, Baccini ha già portato in giro per l’Italia nel 2011 un tour teatrale interamente dedicato alla riscoperta del cantautore. Dallo spettacolo è poi stato tratto un album, “Baccini canta Tenco”, che vince il Premio Lunezia e la Targa Tenco. Il concerto di Baccini è stata l’occasione per omaggiare anche Fausto Mesolella, con cui ha diviso tanti palchi e tanti dietro le quinte. A introdurre Baccini un “trittico” d’eccezione: il siciliano Mario Incudine, uno degli interpreti più rappresentativi della nuova world music italiana; l’apprezzato duo folk campano composto da Ilaria Graziano & Francesco Forni e la musica impegnata del calabrese Antonio PascuzzoCertamente Ron è stato  l’indiscusso protagonista della quarta giornata del festival, aperta dagli apprezzati set dei siciliani Tony Canto e Simona Sciacca che ritroverò l’indomani ad accompagnare il set “acustico” di Mannarino. Non ha bisogno di presentazioni Rosalino Cellammare, classe 1953 proprio come Fausto Mesolella, uno dei più importanti e amati cantautori italiani. Da quel Festival di Sanremo del 1970 quando, non ancora diciassettenne, conquistò il pubblico con Pa’ diglielo a Ma’, ha costruito una carriera che è un inno alla musica… ad accoglierlo l’applauso di una piazza gremita e pronta ad intonare tutti i brani dell’artista lombardo che si presenta accompagnato solo da una chitarra, che alternerà al pianoforte, per un concerto unplugged sfociato in tanti momenti di puro karaoke collettivo. Da Anima a Vorrei incontrarti tra cent’anni, che ha cantato con Nunzia Bi (Carrozza), ai vecchi e nuovi successi della sua lunga discografia, Ron non ha mai interrotto il dialogo emotivo con il suo pubblico. “E’ sempre una sfida essere solo sul palco – ha confermato Ron – senza contorni né paracaduti, ma è bello doversi impegnare per fare bene il proprio mestiere” e su Fausto Mesolella ha confidato: “Sono l’unico qui che non lo ha conosciuto a fondo. Ricordo una volta, al Roxy Bar: mi passò accanto e mi salutò sfiorandomi una spalla, non feci in tempo a rispondergli che era già sparito: ecco, oggi con voi rispondo a quel saluto: ciao, Fausto”Una lunga sequenza di appuntamenti c’è stata per l’ultima serata della rassegna, mercoledì 6. In Cattedrale, in anteprima nazionale, è stato presentato “Taxidi”, l’album postumo di Fausto Mesolella; è stato il produttore Giulio Cesare Ricci, “l’uomo del vinile” in Italia e fondatore della casa discografica Fonè, a raccontare l’ultimo viaggio musicale del cantautore casertano. Registrato tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017 nella cantina di un palazzo medievale a Certaldo Alta, in Toscana, “Taxidi” è un album intimo e passionale, un vero e proprio viaggio nell’animo puro e buono di Mesolella, cassa armonica perfetta della sua storia musicale. A seguire l’attesissimo reading che Massimo Lopez, grande amico di Fausto, ha regalato al pubblico con il sottofondo delle chitarre di Franco Mantovanelli e Ferdinando GhidelliLopez ha letto alcuni testi firmati Mesolella, per un emozionante momento pieno di “cuore”: “Avevamo dei progetti da realizzare insieme – ha raccontato – ma uno scherzo del destino non l’ha permesso: il 24 marzo sono stato ricoverato per problemi cardiaci, lui mi ha chiamato, rassicurandomi e dandomi appuntamento a presto. Il 30 io sono stato dimesso e lui è andato via. Partecipo al ‘Settembre’ col cuore, come per tutte le cose che mi piacciono: ma questa è speciale”. A M’Barka Ben Taleb, artista tunisina in Italia da molti anni e nota al grande pubblico per aver partecipato alla pellicola “Passione” di John Turturro, in cui ricantava in arabo alcuni classici della Canzone Napoletana, è stata affidato il compito di chiudere la carrellata degli ‘omaggi’ in Cattedrale. Accompagnata da Raffaele Vitiello alla chitarra, ha inteso omaggiare l’amico Fausto, riproponendo un brano di Bianca D’Aponte, giovane e sfortunata artista aversana, prematuramente scomparsa, alla cui memoria è stato istituito un premio musicale diretto proprio da Mesolella. Poco dopo le 21.40 è ritornato ad esibirsi all’ombra della cattedrale Alessandro Mannarino, per un attesissimo concerto, dopo un’estate di grandissime soddisfazioni, intitolato “Quella notte una chitarra, omaggio a Fausto Mesolella”. Quello di Alessandro è stato quindi un graditissimo ritorno, dopo l’applauditissima esibizione del 2012. Alessandro Mannarino ricorda così l’amico e compagno musicale scomparso: “Torno a Casertavecchia con un senso di rispetto e di mancanza. Fausto per me era un faro. Mi ha dato consigli, mi ha insegnato a suonare ogni brano come se fosse il primo in scaletta. Proverò a pensare che ci sia lui con me, sul palco del ‘Settembre’, magari metterò una sedia vuota per lui. Chiuderò gli occhi e mi sembrerà di sentirlo suonare. Sotto le stelle del cielo di Casertavecchia – nell’inedita versione di “Corde” (concerto per tre chitarre, con Alessandro ChimientiTony Canto e, in alcuni brani, l’accompagnamento vocale di Simona Sciacca) sono vibrate nell’aria emozioni infinite. Da Me so ‘mbriacato, ancora oggi tra le canzoni più amate del suo repertorio, a Vivere la vita e Marylou, oltre a quelli del suo ultimo disco di inediti “Apriti cielo”, il cantastorie romano è stato protagonista della grande festa e dell’annunciato bagno di folla per la serata conclusiva di “Settembre al Borgo”. Si è trattato di una manifestazione particolarmente riuscita, che ha riavvicinato il pubblico al territorio grazie ad una macchina organizzativa efficiente ed a una proposta artistica nel complesso convincente e gradita agli spettatori, complice sicuramente anche l’ingresso gratuito agli spettacoli.

Foto e articolo di Pietro Previti © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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