Ry Cooder… la Musica e il Cinema – di Spiritualized Loris

Quando la grande Musica incontra il grande Cinema… fanno all’amore sopra un letto perfetto.
Diventano unica cosa tra le lenzuola dell’Arte. Lo si sente subito.
Lo si intuisce sin dai primi fotogrammi, dalle prime note… uno scenario irripetibile che si apre ai sensi e accarezza la mente. Nel momento in cui si percepisce dentro questa mirabile fusione, la bellezza si fa visionaria, si fa quasi carne per essere goduta appieno… a nostra disposizione, per sempre.
Siamo agli inizi degli anni 80 e Wim Wenders sa di aver concepito e portato a termine un capolavoro della cinematografia. Tra mille difficoltà e continui rinvii (di produzione e finanziamenti) ha finalmente tra le mani il suo Paris, Texas… ma a questo ormai leggendario film (premiato poi con la Palma d’oro a Cannes nel 1984 e con altre numerose onorificenze negli anni successivi) manca la musica… la colonna sonora.

Wenders, al solo pensiero di rimanere incastrato nelle impietose logiche che tengono insieme la produzione di un film, passava notti insonni… terrorizzato dalla concreta possibilità che qualcuno potesse rovinare il suo Dramma.
Gli proposero di chiamare Ennio Morricone, ma Wim scosse il capo e disse…
“Sarebbe perfetto, ma quello non si muove da Roma e costa troppo”.
“Costavo decisamente meno. Per questo credo mi chiamarono”
ha poi dichiarato ironico in un’intervista Ry Cooder.
Per l’Italia è un culto ancora troppo relegato in una nicchia, nonostante Ryland Peter Cooder da Santa Monica, USA, classe 1947, è considerato universalmente uno dei migliori chitarristi del pianeta…
al trentunesimo posto secondo certe vulgate giornalitiche affezionate a inutili classifiche che oggettivamente sviliscono, almeno in questo caso, la grandezza dell’Artista a tutto tondo.
Suonava già a tre anni questo autentico enfant prodige… autodidatta o quasi, riuscì col suo precoce talento persino a frequentare l’Ash Grove di Los Angeles, dove incontrò un mostro sacro della Musica americana come Gary Davis. che lo introdusse all’uso del banjo e, soprattutto, della chitarra bottleneck.

Si, Proprio quella che inonda le prime scene di Paris, Texas col suo magico e inconfondibile suono.
Esplora il country, il folk, il blues dei più grandi artisti del passato e dell’America profonda.
Si fa le ossa e una piccola fama il giovane Ry, già negli anni 60… tanto da arrivare a partecipare alle sessions dell’album Safe Milk di Capitan Beefheart non ancora ventenne.

Suona anche il mandolino in una versione dei Rolling Stones di Let it Bleed, per poi passare alla chitarra slide in Sister Morphine… ma l’indole di Ry è quella che lo spinge inesorabilmente verso una continua ricerca musicologica, come se fermarsi a un singolo genere per lui fosse una gabbia da cui scappare…
nel continuo tentativo di trovare nuove forme e nuove espressioni, fondere per poi scindere, unire per dividere.
Il suo mondo musicale è un caleidoscopio di suoni, di strumenti acustici d’ogni forma e fòggia da suonare,
da sperimentare nelle più disparate sfumature. Cooder è un nomade alla continua ricerca degli aspetti più nascosti delle culture musicali del pianeta… anche quelle più legate ad espressioni etniche meno interessanti per la critica.
Ry è un animo peripatetico che si concede senza riserva alcuna alla Musica.
Così, per tutti gli anni 70 sforna album da solista nei quali i generi musicali sembrano fare più che altro da cornice a una interpretazione tutta personale della sua “fame di classici”.
Con un’abilità tecnica a dir poco geniale e una voce nasale da grezzo contadino del sud… ci fa gustare il Folk puro e incontaminato nell’album Into the Purple Valley del 1970.
Poi approfondisce e, nello splendido Paradise and Lunch del 1973, ci aggiunge il Blues.
Si stanca presto Ry? No… cambia. Musica Tex-Mex e hawaiana in Chiken Skin Music del 1975
sempre più poliedrico e irriverente, cosa s’inventa dopo? Nientemeno che fare Jazz sul Jazz degli anni 20 in un album magnifico intitolato appunto Jazz del 1977. Poi arriva il turno del Rhythm and Blues degli anni 50 con
Bop til you drop del 1979. Inciso in questo disco c’è il suo hit dal successo commerciale
la cover Little Sister di Elvis Presley… ma non è mica finita qui: Cooder a questo punto si addentra nei fraseggi della chitarra rock in stile slide con i successivi Borderline del 1980 e Get rhythm del 1987.
Ry è talmente camaleontico ed ispirato che firma colonne sonore di notevole pregio, purtroppo dimenticate per lo scarso successo (e qualità?) dei film. Citiamo qui solo quella per The long Riders del 1980 e quella – splendida –
per Mississippi Adventure del 1986, dedicata alla leggenda del musicista Blues Robert Johnson… entrambe le pellicole sono firmate da Walter Hill.
Infine (si fa per dire) tra il canto gutturale di Tuva, il Calypso, i nativi americani, il Raga indiano e la musica africana, trova il tempo di ispirare e mettere in cantiere Buena Vista Social Club, l’album di musica cubana più venduto al mondo… quello che ha dato finalmente dignità a molti grandissimi artisti dell’isola caraibica rimasti stritolati nella morsa dell’embargo americano.
Ebbene, questo è (in breve) il personaggio che si presenta alla corte di Wim Wenders e costa poco.
Tre giorni… solo tre giorni di tempo aveva Ry per comporre le musiche per quel capolavoro cinematografico.

“Quello è il film, quelli sono i soldi… pochi maledetti e subito. Niente strumentazione digitale, niente studi di registrazione ipertecnologici. Tutto in analogico… ma grazie alla grande esperienza di Cooder e all’esortazione del suo amico Jack Nieztche (guarda il film e componi! Tutto qua!”)… recupera il suo bagaglio antico di suoni, intuisce subito il dramma e il pathos della trama, i personaggi e l’ambientazione; pesca un brano
(Dark Was the Night, Cold Was the Ground di Blind Willie Johnson, pezzo che egli stesso descrive come il più pieno d’anima, il più trascendente della musica americana) lo interpreta e lo dilata con la sua chitarra botlleneck… lo fonde con le prime sequenze di Paris, Texas, dentro le prospettive della Route 66, dei pali del telegrafo, del deserto al confine tra Arizona e New Messico, dei motel di periferia, delle pale metalliche e dei mulini a vento.
Ry Cooder ha capito… apre con un accordo il fotogramma e lo chiude nello stesso tempo.
Lo ripete e lo varia a seconda della durata… sono come finestre che si aprono e si chiudono.
L’amore è scoppiato e durerà tutta la notte, fino a riconsegnare il lavoro tra lo stupore dei più scettici.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

nota dell’autoreInsomma, mi ha talmente emozionato scrivere di Ry Cooder e di Paris, Texas che mi spingo in un gesto del tutto personale e insolito, dedicando a Paola Tura questo mio articolo da lei ispirato.

ry loris

6 pensieri riguardo “Ry Cooder… la Musica e il Cinema – di Spiritualized Loris

  • febbraio 4, 2016 in 9:38 am
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    Un bel articolo. Si sente la passione di chi lo ha scritto e questa passa a chi lo legge. Grazie

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  • febbraio 4, 2016 in 7:44 pm
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    l’autore, Roxanne, vive in un mondo tutto suo 🙂 risponderà…

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    • febbraio 4, 2016 in 9:12 pm
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      è arrivato… l’unico mulettista di Magazzini…

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  • febbraio 5, 2016 in 8:18 am
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    Grazie. Un bel pensiero. Ho aperto la giornata in modo piacevole. Mi è piaciuto molto, perché l’ho sentito molto “black”.

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  • giugno 10, 2016 in 8:38 am
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    Bell’articolo. Un musicista eccezionale: amo tutto quello che fa. Dal blues al country, al folk , al rock che in lui convivono armonicamente perché ne conosce la storia. E ogni cosa che scrive o suona è immediatamente riconoscibile dalla prima nota, caratteristica che possiedono in pochi.

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