Sergio Cammariere: “Per ricordarmi di Te” (2002) – di Matilde Marcuzzo

Carissima mia,
sono arrivato a Genova alle 17.00, adesso sono a sistemare l’auto di Pietro ma, ti penso sempre. Tu come stai? Trovo già difficile starti lontano. Non preoccuparti
, ci rivedremo prestissimo, intanto ti mando un bacio fortissimo e sappi che breve o lunga, la vita dedicarla voglio a te
.
Antonia guardava quella carta sbiadita dagli anni con un velo negli occhi. Quel breve messaggio era il patrimonio universale del suo tempo. Apparteneva a più di 50 anni di storia, era un pezzo della sua gioventù, un oracolo sui misteri di un bene vero, solido come la potenza del mare, leggero ed eterno come i venti perenni sulle alture dei monti. Apparteneva a Michele. Aveva 26 anni Michele, voglia di assaporare la vita e una forza infinita nelle espressioni del volto che si diramavano dappertutto e attecchivano radici tra i suoi ricci scuri. Antonia era in quella stanza buia da moltissime ore, le sue mani abbassavano e alzavano il foglio in un sorta di trance ballerino. Due vere d’oro, non una, portavano l’unico spiraglio di luce, scintillando un raggio sottile sino alla parete, vicino al quadro con la donna nuda partorita dal sole. Lo osservò. Dipinse quell’immagine in attesa di Irene, ormai quarta figlia, frutto di un’idea di famiglia che solamente gli animi e gli orgogli fieri di un’antica generazione potevano concepire. Tirò indietro la chioma ormai piena di striature d’argento, capelli d’angelo che un giorno lontano erano stati platino e che Michele aveva carezzato sempre col cuore tra le mani. Decise di stendersi sul letto che vuotato dal lato sinistro, di fianco alla finestra, occupava un’ombra stropicciata, come se ancora vi fosse lui. Le parve quasi di vederlo sorriderle come non mai e dirle…amore mio, sono io. Non era poi così difficile per Antonia, la voce di Michele, una volta udita, nessuno mai al mondo avrebbe potuto scordarla, tantomeno lei. Lei, che era stata tutta la sua vita, tutto il suo sole, tutti i suoi momenti vivi. Era sola, nervosa, disperata, senza più un suo momento. Niente era vivo in quella scatola di cemento ma, il ricordo respirava piano sul suo corpo e riprese di prepotenza il viaggio. Un viaggio della mente, di souvenirs” che, dall’altra metà del mondo, ovunque Michele ora fosse, si materializzavano sul suo soffitto e le balzavano quasi addosso, come ologrammi di granito. Poteva quasi toccarli… Antonia vide tutta un’esistenza in pochi istanti. Era lontana. Era partita anche lei, aveva fatto le valigie ed era salita sul treno dello spazio, oltre il tempo, lontana, sulle nubi di fine Agosto, quando il cielo mostrava incertezze e la sagoma di suo marito che la scrutava oltre gli scogli le restituiva sicurezze. In quelle estati giovani, colme di legami, di cene che profumavano di citronella sotto il suono delle cicale, oltre il terrazzo di una casa che Michele aveva eretto col sudore del coraggio nel domani, Antonia era avvolta e lanciava sfacciata tristezze, come sfida a quell’inverno ladro che le aveva rapito Michele. “Per ricordarmi di te, mi basta ricordarmi di me”, le aveva detto un giorno. Sempre estate, un Giugno semplice che teneva a battesimo le prime calure, un giorno d’anniversario, in cui timidamente le cinse la vita e la fece ballare. Note in Jazz, non suoni qualunque ma, vibrazioni di stoffa calabrese, proprio come loro. La voce di Sergio Cammariere rimbombava sotto tutto il gazebo allestito per la loro festa. I movimenti, ormai stanchi non avevano impedito loro di condurre la danza oltre la folla, oltre il chiacchiericcio senza importanza, oltre il verde che si estendeva sino a nord, lungo la fine del viale di casa Marzuchi. La canzone sembrò riecheggiare davvero intorno a lei. Parole particolari, testo fine e commovente targato 2002 e racchiuso nell’album “Dalla pace del mare lontano” del cantautore Crotonese che ad Antonia piaceva tanto. I suoi figli lo sapevano e avevano messo su quella canzone rimanendo a guardare i loro genitori abbracciati. Le note del pianoforte, lente e soffici, parevano sussurrarle lacrime che dalle gote si aprivano fino alle orecchie e la bocca “Per ricordarmi di te / Della tua bocca di Maggio”. Antonia strinse forte la lettera. Dal corridoio arrivavano voci sommesse e qualche lamento della sua nipotina. Dove era andato il sole estivo e l’allegria di quell’incantesimo? Un’onda gigante di sofferenza la ricoprì come una coperta di lana pesante“Ombre trafiggono il mare / Come le stelle che cadono e non si accendono più”… In quale luogo si erano appartate le stelle, le stagioni senza inquietudini, il profumo di Michele, misto a quello dei piccoli “buongiornoviola, sbocciati intorno a loro? C’era solo silenzio, sgomento e fame d’assenza. Con mezza occhiata, Antonia guardò oltre la serranda socchiusa. Il cielo era fumo, l’aria ferma. Non cadeva pioggia ma, Antonia era caduta nel passato ferendosi le mani per evitare i rovi del presente. Niente o nessuno poteva riavvolgersi come una pellicola, il tempo non dava altre occasioni… “E passa un cielo di nuvole / Mentre mi piove nell’anima / Sono stagioni che vanno lontano / E non tornano più”… Quel ballo invece stava durando un’eternità, lei lo toccava ancora suo marito, vide di nuovo quegli occhi verde oliva baciarle l’anima, tutta. In un lampo, oltre l’oscurità rimirò ancora Michele, giovane questa volta, lindo e preparato sulla via degli anni, fermo nel vicolo del loro primo incontro, davanti al posto di lavoro dove lei stava passeggiando, fresca come un giglio. Come fosse oggi, prese a guardarlo nel suo completo scuro, nuovo di sartoria, con la barba liscia e quel mento scolpito come una statua greca. Antonia era stata spensierata sino a quell’istante, indosso portava un semplice abitino di lino bianco che esaltava la sua esile figura e un filo di perle le stringeva il collo e il respiro al passaggio oltre colui che sarebbe diventato suo marito, l’uomo maturo, principe della sua ingenuità e di tutta la città. C’era vento ma Antonia si sentiva bollire. Due spiriti si erano riconosciuti nel chiarore debole del crepuscoloPerché stanotte è la mia / E devo andare lontano / Ovunque il vento mi porterà… Quella notte divenne sua, padrona di pensieri felici che battevano percussioni di sogni lontani sul suo cuore. Tornò a stessa, ritrovò il suo corpo stanco, su quel letto pieno di amori andati, girò il capo sulle lenzuola; anche quella notte era sua, teneva stretto il pensiero di Michele dentro di sé, quasi aspettando di riuscire a vedere cosa ci fosse attraverso la sua assenza, nell’aldilà dell’atmosferaVoglio vedere che c’è / Per ricordarmi di teMichele aveva iniziato il suo viaggio senza di lei, il ballo era terminato, aveva lasciato le sue mani. Antonia aveva voluto partire con lui, era salita sul treno dell’addio come lui, sperando di poterlo riabbracciare… Sono salito su un treno / Ed ho pensato che un giorno / Magari t’incontrerò… senza passare dalla fine, cancellando il suo dormire, per essere cosciente di ciò che stava sopportando…Senza passare da dove sai / Quando i miei sogni saranno / Rimasti ormai dietro di me/ Per ricordarmi di te… Cercare di vivere con chi era rimasto laggiù, trovare la forza di scendere dal vagone del dolore un giorno, perché ci voleva forza e carattere per riuscire a ingoiare ancora senza di lui…E treni senza di te / Perché ci vuole coraggio / Ci vuole molta speranzaAntonia si alzò di scatto, guardò l’orologio, erano le 17.00, il suo fidanzato era partito verso nord per il lavoro, le piacque immaginare così il tempo. Lo bloccò nei suoi pugni vuoti. Sentì i suoi figli oltre la porta attenderla in una speranza benevola di non abbandono da parte di una madre. Fece due passi, era vicina all’uscita da quella stanza buia. Antonia decise di provare a liberarsi dalle catene della tacita oscurità, stava per rivedere un po’ di luce; Michele sembrò apparire e dirle mi ricorderò sempre di te e lei trovò coraggio e uscì…Perché ci vuole coraggio / Ci vuole molta speranza / Quando l’estate cadrà in una stanza / Lontano da te

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.