ROMAFRICA FILM FESTIVAL: il cinema africano a Roma – di Emanuele Cinelli

Abbiamo partecipato con grande piacere alla conferenza stampa della prima edizione
del ROMAFRICA FILM FESTIVAL (RAFF), presso la Casa del Cinema di Roma, che ospiterà anche la kermesse.
Lo splendido parco di Villa Borghese accoglierà per tre giorni le luci e i colori dell’Africa.
Più di venti ore di proiezione tra film, documentari, videoclip e video-arte, tutto ad ingresso gratuito. L’evento è stato organizzato con la collaborazione del FES.PA.CO., il Festival Panafricain du Cinèma et de la Tèlèvision de Ouagadougou  il più importante festival cinematografico africano dal 1969  rappresentato in conferenza dall’Ambasciatore del Burkina Faso Raymond Balima, che ha ripercorso per noi i grandi sforzi e i meritati successi del festival in tutti questi anni di lavoro e ha formulato il suo augurio affinché il sodalizio con il RAFF si possa ripetere negli anni a venire.
Il Presidente del ROMAFRICA, Cleophas Adrien Dioma, dopo averci raccontato l’attuale situazione del cinema africano, ci ha mostrato una realtà culturale in grande fermento e ricca di collaborazioni;
e ha precisato che la kermesse non vuole essere un doppione di “Ottobre Africano”, un’altra realtà sociale per la sensibilizzazione ai problemi dell’Africa, che promuove eventi culturali con performances artistiche come la fotografia, la musica e la letteratura africana. Il ROMAFRICA vuole essere un vero e proprio Film Festival e come tale vuole mantenere l’attenzione esclusivamente sul cinema.
Nonostante i tempi tecnici d’organizzazione molto stretti, ci spiega il Direttore Artistico Antonio Flamini, sono riusciti ad ottenere comunque l’adesione di ventuno stati africani, sperando, nella prossima edizione, di coinvolgerne altri nuovi paesi, al fine di avere una panoramica sempre più dettagliata ed esplicativa del cinema africano.

Varrà la pena, a questo punto, ricordare a noi stessi quel che facilmente possiamo leggere con un semplice approfondimento, tanto per non stagnare nei luoghi comuni indotti da questo periodo storico…
l’Africa non è uno sperduto luogo della fantasia popolare dove vive ogni tipo d’essere umano dalla pelle color del cioccolato che si diverte a navigare nel Mediterraneo – con il rischio di annegare – per raggiungere le meravigliose mete Europee, viste sulla TV satellitare, ricche di Democrazia e Civiltà.
La “terra degli Afri” in realtà è un continente costituito da più di trenta milioni di chilometri quadrati e suddiviso in cinquantaquattro stati, con una popolazione costituita da più di un miliardo di esseri umani. Un censimento del 2013 annotava più di 2.000 diverse lingue e dialetti ufficiali.
Terra ricchissima di risorse naturali in mano a una classe dirigente con un tasso di corruzione elevatissimo, che costringe così moltissimi africani, dalle umili e pacifiche culture d’origine, a fuggire via, soprattutto dalle guerre, alimentate ad arte dalle multinazionali che in quel continente – e non solo – dettano legge e decidono l’orientamento politico e l’evolversi della vita in ogni suo aspetto. Questi nostri fratelli – non sarà mai troppo ripeterlo – fuggono per trovare pace… dai bombardamenti, dalla fame, dalle torture, dagli abusi sessuali e dalle altre atrocità che la guerra fatalmente produce.
Il ROMAFRICA FILM FESTIVAL vuole appunto gettare una luce sulla vera natura della Cultura Africana, per tentare di azzerare il preconcetto e i luoghi comuni che imperano nella nostra società.

Il cinema africano, sin dai suoi primi esordi negli anni cinquanta e sessanta, con le opere dei capiscuola Paulin Soumanou Vieyre, Ousmane Sembène e degli altri numerosi cineasti, tenta di rappresentare la quotidianità, la politica, l’economia, la società… l’oppressione dei più deboli, delle donne e la storia vera della civiltà africana.
L’Arte nelle culture africane non è un evento straordinario come nella cultura occidentale, non è un momento esclusivamente ricreativo, ma è profondamente radicata nella quotidianità. Il canto, la danza e anche il cinema, assumono il ruolo di veicolo comunicativo pratico e funzionale per il rituale collettivo. Il cinema africano non è insomma popolato da supereroi in mantello e mutandoni… sono le storie degli antenati, della grande tradizione orale di questi popoli
– come quella dei Griot, possessori della Parola, della Memoria e portatori di pace – a popolare l’universo cinematografico africano.

Il Direttore Generale del Festival, Domenico Petrolo, ci chiarisce nel dettaglio il programma della kermesse, divisa in quattro grandi sezioni piene zeppe di materiale visivo.
Sette lungometraggicinque cortometraggi, quattro documentari ancora inediti in Italia, sedici videoclip dedicate ai giovani romani di origine africana e, infine, quattordici opere di video-arte realizzate da artisti dei paesi subsahariani.

Giovedì 9 luglio, per aprire l’evento verrà proiettato il film “L’Atleta”, di Davey Frankel e Rasselas Lakew.
Uscito nel 2009, narra la storia di Abebe Bikila, mitico olimpionico… scelta non casuale vista la gloriosa vittoria del “Maratoneta Scalzo” alle Olimpiadi di Roma nel 1960.  Il primo africano a vincere due medaglie d’oro consecutive alle Olimpiadi. Bikila rimarrà per sempre l’eroe di tutti gli africani, anche quando perderà l’uso delle gambe dopo un incidente stradale.

Venerdì 10 luglio, sarà la volta del film della regista Carey McKenzie “Could Harbour”, un thriller noir ispirato al genere Hollywood anni settanta. Un poliziotto in cerca di promozione indaga su di un corpo rinvenuto mutilato e appartenente a un cinese. Tra traffici e corruzione il protagonista sarà tentato dall’illegalità. Un film moderno, al di là dell’ambientazione, che cerca di allargare le prospettive cinematografiche del continente africano.
Sabato 11 luglio, per concludere la kermesse, è stato selezionato il film “Timbuktu” del famoso regista Abderrahmane Sissoko. La pellicola, in concorso al Festival di Cannes, e candidata agli Oscar 2015 come miglior film straniero e narra di una famiglia e della loro mandria di buoi, che vivono non lontano da Timbuktu occupata dal califfato Jihaidista. All’inizio, la  posizione ai margini della civiltà della famiglia protagonista, sembra proteggerla dalle assurde condizioni restrittive del nuovo regime… ma una serie di drammatici eventi costringe i componenti a  lottare per la sopravvivenza. Un Opera di denuncia, che getta una nitida luce su questa tragedia. Nel film la terribile minaccia alla democrazia globale, si abbatte spietata sulle comunità africane che cercano di vivere nel rispetto reciproco, anche secondo il Corano, in forma di imposizione dei governi fondamentalisti, che utilizzano la sacralità religiosa come pretesto e giustificazione alla loro sete di potere.

www.romafricafilmfest.com
www.casadelcinema.it 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *