Robert Wise: “Tutti insieme appassionatamente” (1965) – di Dario Lopez

A volte l’incontro di più caratteristiche, in maniera del tutto olistica e per alcuni versi difficilmente comprensibile, si rivela più riuscito della somma delle singole parti. È quel che è indubbiamente successo al film “Tutti insieme appassionatamente” (The sound of music), pellicola della Hollywood dei 60 capace di creare introiti per più di duecentottantacinque milioni di dollari a fronte di una spesa di circa otto. Una scommessa vincente che ha pagato più di trentacinque volte la posta… e parliamo di cifre da capogiro. Eppure i singoli elementi in ballo sono di quelli che a molti fanno storcere il naso: il genere musicale, un approccio familista, la fiera dei buoni sentimenti, lo scenario storico in periodo seconda guerra mondiale con tanto di minaccia nazista, la storia d’amore, paesaggi da cartolina (splendidi), l’empatia chiesta allo spettatore puntando sulla tenerezza suscitata da ragazzi e bambini protagonisti del film e un’interprete di grido, Julie Andrews, fresca reduce dal successo di “Mary Poppins”. Proprio quest’ultima è indubbiamente la chiave del successo di un film che con un’altra protagonista avrebbe rischiato la caduta verso l’abisso della noia. I numeri musicali nei quali è presente Julie Andrews sono sempre godibili e giustificano la visione di un film onestamente troppo lungo e che andrebbe visto in lingua originale. Quasi tutti i passaggi musicali dove non compare Maria (Julie Andrews) sembrano superflui. Con ogni probabilità non aiuta la scelta di doppiare tutti i pezzi in italiano, magari in versione sottotitolata con brani originali si sarebbe potuto apprezzare qualcosa in più… non avendo avuto modo di vedere il film in lingua però non garantisco nulla. Sconsigliata invece la visione televisiva per un film che, interrotto anche dalla pubblicità, raggiunge tempi di visione sfiancanti. Alla regia Robert Wise (nome oggi poco conosciuto se non tra le fila dei cinefili appassionati), professionista duttile che ha lasciato buoni segni in diversi ambiti: nella fantascienza (“Ultimatum alla Terra”), nello stesso musical (“West Side Story”) e anche nel mondo geek, in quanto direttore del primo film in versione cinematografica della saga di “Star Trek”. Maria è una novizia devota ma dal temperamento un po’ esuberante, le sue superiori nel convento di Salisburgo hanno opinioni diverse sul suo conto: non tutte sono convinte che la strada giusta per la giovane sia quella di entrare nell’ordine. Per metterla alla prova la mandano presso la famiglia Von Trapp in qualità di istitutrice dei sette figli del Comandante Von Trapp (Christopher Plummer). L’approccio è quello risaputo: bambini che fino ad allora avevano avuto problemi con qualsiasi istitutrice in seguito alla scomparsa della madre, un padre anaffettivo col pallino della disciplina, il nuovo arrivo che entrerà nel cuore dei bimbi e farà innamorare di sé il protagonista maschile, il terzo incomodo (la baronessa Elsa interpretata da Eleanor Parker), la minaccia incombente qui rappresentata dal nazismo. Tutto segue lo schema, spezzato dai numeri musicali e dal fatto che qui l’istitutrice sarebbe una futura suora che oltre che con il suo cuore deve fare i conti anche col Padreterno. Film musicale perfetto per ripetuti passaggi natalizi (cosa che effettivamente puntualmente accade) e che risulterebbe inappuntabile se sforbiciato di una buona mezz’ora almeno. Poi, a mio parere, il musical è Gene Kelly e qui siamo un poco distanti proprio nell’approccio alla materia, ma questo è un altro discorso, ciò non toglie che per molti versi il film possa risultare ben più che piacevole, lo sta a dimostrare anche l’enorme successo riscosso dalla pellicola e le diverse statuette portate a casa da “Tutti insieme appassionatamente” alla notte degli Oscar… premio per il miglior film compreso. Visione spensierata, almeno una volta nella vita… magari proprio a Natale.

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