Scud Mountain Boys: “Grudge Fuck” – di Massimiliano Speri

“Tonight I got nowhere to go”: ed è subito struggente lirismo da marciapiede, impregnato di pioggia e bourbon scadente, a rinverdire quel mito del perdente così caro ad ogni statunitense con abbastanza villo sul petto. La tristezza è così debordante da esigere un raccoglimento quasi ascetico: chitarra acustica e pianoforte appena accarezzati, basso morbido e discreto, niente batteria, e una voce così coinvolta da sembrare costantemente sul punto di sciogliersi in lacrime. “And I thought that I would call you / To see if you were home”: se, pur di ascoltare una voce umana, arrivi a telefonare ad una tua ex, vuol dire che stai messo abbastanza male (indipendentemente dal fatto che tu sia “pretty stoned”). Il punto è proprio che “All my friends have left me here / You were the only one who knew me”, constatazione così dilaniante da farti sprofondare in uno dei versi più sconsolati mai cantati: “Sometimes I think I’ll disappear”. Le possibilità che lei apra la porta sono già in partenza abbastanza scarse, ma se te ne esci subito con “I would give anything to make it with you /J ust one more time” fai prima a non bussare nemmeno. Nel momento di massima tensione arriva un assolo in perfetto stile southern, così enfatico da non poter non essere sincero. “I promise I’d sleep on the floor / I swear to God I wouldn’t touch you”: qualcosa mi dice che è troppo tardi. Come sia andata a finire non lo sappiamo, anche se è abbastanza facile intuirlo. Eppure, il motivo pianistico in chiusura, pur nella sua solennità, suona più agrodolce che disperato: perché, in fondo, non è certo la prima randellata sulla nuca che ricevi, né sarà l’ultima… e chi alle sconfitte è abbonato dalla nascita certi colpi li ammortizza in automatico, ed è già di nuovo in cammino.

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