Royal Blood: il fine giustifica i mezzi – di Nicola Chiello

Royal Blood, sangue reale… e si capisce subito che stiamo parlando di un gruppo inglese. Sulla copertina del loro unico omonimo album (ancora per poco, il 16 giugno prossimo uscirà “How Did We Get So Dark?” per la Warner Bros.) c’è un’immagine ispirata ad un dipinto vittoriano che vince il premio per UK Top Cover 2014. I Royal Blood sono un duo di Brighton, si formano un po’ sul modello dei White Stripes, con un sound meno garage e più heavy, ed emergono dalla scena indie nel 2014, quando ancora fanno da apertura ai concerti degli Arctic Monkeys. Hanno però poco a che vedere con le sonorità indie delle band inglesi, che comunque appaiono come una gran minestra musicale; già i loro primi concerti sono un trionfo, come la loro esibizione al Reading Festival nel 2015 che ci colpì parecchio. Lo spettacolo durò 36 minuti e culminò con Out Of The Black un pezzo esplosivo. Durante il finale di questo brano, mentre Mike Kerr (bassista, tastierista e cantante) faceva casino con gli effetti a pedale, Ben Thatcher (batterista) scese dal palco, le mani degli spettatori protese verso di lui, salì coi piedi sulle mani della folla, mentre Mike a bocca spalancata guardava estasiato. Esaltato attaccò col riff di Iron Man dei Black Sabbath e partì il coro. Da omaggio all’hard rock il pezzo si trasforma subito in un’improvvisazione quasi tribale, fino a che Mike Kerr, continuando a premere i tasti con la mano destra afferra una bacchetta e inizia a battere sul piatto e, dopo un rumoroso finale, lo show si conclude. La Band dal vivo sprigiona una formidabile energia; singolare poi è l’utilizzo del basso elettrico da parte di Mike Kerr, che fa uso massiccio di distorsioni e suona il basso come una chitarra elettrica e, pare che questo dia fastidio ad una certa quantità di musicisti, soprattutto ai chitarristi virtuosi… o  a quelli falliti, quelli che ai concerti non ballano e ti fissano le mani per tutta la durata dello spettacolo. Fatto che invece non disturba affatto Jimmy Page, chitarrista dei Led Zeppelin che durante un’intervista li ha elogiati in questo modo: “Sono andato a sentirli a New York. Sono stati fantastici. Incredibilmente avvincenti, sono dei musicisti così distinti. Il loro album ha portato il genere più in alto di un paio di livelli. È così rinfrescante da sentire, perché suonano con lo spirito delle cose che li hanno preceduti, ma puoi sentire che porteranno il rock in un nuovo regno, se non lo stanno già facendo. È musica di qualità tremenda”. Siamo perfettamente d’accordo con Jimmy, anche perché a nostro avviso, il fine giustifica i mezzi… e poi (detto da un bassista) ci voleva proprio l’arrivo di uno come Mike Kerr. Senza nulla togliere a Ben Thatcher, l’altra metà della Band, creatore di groove potente che si incastra perfettamente con le linee poderose di Kerr. La batteria, nei Royal Blood è presente quanto tuonante, come quella di John Bohnam, per citare di nuovo uno dei membri della la più grande blues rock band (guarda caso inglese) di tutti i tempi. 

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