Runaway Totem: “Multiversal Matter ” (2019) – di Alessandro Freschi

Codificare i messaggi celati nelle produzioni Runaway Totem non è mai stata operazione di facile risoluzione. L’entità sonora di origine cosmica, sin dalle sue origini nel 1988,  ha realizzato lavori di non facile impatto, caratterizzati da ispirazioni mistichesperimentazione estrema. Elemento fondamentale nella divulgazione di questo linguaggio universale è da sempre Roberto Gottardi (chitarra acustica, liuterie elettroniche, synth) – o per meglio dire la sua identità astrale Cahål de Bêtêl – intorno al quale nel corso degli anni si sono alternati valenti collaboratori che, come imposto dalla dottrina Runaway Totem, si sono fatti in disparte nel momento esatto in cui è venuta meno la loro funzione all’interno del progetto. 
Per questo tredicesimo capitolo “Multiversal Matter” (2019) al fianco di Gottardi – come nei recenti “Affreschi e Meditazione” (2012), “Viaggio Magico” (2014) e “La Traccia” (2017) – prende posto Raffaello Regoli (Re-Tuz), allievo di Demetrio Stratos e studioso dell’uso della voce, mentre la “vestale custode del sacro fuoco” Isil-Ur (alias Tamara Zucchi) offre il suo prezioso contributo nell’onirico movimento Paesazione Sonora. Distribuito a fine novembre scorso, il concept segna il ritorno dei Runaway Totem sotto l’egida della Black Widow Records, label genovese che ne aveva tenuto il battesimo discografico (“Trimegisto” del 1995 e “Zed” del 1996) nella prima metà degli anni novanta. Un viaggio in universali paralleli dove spazio e tempo si riproducano fino a sovrapporsi in infinite spirali, rappresentano il fil-rouge di un’opera nella quale viene sperimentata l’accordatura con l’intonazione del LA a 432 Hz invece che a 440 Hz. Come da programma, niente appare prevedibile al cospetto di questi multiversi.
La mezz’ora della monumentale suite d’apertura Dark Matter è una fascinosa cavalcata nel microcosmo Runaway Totem, in cui spiritualità, energia e magia si intrecciano senza soluzioni di sorta in un devastante cocktail intriso di elucubrazioni elettro-space e confuse trame lisergiche. Se Gottardi dimostra tutta la sua abilità e conoscenza nell’uso di “diavolerie a corda”, Regoli dà ampio sfoggio delle sue abilità recitative e con le suggestive e controllate alterazioni timbriche si insinua indistintamente tra algidi corto circuiti elettronici (Le Scale Oscure), liturgiche atmosfere da cattedrale (Korath Matter) ed arpeggi dai colori mediterranei (Deoram Matter). Il ricercatore di Cento conferma di essere in possesso di una rara padronanza nell’utilizzo di difficoltose tecniche per l’emissione del suono e, nell’incedere della sua seducente performance, in alcuni frangenti, ricorda inevitabilmente il suo indimenticabile “maestro della voce”.
La rotta dell’imprevedibile equipaggio galattico si esaurisce tra i rarefatti e paranoici echi di infinito di Universo di Sfere, celestiale conclusione dell’ennesima missione. Aldilà dei colorati risvolti asimoviani del contesto, “Multiversal Matter” evidenzia come il trascorrere del tempo non intacchi minimamente l’ardimentoso spirito di ricerca e l’estroversa vena creativa dei Runaway Totem, quanto mai ammirevole esempio di longevità artistica, capace di rinnovarsi e progredire mantenendosi a debita distanza da qualsiasi compromesso di mercato. Lunga vita quindi a Cahål de Bêtêl ed ai suoi futuri compagni di viaggio. Altre spedizioni li stanno attendendo… 

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