Robert Wyatt: musicista senza tempo – di Spiritualized Loris

Il cambiamento nella nostra esistenza è uno spettro di situazioni personali, di esperienze individuali e anche collettive… è insito nelle forze che regolano la vita su questo pianeta; rifiutarlo vuol dire solo ritardarlo a scapito della singola persona e degli altri. Per carità, siamo nell’anno 2016 a.d. e questa è una rivista di musica e di cultura… dunque niente filosofia spicciola, ma questo breve pensiero è un’introduzione importante per l’artista che ha generato Rock Bottom, considerato da molti tra i primi dieci dischi di sempre… un capolavoro poco adatto (appunto) alle filosofie spicciole e massificate del nostro tempo. Bisogna accontentarsi, nel ruolo del divulgatore a mezzo stampa, rassegnandosi alla generale apatia della rete. L’umile pensiero che gratifica il vero giornalista che scrive di musica è di una semplicità disarmante… entrare dentro le emozioni di chi legge e ascolta… saranno comunque pochi a seguirti ma l’importante è riuscire a cambiare il modo di ascoltare (già avvezzi e fini audiofili a parte), scatenando così una sorta di rivoluzione leggera ed emozionante. Robert Wyatt classe 1945 è stato ed è uno dei musicisti più influenti nella storia della Musica… ma ancor di più è la dimostrazione vivente della grandezza dell’essere umano davanti alle vicende della vita; quei cambiamenti dell’esistenza di cui sopra (che spesso distruggono e cancellano la natura di molti) per lui sono stati terreno di resurrezione e splendido mutamento. Un radioso passato, prima con The Wild Flowers e poi con i Soft Machine; batterista tra i più sperimentali ed emozionanti, dallo stile jazzato e psichedelico… memorabile la sua Moon in June (in Third del 1969). Dopo la rottura con i Soft Machine, in un giorno fatale del 1973 cade dal quarto piano di una casa completamente sbronzo. Si salva per il rotto della cuffia ma la sorte lo inchioda a una sedia a rotelle per tutta la vita. Da allora, il cambiamento attraverso questa sua tragica esperienza, è stato un formidabile motore che non lo ha spinto a negare o rimpiangere il passato… trasformando così il dolore in una nuova sensibilità, che si rinnova magicamente da tutto questo. Una carriera solista tra le più illuminanti e coinvolgenti, in grado di raggiungere vette emotive di rara intensità… sempre nuove e senza tempo. Su di lui si potrebbero scrivere interi volumi e non basterebbe: ci affidiamo dunque all’ascolto di un suo brano, la splendida Shipbuilding, talmente piena di bellezza interiore che ti viene voglia di non ascoltarla più di una volta per non sciuparla… perché è come una lama di luce tagliente che spacca il buio che ci portiamo dentro.

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