Sass Jordan: “Rebel Moon Blues” (2020) – di Maurizio Celloni

La tradizione delle voci femminili nel blues, con tutte le sue derivazioni rock, soul, rhythm and blues, jazz, è stata la base del successo di questo genere nei primi anni dal Novecento, quando interpreti straordinarie quali Elisabeth Cotten, Ida CoxMa Rainey, Mamie Smith, Bertha Chippie Hill, Bessie Smith, solo per citarne alcune, hanno fornito il supporto vocale alla “Musica del Diavolo” negli anni eroici della sua affermazione. Roberto Menabò ne ha descritto gesta e vita di alcune, con infinito amore e penna lieve, nel suo libro autoprodotto “Mesdames a 78 giri: Storie di donne che hanno cantato il blues” (I Libri della Collinetta 2018 www.robertomenabo.it). Negli anni a seguire le signore del blues, su tutte l’appassionata epopea di Janis Joplin, hanno continuato a cantare con interiorità profonda, qualità che le donne possiedono forse più degli uomini e manifestano con un’intensità spirituale e umana elevatissima.
E veniamo a oggi con la scoperta, almeno per me, di una voce dalla grande personalità e potenza evocativa: quella di Sass Jordan, nata in Inghilterra il 23 dicembre 1962 ma trasferitasi al compimento dei tre anni a Montreal, Canada. Molto famosa in patria per il successo dei suoi dischi (due volte disco di platino), per la partecipazione alla serie televisiva Sisters (1994) e giudice di talent show, è poco conosciuta al di fuori dei confini canadesi, almeno per i non addetti ai lavori. “Rebel Moon Blues” (Stony Plain Records 2020) è il suo ultimo lavoro discografico, l’ottavo nella sua carriera di musicista. Si tratta di un ottimo disco di classici del blues rivisitati con grinta e molto feeling, ma rispettando i maestri dai quali attinge sette tracce, con l’aggiunta di un brano scritto da lei e B. Sharp, The Key.
Madame Jordan sfodera una voce possente, rauca al punto giusto, che a tratti richiama quella di Beth Hart; una voce che conferma le sue impressionanti doti di interprete del blues, da annoverare tra le grandi cantanti citate sopra, senza peccare di lesa maestà nei loro confronti. Il disco inizia con un colpo di tosse, quasi a voler aggiustare le corde vocali e predisporle al canto rauco e accorato del primo brano, Leaving Trunk, scritto da Sleepy John Estes. L’introduzione dell’armonica dell’ottimo Steve Marriner mette subito in chiaro le cose: si suona il blues e lo si fa interpretando con devozione la musica dei maestri. La sezione ritmica potente anticipa di un attimo la voce “nera” di Sass, con un approccio che ricorda Janis Joplin. A seguire My Babe, celebre composizione di Willie Dixon, riproposta con ossequiosa osservanza del Maestro di Chicago. Ancora l’armonica fa da contrappunto al canto sensuale della leader, la chitarra detta il tempo con precisione ritmica, basso e batteria sono potenti e puntuali come metronomi.
Pezzo da ascoltare con attenzione, a ritemprare lo spirito nei suoni ancestrali del blues elettrico derivante dalle vaste pianure del Delta del Mississippi. Anche il terzo pezzo della prima facciata, Am I Wrong di Keb Mo’, ci porta diritti nel cuore della tradizione del Delta, qui in una versione dai toni cichagoani. La chitarra slide acustica pennella le note accompagnando la voce, devo ripetermi, splendida nella spazialità del testo. Un boogie blues croccante, come si usava nelle feste delle farms. Una meraviglia sonora. L’ultimo brano del primo lato del vinile, non a caso dal colore blu elettrico semitrasparente, è One Way Out, scritto da Marshall E. Sehorn, Elmore James e Sonny Boy Williamson. La Allman Brothers Band ne ha fatto uno standard conosciuto in tutto il mondo ma questa versione non è da meno della più celebrata, con la slide elettrica a dettare ritmo e armonia. La voce di Sass Jordan stupisce per la capacità di rendere proprio il pezzo, l’armonica duetta contrappuntandosi con la chitarra. Una versione superba, certamente all’altezza dei grandi che l’hanno composta e suonata.
Il lato B inizia con Palace Of The King, una composizione di Leon Russell, Don Nox e Donald “Duck” Dunn. L’elettrica sfodera note stirate e acute e Sass ci dà dentro alla grande, il tutto condito dalla poderosa sezione ritmica a dettare il tempo allegro e vivace. Segue il pezzo originale di Sass Jordan e D. Sharp, The Key. Si tratta di una ballata rock blues, nella migliore tradizione cantautorale degli States. La voce si fa calda, fascinosa, accarezzata dagli accordi della chitarra elettrica. Il brano dimostra la buona vena compositiva della leader e fa pensare a quanto sarebbe interessante un bel disco di inediti originali. A seguire la traccia Too Much Alcohol di Joseph Benjamin Hutto. Si è proiettati nel centro del Delta del Mississippi, all’interno di uno dei locali di ritrovo per i contadini neri, alla vigilia del giorno di festa. L’alcool scorre a fiumi come la slide sulle corde della chitarra, la voce di Sass Jordan sembra annegata nel liquore, tra risolini e ammiccamenti.
Un pezzo che ci riporta ad un mondo antico ma, pur in tempi e luoghi diversi, le periferie, e liquidi nostrani, vino e grappa, appare ancora molto attuale. Gran bella e teatrale interpretazione, senza tuttavia eccedere nella retorica, mantenendosi asciutta e diretta. Ultimo brano del vinile, Still Got The Blues, è un classico scritto da Gary Moore. Sass Jordan mette la quinta e ne esce una versione dai toni accorati, cantata con una tensione ed una forza degne delle migliori interpreti del blues (ma lo avevo già detto?), che spazia dai toni bassi agli acuti con la naturalezza delle grandi cantanti. In fondo suonare e cantare il blues, come insegnano i grandi maestri del genere, è soprattutto un fatto di passione, di groove, di partecipazione alle emozioni umane che va ben oltre le doti tecniche e la precisione e pulizia dei fraseggi. Nel caso di questo lavoro di Sass Jordan ci sono sia doti musicali notevoli che tutto l’amore per la “Musica del Diavolo“, sparso con generosità in ognuna delle otto tracce del disco. Altamente consigliato.

Band: The Champagne Hookers. Sass Jordan: Lead and Backing Vocals.
Chris Caddell: Guitar, Slide Guitar, Dobro, Assorted Vocals. Jimmy Reid: Guitar, Vocals.
Derrick Brady: Bass, Vocals. Cassius Pereira: Drums, Vocals.
Ospiti: Steve Marriner: Harmonica, Assorted Vocals. Jesse O’Brien: Keyboards.
Hill Kourkoutis: Extra Vocals on Palace Of The King.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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