Sebastian Schipper: “Victoria” (2015) – di Lisa Costa

Arriva poco dalla Germania nei nostri cinema; eppure oltre le Alpi qualcosa di bello si muove e lo dimostrano quei pochi film che valicano i confini e arrivano in sparuti cinema italiani: dalla riflessione storica de “Il Labirinto del silenzio” al grottesco pieno di cuore “Vi presento Toni Erdmann” – che ha rappresentato la Germania all’ultima edizione degli Oscar. Arriva solo adesso, con ben due anni di ritardo, un film che è una bomba e che proprio dalla notte degli Oscar dello scorso anno è stato escluso per cavilli tecnici: l’inglese troppo spesso si sovrappone al tedesco in termini di minutaggio. “Victoria” è una pellicola deflagrante:per la tecnica prodigiosa di ripresa, per la struttura del film, perché i fotogrammi che compongono “Victoria” sono girati completamente in piano sequenza, cosa che crea curiosità ed euforia ad ogni accanito appassionato di cinema. Il film di Sebastian Schipper non è solo tecnica e poca sostanza: a tecnica e una struttura parecchio complesse e ben giostrate, si affianca una sceneggiatura sorprendente, per la profondità della scrittura e per sorprese che sa riservare. La pellicola è un’immersione totale nella notte berlinese, a partire dai suoi club, fino ai suoi tetti. Tutto si svolge in tempo reale e lo spettatore si trova ad affiancare ad ogni passo, ad ogni decisione Victoria: una giovane madrilena (da qualche mese nella capitale tedesca) che gestisce una caffetteria e non ha molti amici, Decide quindi di seguire (per pazzia, curiosità, e anche infatuazione) Sonne e il suo gruppo appena conosciuti in discoteca. Bevono, fumano, parlano, fanno festa, tanta. Sono giovani scavezzacollo e si comportano di conseguenza. Dal rubare in un minimarket, finiscono su un tetto a raccontarsi esperienze di vita e, infine, Sonne e Victoria finiscono nella sua caffetteria, a conoscersi ancora un po’ ed aprirsi l’una all’altro. 
Sembra la più classica delle commedie romantiche con la formula del più classico boy meets girl ; un tedesco e una spagnola, una notte per conoscersi e per stare insieme ma… con una sferzata che corrisponde al trillo del telefono tutto cambia. Il romanticismo lascia il posto all’azione: c’è una rapina da mettere a segno, un sacco di soldi da recuperare, un debito da saldare. La malavita, i delinquenti l’un contro l’altro, gli amici di sempre, quella ragazza appena conosciuta che si ritrova coinvolta… e tutto cambia, velocemente, con il cuore che aumenta i suoi battiti e l’ansia monta, sciogliendosi poi al ritmo della musica lì dove tutto era iniziato e proseguendo in un dramma che sembra senza uscita. 140 minuti vissuti intensamente che lasciano lo spettatore frastornato; tutto è accaduto di fronte ai suoi occhi e in una pizza di celluloide la vita di cinque persone è cambiata per sempre. Noi ne abbiamo seguito ogni attimo, ogni frangente, con quella macchina da presa sempre puntata addosso. 
Nessun bisogno di montaggio, niente da rifare, un intero piano sequenza che è ancora più incredibile vista la svolta che il film prende e le tante location, i tanti cambiamenti messi in scena. Pare che il regista e la sua troupe hanno provato per ben cinque volte prima di riuscire nell’impresa. In sella ad una bici, all’interno di un auto che non parte, sopra un tetto o dentro una lussuosa camera d’albergo, Victoria, Sonne, Boxer e gli altri ci lasciano costantemente senza fiato, ci conducono in una Berlino diversa, viva e non da cartolina. Non tutto è però in presa diretta, perché la concessione che Sebastian Schipper ci fa è l’inserimento di una colonna sonora a posteriori (intensa pure quella): di contrappunto nelle scene di danza, portante quando suonata dalle stesse mani di Victoria, una Laia Costa brava (come sono bravi tutti gli altri) a reggere lo sforzo per durata del film, in cui non si tira mai il fiato e con una sceneggiatura a mo’ di canovaccio da donare all’improvvisazione per riempire di verità il racconto. Sarà arrivato in ritardo in Italia, non sarà arrivato agli Oscar… ma “Victoria” arriva dritto dritto alla mente e al cuore per quello che ci mostra (e per come ce lo mostra) entrando senza indugio nella lista delle pellicole più belle e intense degli ultimi anni.

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