Sean Penn: “La promessa” (2001) – di Marina Marino

Fino a che punto ci si può spingere per mantenere una promessa, anzi, in questo caso un giuramento, un voto? E’ il tema sotteso della storia oggetto sia del breve libro del 1958 che del film – “La Promessa” (The Pledge); la vicenda, scritta da Friedrich Dürrenmatt, ambientato nella Svizzera degli anni Cinquanta, nel film viene traslata negli Stati Uniti, ai giorni nostri. Una bimba viene trucidata sulle montagne del Nevada, le indagini sono affidate a Jerry Black, uno straordinario Jack  Nicholson, al suo ultimo giorno di lavoro prima della pensione. Del delitto si accusa un balordo (Mickey Rourke) prima di suicidarsi, ma Jerry non gli crede. Visita i genitori straziati della bambina e alla nonna, (Vanessa Redgrave in un cammeo di struggente intensità) giura, su una croce di ramoscelli, che troverà il vero responsabile. Comincia da solo le indagini, scoprendo un serial killer che sceglie vittime dai cinque ai sette anni, bionde, vestite di rosso, le attira e conquista la fiducia regalando loro “ricci”. A Jerry si presenta l’occasione di avere una vita serena, compra un distributore di benzina, va a vivere con una donna innamorata, madre di una bimba bionda dell’età delle vittime. Qui, forse, quello che potrebbe essere un comune thriller assume sfumature di ambiguità: Jerry è un padre amorevole che legge le fiabe alla piccola, la sua compagna (interpretata da Robin Wright) sembra placarlo, ma l’ossessione latente di mantenere la promessa fatta non ha requie, non gli concede requie. Lo spettatore attento lo intuisce quando incoraggia la bimba a comprare un abito rosso, “è il suo colore”, quando sposta l’altalena quasi sul ciglio della strada, “così potremo controllarla meglio”, esponendola agli sguardi, trasformandola in un’esca umana. Il personaggio assottiglia la sua umanità, la depaupera. La piccola viene notata e contattata dal killer, glielo confida, Jerry allerta i suoi ex colleghi, espone la bimba in un paesaggio idilliaco all’insaputa della  compagna, l’operazione fallisce e, l’uomo, un pedofilo sociopatico che vive con la madre, esperta nel preparare dolci a forma di ricci, muore carbonizzato in un incidente sulla strada dell’appuntamento. I colleghi, già riluttanti  aspettano invano, vanno via, “peccato, avresti dovuto vederlo venti anni fa”, Jerry perde tutto. Meglio, si perde, come poliziotto e in primis come uomo, divorato da un’ossessione che diventa follia. Il regista, Sean Penn, che amo molto, ce lo consegna in un’ultima scena solo, in un paesaggio desertico quasi lunare, tutte le speranze e le possibilità polverizzate, un futuro inesistente. Per un’ossessione si giunge a mentire, tradire, manipolare, perdere e perdersi. No, alcune promesse, anche le più sacre, sono impossibili da mantenere.

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