Sergio Buonadonna: “Quando Palermo sognò di essere Woodstock” (2020) – di Ignazio Gulotta

Titolo quanto mai azzeccato – “Quando Palermo sognò di essere Woodstock” (Navarra Editore 2020) – questo del libro che il giornalista e critico musicale Sergio Buonadonna ha voluto dedicare al festival Palermo Pop in occasione del cinquantenario della sua prima e più gloriosa edizione. Sembrava impossibile che lì, a due passi da casa, su quel campo dove il Palermo alternava la serie B con qualche risalita in serie A, si sarebbero esibiti mostri sacri come Duke Ellington e Aretha Franklin, eroi del nuovo rock come Brian Auger, Arthur Brown, Johnny Holliday o gli Ekspetion, per non parlare di Rolling Stones e Led Zeppelin il cui ingaggio purtroppo non si concluse per un soffio. Nomi ed eventi che facevano appunto sognare e immaginare un futuro moto diverso e migliore per la Città. Ma purtroppo le cose andarono diversamente, già l’edizione del 1971 fu realizzata senza l’appoggio delle istituzioni regionali che, come spiega Buonadonna, mal tolleravano tutti quei capelloni e non ritenevano elettoralmente produttivo spendere soldi per il rock o il jazz. Quella del 1971 fu un’edizione turbolenta, il pubblico era più smaliziato e intollerante, ma illuminata da alcune grandi performance dai Black Sabbath ai Colosseum. Poi nel 1972 l’epilogo con un’edizione in tono ridotto, finita anzitempo per l’intervento delle forze dell’ordine.
Tutto questo è raccontato da Sergio Buonadonna con grande passione e competenza, del resto fu tra i collaboratori di Joe Napoli, il manager che volle, insieme a Silvana e Cecé Paladino, portare Woodstock, a cui avevano assistito l’anno prima, a Palermo. Un racconto che si intreccia con la storia politica e culturale di Palermo, città che negli anni Sessanta aveva visto il sacco edilizio e la crescita prepotente del potere mafioso ma anche una fiera attività politica antimafiosa che aveva nel giornale L’Ora uno dei suoi centri principali e una ricca scena culturale e musicale, che soprattutto nel jazz aveva visto crescere e affermarsi grandi talenti come Enzo Randisi, Gianni Cavallaro, Claudio Lo Cascio. «Intendiamoci: Palermo Pop 70 fu un trionfo. Ottantamila spettatori in una città in fondo al Vecchio Continente sembrarono una cifra impensabile. Musica e amore, canne e danza sull’erba della stadio in un’atmosfera, quella sì da isola di Wight. (…) Le emozioni furono forti, dall’arresto del cantante Arthur Brown che si spogliò in scena per una sorta di esibizione rituale ma che fu rivestito in fretta e trasferito all’Ucciardone, al fermo di Franco Trincale. Troppo esagerato il primo e troppo politico il secondo per una polizia che non perdonò nulla». L’esibizione di Trincale fu interrotta per aver intonato il ritornello “Nixon boia“.
Insomma furono quattro giorni memorabili, sia per gli straordinari eventi musicali, sia per quanto riguarda episodi di cronaca e aneddoti che costellarono la rassegna e che il libro riporta fedelmente e con dovizia di particolari anche inediti. Per la città di Palermo fu davvero una ventata che contribuì a rivoluzionare i costumi e i gusti della sua gioventù, minigonne, vestiti colorati, musica rock, spinelli e liberazione sessuale incominciarono a diffondersi, mentre il clima mite e solare faceva sentire o illudere di trovarsi in una sorta di California. Fu un sogno che durò poco, ben presto non solo il festival morì ma droghe pesanti e violenza mafiosa faranno piombare la città in uno dei periodi più bui della sua storia. Il libro di Buonadonna ha il pregio non solo di raccontare un momento importante della storia della nuova musica in Italia, momento ai più sconosciuto (ricordo che una decina di anni fa a una presentazione di un libro di Riccardo Bertoncelli, critico fondamentale per la crescita di un’intera generazione di appassionati, gli parlai del festival e lui disse di ignorarne l’esistenza e rimase sbalordito quando gli elencai alcuni nomi di partecipanti), ma di legarla strettamente alle vicende della città siciliana. Una lettura piacevole, bravissimo Buonadonna nel tratteggiare i ritratti dei protagonisti a partire da Joe Napoli, e molto interessante anche per chi non vi partecipò o e vuol conoscere aspetti inediti della complessa vita del capoluogo siciliano.

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