Samuele Bersani: “Chicco e Spillo” (1992) – di Fabio Leggieri

I palazzi non sono mai alti quanto dicono. I palazzi non iniziano mai dove ci raccontano. Sopra e sotto c’è quello che non si vuole, quello che nascondiamo, tutto quello che non vogliamo dentro casa ma vogliamo comunque vicino. Sopra di noi avevamo un ragazzo. Un giovanissimo ragazzo. Aveva un materasso e un rubinetto con l’acqua fetida. Questo è tutto quello di cui disponeva. Nessuno diceva nulla. Succedeva. O sopra o sotto succedeva. Povero chi ci capita e fortunato chi ne scampa. Tutti sulla stessa barca con lavori differenti. Stesso porto, venti differenti, stessa destinazione. Moriremo tutti. Le onde fanno la differenza. Il giovane marinaio sale le scale e poi scompare nella sua piccola stanza di recupero. Per i marinai più navigati va bene, basta che non fa sciocchezze per tutta la ciurma va bene. Gli hanno detto di non fare cazzate e lui ha fatto cenno con la testa di no.
Il mio capitano ha fiducia, non nel marinaio ma nel fatto che verrà presto buttato in mare. Tanto il giovane sa nuotare, l’unica cosa che ha imparato fino ad oggi. Il tempo passa veloce quando si aspetta una brutta notizia, lui lo sa, e ha lasciato tracce di bile e cibo in parte digerito sulle scale che portano al suo rifugio. Il capitano lo richiama, dice che è l’ultima volta che permette una cosa del genere, la nave non deve affondare. Può inclinarsi fino a toccare il filo dell’acqua ma per nulla al mondo deve affondare. Il giovane fa ancora cenno di aver capito mentre guarda il vaso con dentro un geranio morto da giorni.
Tutto riprende ma io non lascio la presa, sento che il mare si sta facendo grosso e quindi aspetto l’onda. Inizio ad avvertire il vuoto che precede l’incurvamento della nave, cerco di prendere aria, apro la porta ed ecco lì l’onda, con tutta la sua maestosità tira via quel ragazzo, lo sbalza in aria come se non avesse peso. Il capitano mi raggiunge e osserviamo insieme la sua scritta che ha lasciato sulla parete, ha dovuto usare il dito e le sue feci pur di scrivere il suo nome come l’addio di un marinaio maldestro, Chicco, il giovane marinaio pronto a navigare ogni mare, senza paura, perché in fondo è solamente l’onda che fa la differenza.

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