Sesso puro – di Irene Spagnuolo

Virtù e perversione sei: “Sesso puro”
I pensieri di Malena erano più umidi del solito. Quel giorno la corsa dei versi tra i sensi l’aveva eccitata oltre ogni misura… e poi era la sera del sesso puro. Tesa come una corda di violino eppure morbida come il burro. Sapeva che sarebbe arrivato lui, l’uomo complicato. Taciturno e complicato, duro e cerebrale. Un pozzo di scienza, dicevano di lui. Malena la sua filosofia la conosceva a memoria. Non aveva bisogno che parlasse, lo avrebbe sentito, il sesso puro. Quello che piaceva a lui, senza aggiungere altro alla animalità. La chiamava così, descrivendola con frasi che erano magia. Gli animali mordono il momento, succhiano l’occasione, abbracciano il bisogno. La capiva, Malena, la lezione del sesso puro: accoppiarsi onorando l’istinto, fino in fondo. La libertà autentica, la verità sfrenata, di questo era esperto, il professore; e Malena era la praticante perfetta. Lei e i suoi pensieri umidi non conoscevano altro che lo spirito della nuda realtà. Estremo, come i sogni proibiti. Nessun limite, nessuna convenzione. Proprio così Malena esplorava la vita. Era quello che voleva gli uomini toccassero, almeno per qualche ora: la vita senza veli. Lui non era da prendere per mano, da smascherare, da assecondare. Lui era da godere. Insieme avrebbero provato il piacere fino a farsi male o a ridere o a trasalire. Al caso. Tutto sarebbe semplicemente accaduto. Carne con carne, desiderio con desiderio. Avrebbero dato e preso il calore, per quello che è: un maledetto benedetto istinto. Lo sguardo. Sarebbe stata trafitta, dal suo sguardo. Scuro e squarciante, nella foga di possederla e di sfogare la voglia.

Taciturno e complicato, con gli occhi fondi e la barba incolta, in uno vecchio e distinto vestito grigio fumo, il professore sarebbe entrato con il passo lento ma sicuro, avrebbe passato una mano veloce nella chioma appena ingrigita e si sarebbe accomodato in poltrona: “Malena…” Un sussurro, a voce roca, di una sensualità conturbante. Non avrebbe avuto altro da aggiungere mentre lei si sarebbe sfilata con grazia la sua biancheria per mostrarsi con infoiato candore. Lui sarebbe stato ad ammirarla per qualche minuto, nell’aria ormai densa e bollente. D’un tratto, come se l’urgenza prendesse finalmente il sopravvento, avrebbe slacciato i pantaloni e tirato fuori il fallo in clamorosa erezione stringendolo saldamente con le due maniUn invito. Un invito che coglierò inginocchiandomi ai piedi della poltrona, avida e curiosa. Le scintille di pelle e testa avrebbero fatto divampare un incendio. Lo aiuterò a spogliarsi e troveremo nell’alcova la nostra essenza. Ingarbugliati e trasgressivi, servi e padroni, affamati e teneri. Sarà quel sesso che sfonda, bagna, travolge. Non ci sarà lembo di pelle che non ci leccheremo, non ci sarà bacio che non ci sbaverà la vita in bocca. Mi scoperà la testa e con quelle mani sul mio seno mi farà gridare. Carponi, montata come la panna, mi sentirò bestia feliceSorriderà, molte volte, delle mie parole sconce. “Poetessa, mi commuovi…” Avrò l’emozione, tra le gambe. Quella di accogliere, più volte, l’ardore di un uomo nella sua vergine essenza. Saremo puri, puri come il sesso. Perfino quando leggerò i pensieri umidi… 
Lingerie di raso bianco in una nuvola di profumo delicatissimo. Il diario dei pensieri umidi appena posato sul comodino e una coppa di bollicine in mano, a placare l’arsura di un tempo che non voleva scorrere. Eccoli, i passi. Il professore entra con il passo lento ma sicuro, in un vecchio distinto abito grigio fumo. Con i suoi occhi fondi, la barba incolta, i capelli appena ingrigiti, si accomoda in poltrona spalancando l’ammirazione sullo spettacolo di Malena, la poetessa dell’eros, audace di grazia e di lussuria. Lei è invaghita, impaziente, entusiasta, generosa, lasciva. Il gioco prende la piega dei pensieri umidi, un crescendo di foga e carnalità, uno scambio di languori, un confronto di furori… è sesso puro. Senza le note dei sentimenti, senza l’orrore della vergogna, senza la maschera del divertimento. Sesso fino in fondo, per godere e essere veri. Scopano perché vogliono scopare. Osceni senza freni. Belli di meraviglia e di estasi. Sporchi dei loro liquidi, appiccicati nella loro veemenza. Febbrilmente brutali, in piena serenità. Scopano. Fino in fondo, fino a godere senza ritegno. Fino a sentirsi sazi. Fino a crollare esausti. Scopano uno dentro l’altro come anime libere. 
“Malena…”
ripete alla fine il professore, con lo stesso sussurro roco che a lei quasi rispalanca le cosce. Si è rivestito, quello è il saluto. Ma è un saluto che indugia. Forse è l’unico che non può stupirsi, che vuole stare a sentirli, i pensieri umidi. Malena si accovaccia su un lato del letto, prende il diario, si bagna le labbra con la lingua e prende a leggere, con voce soave ma chiara. Dopo qualche riga fa una pausa e lo fissa. Lui si avvicina, si siede accanto a lei, la penetra con due dita e la prega di continuare. Malena legge, legge muovendosi e girando gli occhi indietro, spingendogli la mano perché entri di più. Legge e mugola di un piacere sottile e intenso. Legge, Malena, fino all’ultima parola, fino all’ultima goccia che il professore si porterà alla bocca.

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