Screamin’ Jai Hawkins: “Rock and Shock” – di Gabriele Peritore

A volte la musica, attraverso l’incanto creato con le note, deve fare da ponte per unire due universi che altrimenti sarebbero inconciliabili tra di loro o che nell’incontrarsi, o scontrarsi, potrebbero precipitare in uno stato agitato di paura folle. Il terrore panico creato proprio per esorcizzare questa paura quando il mondo dei morti e il mondo dei vivi si riavvicinano. Come succede ad Halloween per i paesi di origine anglosassone o come succede a Carnevale con il martedì grasso per i paesi cattolici. La musica riesce a canalizzare le energie, in modo tale che si possa formare un nuovo ordine naturale, dopo il tentacolare sconquassamento creato dal  caos primordiale. Ad incarnare il caos, a evocare il terrore per esorcizzarlo, serve uno sciamano o un sacerdote o, ancor meglio, uno stregone. Quando, durante il suo spettacolo, Jalacy Hawkins gettava il suo incantesimo, con la musica di I Put A Spell On You, si trasformava in Screamin’ Jay, e terrorizzava il pubblico e lo divertiva. Come rappresentante del caos primordiale aiutava gli spettatori a trovare una dimensione nel disordine, a traghettarli da un mondo all’altro, come in rituale voodoo, agendo proprio da stregone, con le sue urla sguaiate, il suo sguardo selvaggio, il suo turbante e gli anelli d’osso al naso, avvolto nel suo mantello leopardato. La sua intera esistenza è ammantata da un alone di mistero e la leggenda narra (senza nessuna conferma ufficiale) che il piccolo Jalacy abbia vissuto a contatto con la paura fin dalla nascita. Abbandonato dai genitori, e per volere del destino allevato da una tribù indiana appartenente alla riserva dei Blackfoot, in Ohio, dove, forse, conosce i segreti degli sciamani… sicuramente, conosce l’alcool. Così passa il tempo ad anestetizzare la complicata realtà che vive o a sballarsi come il resto dei componenti della tribù, derubati della loro identità. Fortunatamente, tra un sorso e l’altro, prendono forma anche altre passioni e, non ancora adolescente, si dedica alla musica e alla boxe. Riesce a vincere anche dei campionati di pugilato grazie alla sua agilità e alla sua prestanza fisica. Allo scoppio della secondo conflitto mondiale, per sfuggire alla situazione stantia e agli studi, si arruola nell’esercito mentendo sull’età, non avendo raggiunto ancora quella maggiore, ma la sua corporatura fuori media riesce ad ingannare i poco fiscali militari bisognosi di braccia forti a prescindere dagli anni di vita. In quel contesto conosce l’orrore della guerra che lascia su di lui un segno interiore profondissimo. Alla fine delle belligeranze riesce a tornare a casa e prova a riprendere le sue passioni, con alterne fortune fino al 1949, quando viene scritturato dalla Jazz band del chitarrista Tiny Grimes in cui i musicisti sono invitati a indossare costumi di scena. Così, prendendo anche spunto dalle sue esperienze d’infanzia, contaminate da ideazioni di totale fantasia, elabora il suo look da stregone urlante. Adesso lui è definitivamente Screamin’ Jay Hawkins. Forma una sua band che propone una miscela personale di Blues e Soul e registra una serie di brani dedicati al vino come l Found My Way To Wine, o altri molto raffinati come Not Anymore, ma il successo commerciale ancora non arride. Il giorno in cui si trova in studio per incidere I Put A Spell On You l’intenzione è quella di ricreare le atmosfere raffinate di Not Anymore e convogliarle in una lenta e dolce ballata ma, qualcosa va storto, per la presenza in sala di grossi quantitativi di prelibati superalcolici provenienti dall’Italia, a causa dei quali i membri della band si ubriacano senza controllo, registrando all’impronta, in preda all’ebbrezza, e non ricordando nulla di quanto accaduto. All’ascolto della registrazione, quella che doveva essere una dolce e lenta ballata, adesso è un ruvido grumo sonoro di urla gutturali e partiture sbandate, ma carico di pathos e sensualità. Viene pubblicato nel 1956 e finalmente, all’età di ventisette anni, Screamin’ Jay può raccogliere il successo meritato. L’azzardo di un brano del genere, che turba nell’intimo, crea profonde spaccature: da un lato gli entusiasti che si fanno trascinare dal ritmo suadente e graffiante, dall’altro i denigratori che lo bandiscono dalle radio. Tra gli estimatori si colloca, l’allora popolare DJ Alan Freed che consiglia all’autore di entrare in scena uscendo da una bara. Screamin’ Jay accetta il suggerimento e per di più aggiunge al materiale di scena un teschio che denomina Henry e che brandisce durante lo show. In alcuni casi Henry finisce di fumare la sigaretta di Screamin’Jay impegnato a cantare. Non raggiungerà mai più l’apice di vendite di I Put A Spell On You nonostante i brani successivi siano altrettanto belli e toccanti (quasi tutti riscoperti in seguito), come la pirotecnica Frenzy o I Hear Voices o ancora Alligator Wine e tanti altri. Forse a livello commerciale l’unico che si avvicina è Constipation Blues, un brano dolente e ironico sui problemi intestinali. La carriera di Screamin’ Jay Hawkins è stata lunga, passando da album ricchi di interpretazioni di altri autori e poi per il cinema, nonostante non abbia mai guadagnato la credibilità necessaria a sfondare del tutto, forse a causa della sua personalità forte e comica allo stesso tempo (per qualcuno ridicola), unita all’uso di alcol e alla passione per le donne, durata fino alla sua morte, avvenuta in Francia nel 2000 in seguito alle complicanze di un intervento chirurgico. Non sappiamo se Screamin’ Jay sia riuscito a gettare un incantesimo sulle sue donne come lui stesso cantava in I Put A Spell On You… forse sì, considerando che ha avuto sei mogli legittime, l’ultima quaranta anni più giovane di lui, innumerevoli avventure e che si contano più di cinquanta figli sparsi in tutto il mondo e mai riconosciuti. Di sicuro il suo incantesimo è caduto sul mondo della musica, rivoluzionando la già rivoluzionaria scena Rock and Roll degli anni cinquanta, anticipando di almeno un decennio l’avvento di correnti come quella Shock Rock, Glam Rock e Punk. Tracce della sua arte si trovano in musicisti come Nina Simone, Jim Morrison, Dr. John, Iggy Pop, i Kiss, Alice Cooper, Marylin Manson e tanti altri che, come lui, hanno assunto il ruolo di traghettatori attraverso lo shock.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.