Roberto “Freak” Antoni: “Non c’è gusto in Italia ad essere intelligenti (seguirà il dibattito)” (1992) – di Mattia “Blackjack” Chiarella

L’avvento del nuovo Millennio ha portato una ventata di “sporcizia” nel mondo dell’arte: l’immondizia musicale e televisiva sembrerebbe al suo culmine con la conseguente chiusura di locali come La Salumeria della Musica e il mitico Le Scimmie di Milano (oltre al triste addio di qualche gloriosa band) ma al peggio, si sa, non c’è mai limite e, l’apertura di un baratro sempre più profondo sembra fatale. Chiunque avesse la fortuna di trovarselo per le mani (anche perché non è stato mai più ristampato dopo il 1992 e meno male che in redazione ne abbiamo una copia di prima stampa, autografata dall’autore con la dedica: “FreakAntoni ti sputa sui calzoni”) potrebbe trovare un’ancora di salvezza in un libro scritto da un “illustre sconosciuto”, mancato poco tempo fa… il 12 Febbraio 2014: “Non c’è gusto in Italia ad essere intelligenti (seguirà il dibattito)”. Il “Poeta” (così amava definirsi l’autore) non è mai stato un professionista dello showbiz nazionale eppure, con la sua band, gli Skiantos, è stato il capostipite di un genere musicale caro a molti: il rock demenziale. Il bolognese Roberto “Freak” Antoni era così: genuino, onesto, schietto ma, soprattutto, dilettante. Il giornalista, autore ed umorista Michele Serra, che ha redatto la quarta di copertina del libro di cui stiamo parlando, lo ha addirittura definito “micidiale”. Figlio di quella Bologna che visse da protagonista la rivoluzione culturale del 1977, tra Punk e Radio Libere, Freak ha raccolto in questo libro pubblicato da Feltrinelli (ed il cui titolo riassume, circa, trent’anni di pensiero “italiota”) citazioni, battute, canzoni, aforismi ed altre amenità sia sue che di suoi colleghi, tra i quali ricordiamo Vasco Mirandola, Eros Drusiani e Paco D’Alcatraz, trasformandolo in un dissacrante manifesto del pensiero libero, anarchico e menefreghista. Centotrentuno pagine delle quali, sinceramente, non potrete più fare a meno e che, dal 1991 (anno della prima pubblicazione) all’anno seguente (periodo della sesta ed ultima ristampa), hanno dato vita ad uno spettacolo teatrale andato in scena al “Circolo Cesare Pavese” di Bologna, di cui oggi abbiamo testimonianza integrale grazie ad internet. Il libro, inoltre, si apre con un album fotografico dal titolo Vita da Poeta, realizzato unendo scatti di Roberto Serra (fotografo molto legato ad Antoni) e Raffaella Cavalieri (fotografa di spettacolo bolognese che, con i propri scatti, “stregò” Bono Vox) che fornisce un’iconica introduzione ai deliri delle pagine seguenti. Non c’è gusto in Italia ad essere intelligenti (seguirà il dibattito), come si è accennato sopra, non è stato mai più ristampato: abbiamo, però, testimonianza di una sorta di sequel edito dalla casa editrice Pendragon: Non c’è gusto in Italia ad essere dementi (ma noi continuiamo a provarci lo stesso) viene pubblicato nel 2005 e vede ilPoeta scontrarsi con il difficile mondo degli adolescenti, alternando malinconia, tentazioni di oblio e crisi spirituali. In sostanza, anche se scritto ventitré anni prima della sua morte, Non c’è gusto in Italia ad essere intelligenti (seguirà il dibattito)” può essere considerato il testamento ideologico di un’anima dannatamente geniale ed incredibilmente onesta, distrutta dall’abuso di droghe e alcol, com’è accaduto in passato ai più celebri rocker e bluesmen americani. Prima che un tumore (contro il quale ha combattuto fino alla fine) lo portasse via, Freak ha scritto qualcosa come otto libri tra il serio ed il faceto, colpendo diversi soggetti: dai Lùnapop ai suoi Skiantos, dal Rock d’annata alla musica contemporanea… fino a raggiungere una sorta di distorta maturità con un manuale di prevenzione per sfuggire alla tossicodipendenza. Se si potesse riassumere in una sola frase la carriera e la vita di Roberto “Freak” Antoni, maledetto figlio del Bronx bolognese, si potrebbe utilizzare una frase di tale Stefano Cesari, spedita all’artista da Arezzo esattamente venticinque anni prima della sua morte e presente nel libro: “Lui / con la sua calligrafia / è il primo della scuola, / segnato fra i campioni. / Perché si chiama Roberto (detto “Freak”) Antoni”.

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