Roberto Menabò: “Il profumo del Vinile” – di Emanuele Cinelli

Roberto Menabò è da oltre trent’anni attivo sulla scena musicale italiana; abile chitarrista e interprete dei diversi aspetti della musica folk afroamericana, si è esibito, da solo o in ensemble, nei maggiori festival e manifestazioni del settore. Ha tenuto numerosi work-shop sulla chitarra acustica, privilegiando la tecnica del country blues e della chitarra acustica finger-picking, ha pubblicato una monografia sul grande chitarrista americano John Fahey e il recente “Rollin and Tumblin”vite affogate nel blues.
Ha inoltre scritto articoli e saggi musicali per diverse riviste tra cui Il Blues, Jam, Late For The Sky, Folk Bulletin e Jazz It; ha composto e interpretato le musiche per gli spettacoli teatrali “Verso Perverso” di Franco Insalaco e “Amore Noir” di Loriano Macchiavelli
Roberto ha realizzato tre album a suo nome: il primo di sola chitarra acustica è “A Bordo del Conte Biancamano” (ripubblicato recentemente in formato digitale, del quale parleremo in un’altro articolo dedicato all’American Primitiv Guitar) il secondo è “Laughing The Blues”, una visione personale dei miti del blues acustico e, l’ultimo, del quale vi vogliamo parlare è “Il Profumo del Vinile”
L’album è un insieme di brani originali e arrangiamenti di noti brani Blues, di guitar solo e country blues tradizionali, realizzato con il supporto di alcuni amici: oltre al Leader, voce e chitarra acustica, ci sono Gianandrea Pasquinelli all’armonica, Guido Leotta al Sassofono e al flauto, Alessandro Valentini alla tromba e al flicorno e Fabrizio Tarroni al violino. Ascoltando il disco, tra le tante suggestioni, ci vengono in mente i protagonisti e i paesaggi atipici dei romanzi di Mark Twain, autore di “Le avventure di Tom Sawyer” e “Le avventure di Huckberry Finn“. Come Twain, Menabò plasma le immagini rarefatte ed esoteriche del proprio vissuto per creare un particolare ambiente sonoro e tutta una serie di personaggi che lo popolano. Il primo brano è Slawtz e il Treno, un tributo alla velocità della locomotiva che per più di un secolo è stata icona di progresso e di fuga. Nell’ottobre del 1921, per una scommessa al Bar, Rienzo Slawtz gareggiò con la sua Fiat 501 S contro il treno Parma Roma… si tratta di una piacevole cavalcata a briglie sciolte, un guitar solo dal picking deciso e sincopato come vuole la tradizione.
Mean Old Frisco Blues di Arthur Big Boy Crudup viene eseguita con la Band, con un arrangiamento fedele all’originale, con la differenza che l’approccio vocale di Roberto è piacevolmente più graffiante.
Dockery Blues è dedicato all’omonima piantagione di cotone del Mississippi, dove hanno vissuto Charlie Patton, Robert Johnson e Howlin Wolf. Roberto per l’occasione non compone un classico Blues di dodici battute ma, come Mark Twain che prediligeva le metamorfosi e per creare il personaggio di Sawyer ha unito i caratteri di tre suoi amici, l’autore si ispira a due grandi della cosiddetta American Primitive Guitar: John Fahey e Robbie Basho. La chitarra sulle ginocchia, lo slide su e giù per la tastiera a creare un caleidoscopio di accordi, passando dal Raga Indiano ai Madrigali del quattordicesimo secolo.
St James Infirmary, è un altro tradizionale americano arrangiato per chitarra e voce, con la struggente interpretazione di Alessandro Valentini alla tromba che ci traghetta giù per il Mississippi a bordo del barile di Huckberry Finn: mentre ruotiamo in tondo trasportati dalla corrente incontriamo molti corpi di schiavi che ci guidano fino a New Orleans, dove ci accodiamo alla Jazz Band che sta suonando e marciando per il funerale di Big Joe McKennedy.
In Sunrise On The Tallahatchie, l’artista rende omaggio a una delle grandi anime del Mississippi, interiorizzando il linguaggio sonoro di John Fahey, rendendolo proprio e creando un brano evocativo e luminescente. La nona traccia dell’album è un’altra composizione originale suonata nel tipico stile Fingerpicking, dedicata all’interregionale IR 2256 (ancora un treno) con cui l’autore ha viaggiato per circa due anni. L’andamento circolare e la solarità della melodia ricordano molto i viaggi da Hobo intrapresi da Jack Kerouac e tutti gli altri esponenti della Beat Generation, che sul finire degli anni cinquanta, erano soliti salire e scendere di nascosto dai treni, per raggiungere luoghi incontaminati come Big Sur, dove i monti della California pare sprofondino nell’oceano. Alba e Dadga Two-step sono altri due brani strumentali dalla grande comunicatività e freschezza. Il primo fa parte della colonna sonora del cortometraggio “L’addormentato nella Valle” di Romano Reggiani (ispirato dalle scene riprese sull’altopiano di Asiago), è un soffio di dolce tristezza, come il sospiro provocato dal ricordo dei tanti giovani che lì sono morti durante la Grande Guerra.
Di tutt’altra emotività è il secondo, dedicato all’ilarità profusa in maniera incondizionata dal Labrador dell’autore. 
Volantino Finto e Barbiere Nadir Rag sono altri due strumentali composti da Roberto e rappresentano lo sfondo musicale della sua infanzia: uno è il volante finto col quale i bambini giocavano a fare i piloti, mentre l’altro è un omaggio al papà barbiere che con la sua bottega riporta alla mente scenari tipici del Delta. Mr Charlie In Chicago è un ambizioso e riuscitissimo esperimento che unisce i ritmi di Charlie Patton e le armonie tipiche della Chicago a cavallo delle due guerre mondiali. Farrell Blues di Hanry Son Sims, Diddy Wa Diddy di Arthur Blind Black, Guitar Rag di Sylvester Weaver, Trouble In Mind di Richard Jones e When The Circle Be Unbroken (altro tradizionale riarrangiato da Roberto) sono cinque classici afroamericani che, suonati con tecnica e passione, arricchiscono una track list già di per sé esuberante. L‘autore dimostra (non da oggi) una innata predisposizione letteraria e, questo lavoro, più che un disco può essere definito un libro sonoro
ogni brano è un racconto trasferito sul pentagramma. Le capacità descrittive sono cosi colloquiali e coinvolgenti che in quel navigare alla deriva nell’immenso fiume Mississippi veniamo rapiti dai suoni e dai profumi che ci circondano…
tra l’aroma dei gamberi fritti e i rituali voodoo, riusciamo anche a percepire il tenue Profumo del Vinile.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

1 Slawitz e il treno ( R.Menabò)
2 Mean Old Frisco ( A.Crudup)
3 Dockey Blues (R.Menabò)
4 St. James Infirmary (Trad.)
5 Sunrise On The Tallahatchie (R.Menabò)
6 Farrel Blues (H.Sims)
7 Alba (R.Menabò)
8 Diddy Wa Diddy (A.Blake)
9 IR 2256 (R.Menabò)
10 Dagda Two-step (R.Menabò)
11 When The Circle Be Unbroken (Trad.)
12 Guitar Rag (S.Weaver)
13 Trouble In Mind (R.Jones)
14 Volante Finto (R.Menabò)
15 Mr. Charlie In Chicago (R.Menabò)
16 Barbiere Nadir Rag (R.Menabò)

Roberto Menabò voce, chitarra.
Gianandrea Pasquinelli armonica.
Guido Leotta sassofono, flauto.
Alessandro Valentini tromba, flicorno.
Fabrizio Tarroni violino.

www.robertomenabo.it

menabò cinelli

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