Savoy Brown: “City Night” (2019) – Maurizio Pupi Bracali

A volte ritornano, anche se in realtà non se ne sono mai andati. I Savoy Brown di Kim Simmonds, (voce e chitarra) unico superstite della formazione originale nata in un sobborgo di Londra nel 1965, possono vantare situazioni da Guinness dei primati, anche se i mirabolanti numeri che li riguardano non contemplano posizioni di alta classifica o milioni di copie vendute. Sono comunque numeri particolari e degni di nota: cinquantaquattro sono gli anni di onorata e soprattutto ininterrotta carriera dal quel 1965 che abbiamo già citato fino a oggi. Più di quaranta sono gli album prodotti in tutti questi anni con cadenze costanti e imperterrite ma, soprattutto, sono più di sessanta i musicisti che si sono avvicendati alla corte di Kim Simmonds, militando nella band nel corso del tempo (senza contare i numerosissimi strumentisti accreditati come ospiti nei vari album e non come membri ufficiali). Dopo il primo periodo inglese, con i Savoy Brown che sfornano una mezza dozzina di buoni album all’insegna di quel British Blues che farà giustamente furore a cavallo degli anni 60 e 70 con decine di band inglesi di assoluto valore, ci piace segnalare il quasi capolavoro, “Looking In” del 1970. L’ex bambino prodigio della chitarra, Kim Simmonds (benché mai assurto, ingiustamente viste le innegabili qualità, al ruolo di chitarrista di primo piano) si guarda intorno e volge il suo sguardo verso gli Stati Uniti scoprendo, soprattutto, che la sua chitarra potrebbe, e perché no?, essere suonata con l’effetto slide, che, al contrario che negli Usa, nel British Blues, non è mai stato troppo utilizzato. Da quel momento i Savoy Brown, si americanizzano musicalmente e, fermo restando la matrice blues che li ha sempre caratterizzati, si inventano una micidiale miscela di rock-blues, southern rock e hard boogie che diventerà il loro marchio di fabbrica negli anni a venire, facendogli riscuotere grandi simpatie, apprezzamenti, e discreto, seppur non eccezionale, successo, proprio in quell’America tanto sognata piuttosto che nella madre Patria. E’ il caso anche di questo “City Night” (Quarto Valley Records 2019), nuovissimo album pubblicato solo da pochi giorni che ripropone la formula già detta, senza niente di nuovo sotto il sole del rock, ma con la grinta, la voglia e una sincerità di intenti davvero invidiabile. I Savoy Brown in questo caso sono ridotti all’osso, in una classica formazione triangolare con Simmonds assoluto protagonista alla chitarra e voce, coadiuvato da Pat De Salvo al basso e Garnet Grimm alla batteria. Dodici sono i brani di assoluta piacevolezza che variano dal blues lento e canonico di Selfish World, a quello di Payback Time che sembra uscito dal miglior songbook di Eric Clapton. Ci sono poi diversi brani dove la slide guitar del Leader è incontenibile, fa le solite scintille ed è un gran bel sentire (Walking On Hot Stones, Don’t Hang Me Out To Dry, Conjure Rhythm, Red Light Mama), C’è poi il blues boogie della title track, il southern rock di Superstitious Woman, Hang In Tough, e Ain’t Gonna Worry eancora, l’ottimo blues di Neighborhood Blues, con un fiammeggiante e ispirato assolo di chitarra di Simmonds. Chi aspira all’ascolto di una ricetta musicale innovativa e particolare, non troverà certamente qui quello che cerca, ma chi ama assaporare i classici ingredienti di un buon vecchio sound fatto di blues, boogie rock e rock sudato e sudista non resterà sicuramente insoddisfatto. Può contenere tracce di hard rock.

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