Sergio Pennavaria: “Ho più di un amo nello stomaco” (2019) – di Maurizio Pupi Bracali

Canzoni d’amore + canzoni di mare = canzoni d’amare, se mi si passa il risaputo gioco di parole, che sono quelle contenute in “Ho più di un amo nello stomaco”, nuovo album in uscita di Sergio Pennavaria, cantautore siciliano trapiantato in Liguria già da qualche tempo. Canzoni d’amare perché è difficile resistere al fascino indiscusso di questi brani quasi equamente divisi tra ballate ritmate e apparentemente scanzonate, e suggestive lente canzoni intrise di struggente bellezza e non innamorarsene. E se tra le prime troviamo la cadenzata e deliziosa Due Parti Precise Di Me, che flirta con certo swing manouche, la divertentissima e surreale L’Amore nell’Armadio, e la “sudamericana” (si fa per dire) Un Cuore Sul Viso; nelle seconde ci emozioniamo con Nel Mondo Senza Tempo, intensa e appassionata lenta ballata che racconta una storia di migranti con rara delicatezza e senza cadere nello stereotipo della canzone apertamente politica, pur essendola molto più di molte altre dichiaratamente tali, con la breve L’Amore Invisibile che vede ospite la voce del cantautore Davide Geddo e, soprattutto, con la meravigliosa accoppiata vincente che vede contendersi la palma d’oro dell’album tra la melodiosa Rebus (con la sopraffina chitarra ospite di Finaz della Bandabardò) e l’incantevole Dove Nasce La Libertà che, al di là del titolo apparentemente “politico” è uno splendido manifesto d’amore senza confini di razza, di sesso o di età… e se la liguricità di Pennavaria traspare inconsapevole in alcuni brani (Ho Più Di Un Amo Nello Stomaco deve qualcosa a De Andrè e l’orecchiabilissima Se Potessi, Come Si Fa ha la cadenza armoniosa di ballata popolare e medioevale di certo Max Manfredi) è in Bufera che il cantautore recupera la sua sicilianità cantando nella sua lingua madre una dolcissima canzone su un amore finito. Da segnalare ancora l’italian country de Il Tappeto Volante e la conclusiva, divertente e buscaglionesca Il Palamito (per chi non lo sapesse il palamito è una lenza da pesca con diversi ami scaglionati lungo la sua lunghezza), dove si scopre attraverso le citazioni del testo che in questo caso gli ami sono le stesse canzoni presenti nell’album. Disco prevalentemente acustico, nel quale Pennavaria si circonda di molteplici e ottimi musicisti dalla strumentazione composita e variegata, con testi intelligenti e mai banali, mirabilmente prodotto (Alessandro Mazzitelli) e con una raffinata confezione in digipack che si apre in tre parti, contenente il booklet con tutti i testi e i crediti dell’album. Cosa chiedere di più?

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