Sanremo e il tramonto della Belle Èpoque – di Riccardo Panzone

“Nazioni e imperi coronati di principi e di potentati, sorgevano maestosamente da ogni parte, avvolti nei tesori accumulati nei lunghi anni di pace. Tutti si inserivano e si saldavano, senza pericoli apparenti, in un immenso architrave. I due potenti sistemi europei stavano l’uno di fronte all’altro, scintillanti e rimbombanti nelle loro panoplie, ma con sguardo tranquillo… il vecchio mondo, nell’ora del suo tramonto, era bello a vedersi”. (W. Churchill sulla crisi mondiale del 1921). 
Il progresso della tecnica e della scienza sembrava avere prospettive infinite, così come lo sfruttamento delle risorse energetiche del pianeta che iniziavano a diventare un boccone ghiotto per tutti le nazioni dell’opulento occidente. A livello internazionale, tra la fine dell’800 e fino alla prima guerra mondiale, un lungo periodo di pace faceva prosperare le civiltà progredite che approfittavano per metter su una vera e propria “civiltà dei consumi” sostenuta da una profonda disparità economica e sociale che allargava a dismisura la forchetta tra classi agiate e proletariato. Il pensiero filosofico abbracciava, approfittando dell’agiatezza di quegli anni, un relativismo etico, un edonismo epicureo che rendeva lecito, working class esclusa, l’eccesso, la promiscuità sessuale, l’ambiguità, la confusione dei ruoli. Dite la verità: questa descrizione vi ricorda qualcosa? 
Il tributo del cantante Achille Lauro, davvero intuitivo, rivolto ad una delle icone della Belle Èpoque, la marchesa Luisa Casati Stampa, rende omaggio alla nostra “belle èpoque”, anch’essa al tramonto, ma che vive il suo “canto del cigno” nella rappresentazione carnascialesca dei vari “Sanremo” sparsi sul continente. La marchesa Casati Stampa, presunta amante di D’Annunzio, una delle più eccessive protagoniste di quegli anni, amava passeggiare con un ghepardo al guinzaglio e un boa constrictor vivo attorno al collo mentre un servo di colore seminudo e verniciato d’oro la seguiva con due levrieri e una scimmia sulla spalla. La catechesi globalista, oggi come allora, si nutre di padroni e servi: i primi che proliferano in un assetto generale di sfruttamento sostenuto dai secondi, un proletariato sempre più diffuso che, “corsi e ricorsi storici”, coinvolge una fascia progressivamente sempre più ampia del ceto medioSanremo ci propone, anno dopo anno, sempre di più, la rappresentazione di un jet set internazionale che si impone con opulenza ad una classe lavoratrice che a sua volta gode nell’osservare in modo acritico, quasi spiando dal buco della serratura, il modello dominante di pensiero unico, intriso di relativismo etico, sul piccolo schermo. La Belle Èpoque finì schiacciata dalla crisi economica, dalla rivalsa delle classi lavoratrici, dalla reviviscenza degli stati nazionali, dalla virulenza della pulsione di Thanatos (Nietzsche) inevitabilmente sostitutiva di un “eros” posticcio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: