Sambene: “Sentieri partigiani” (2018) – di Maurizio Galli

“Anni quattordici, anima ribelle / Pioggia e vento sulla tua pelle / Nunzia il coraggio e la coscienza / Ai fascisti non fa la riverenza / Oggi ricordi, semini memoria / In te, in te vive la storia / Corri, corri sulla tua bicicletta / Nunzia, la staffetta Nunzia, la staffetta. Inizia così “Sentieri partigiani – Tra Marche e memoria” dei Sambene (FonoBisanzio 2108) e già dal primo ascolto un brivido corre inesorabile lungo la pelle… corre e stimola riflessioni, corre e nutre ricordi che altrimenti rischierebbero, come non mai in questi tempi bui, di sbiadirsi. Ascoltandolo e sfogliandolo piacevolmente con attenzione non si può non rendersi conto che non ci si trova davanti ad un semplice disco ma bensì, ad un vero e proprio disco-documentario o, come si usava dire in altri tempi, un concept-album” sulla resistenza marchigiana. Il disco ha origine dai racconti di Nunzia Cavarischia – staffetta partigiana – e ha in sé il pregio di riportare alla luce storie che altrimenti rischiavano di venire dimenticate. “Sentieri partigiani” si compone di dieci splendidi brani inediti (più Bella Ciao che nel disco viene proposta, nella versione del 1964, cantata a cappella da Roberta Sforza e Veronica Vivani, con il chiaro intento di voler chiudere un cerchio). I dieci racconti, che tra l’altro sono valsi ai Sambene il premio nazionale Renato Benedetto Fabrizi assegnato dall’Anpi, compongono il primo lavoro discografico del gruppo folk recanatese Sambene, per l’occasione prodotti da Michele Gazich (tra l’altro anche coautore di musica e testi). Come se tutto ciò non bastasse nel disco, che ricordiamo essere unico nel suo genere, sono presenti anche due veri e propri camei: la voce dell’attore Giorgio Montanini nel commovente messaggio d’addio (scritto alcuni istanti prima di essere fucilato) di Eraclio Cappannini e la partecipazione di Marino e Sandro Severini dei Gang in Nenè acciaio. “L’idea del disco è nata un lunedì di primavera di qualche anno fa quando, presso il cimitero di Tolentino, davanti al monumento ai caduti di Montalto, l’attenzione di alcuni componenti del gruppo è stata attratta da un nome, Bebi Patrizi, e dalla sua città di provenienza, Recanati, la loro città. Da lì è iniziato un percorso di approfondimento di quella storia e di altre storie di donne ed uomini, staffette e partigiani, che hanno combattuto per la libertà nelle Marche, in particolare nelle provincie di Ancona e Macerata“. Un lavoro importante questo “Sentieri partigiani”, sia da un punto di vista musicale che da quello dei testi, la cui bellezza si deve al cuore pulsante dei Sambene (in sardo sangue, come sinonimo di passione ed energia) composto da: Marco Sonaglia (voce e chitarra), Roberta Sforza (voce), Veronica Vivani (voce), Emanuele Storti (fisarmonica), Lucia Brandoni (arrangiamenti vocali) e, per l’occasione Michele Gazich (violino, viola, voce, pianoforte). Per quanti non li conoscessero (ahimè) giusto due parole: i Sambene nascono come gruppo folk, con una forte connotazione cantautorale, all’interno dell’Accademia dei Cantautori di Recanati, diretta da Lucia Brandoni e, fin dal loro esordio, hanno ottenuto un notevole riscontro di pubblico con quasi 150 live presentati in tutta Italia. Ogni brano qui proposto è una storia. Ogni brano è un ritratto che, nonostante le tinte forti del paesaggio che fa da sfondo, con amore e intensità tratteggia i contorni di persone come la staffetta Nunzia Cavarischia, il membro della V° Brigata Garibaldi Eraclio Cappannini o Alberto Patrizi, ucciso ai margini di una mulattiera. Questi sono solo alcuni dei  protagonisti di questa storia di riscatto… difficile riuscire a trattenere le lacrime ascoltando (e leggendo) queste storie. Storie di uomini e di donne che hanno saputo regalarci le proprie vite affinché le nostre fossero libere. Un disco assolutamente da avere, da ascoltare, da leggere e da consumare. Un grazie alle Nunzia Cavarischia e agli Emanuele Lena. Un grazie ai Sambene. Alla via così.

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