Rory Gallagher: “Irish Tour ’74 (40th Anniversary deluxe box 2014) – di Lino Gregari

Rory Gallagher è stato uno dei grandi della chitarra rock/blues, uno dei maestri indiscussi del genere. Artefice negli anni 70 di grandissimi album e di splendidi concerti e, il riascolto del bellissimo Box Irish Tour ‘74 (40th Anniversary deluxe box 2014) con sette CD e un DVD, ci fornisce una scusa per tornare con piacere a parlare di lui. Rory è l’antitesi della rock star, non è mai stato uno da copertina. Era sostanzialmente un musicista, degno di stare nell’olimpo con Eric Clapton e Jimmy Page, tanto per citare due dei più illustri suoi coetanei. La differenza tra lui e gli altri la fa la musica, il suo modo di suonare. Gallagher è stato uno dei pochissimi chitarristi venuti alla ribalta dopo l’uragano Hendrix non influenzati dal mancino di Seattle”.
La musica di Rory non è figlia della
Psichedelia e non lascia spazio a sperimentazioni visionarie e acide. Il suo è un solido blues che deriva dal country folk blues di Lead Belly e Woody Guthrie, dai padri fondatori del genere… gente del calibro di Buddy Holly, Buddy Guy, Eddie Cochran, Muddy WatersHowlin’ Wolf, a cui va aggiunta la carica della musica tradizionale irlandese che Rory si portava dentro in modo del tutto naturale Dopo l’avventura con i Taste, tipica formazione a tre che produceva un ottimo blues rock, Gallagher intraprese la carriera solista, pubblicando alcuni album di grande spessore, realizzando al contempo una serie di esibizioni live di altissimo livello. Del resto Rory, come molti altri artisti di questo calibro, non è mai riuscito a sfruttare appieno il suo enorme potenziale tra le pareti insonorizzate di uno studio di registrazione, mentre nella dimensione live ha sempre dato il meglio di sé, comunicando magistralmente tutta la sua espressività
La consacrazione di tutto questo è senza dubbio lo strepitoso Irish Tour del 1974Concerti A Dublino, Cork e anche a Belfast, nonostante la difficoltà a esibirsi in quel contesto, a causa dei continui attentati di quel periodo: Rory fu uno dei pochi coraggiosi a fare questa scelta e gli irlandesi non lo hanno mai dimenticato. Il disco originale era già una vera e propria perla, ma con questa raccolta abbiamo a disposizione tutti i concerti di quel Tour e possiamo realmente immergerci in un contesto veramente fuori dal tempo. Nonostante le mille recensioni fatte su di lui, nonostante i milioni di parole utilizzate per “circoscrivere” un artista che non può essere racchiuso in un semplice testo, è ancora necessario parlare di lui, perché il blues rock di Gallagher è ancora lucido e pulsante, capace di farci sobbalzare sulla sedia come poche altre cose. 
Rory morirà nel 1995, distrutto da una vita fatta di eccessi, lasciandoci in eredità una serie di incisioni di una freschezza stupefacente, figlie di un suono moderno e puro come pochi altri. La cosa migliore che possiamo fare è mettere sul piatto uno dei suoi album, e ricordarci di questo grande Irlandese.  L’Irish Tour è una sorta di spartiacque, che ha evidentemente anche una valenza politica perfettamente racchiusa tra le sue note…ma è una politica fatta di cose semplici, che parla di libertà, di diritti negati, e di musica, vero e proprio linguaggio universale di semplice lettura.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.