“Saldi di fine stagione” – di Alessandro Branconi

Ci sono certi pomeriggi di fine agosto che sono come guardare dentro un frigo con poco cibo al limite dell’ammuffimento o la sciatta vetrina di un negozio di abbigliamento allestita di malavoglia con i resti di magazzino. Fa ancora caldo ma di quello che appiccica, echi di temporali lontani, campane di chiesa che battono il mezzo pomeriggio, vociare di parenti in visita e bambini insopportabili. È come sentire montare dentro quell’ansia dell’infanzia che ti prendeva andando al supermercato con i tuoi e vedere libri e quaderni di scuola e grembiuli con fiocchi rossi. Pensare con rabbia adolescenziale che l’estate non dovrebbe finire mai. Vorresti ci fosse già un metro di neve e silenzio ovunque. Si c’è bisogno di silenzio.

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