Robert Plant: “Carry Fire” (2017) – di Maurizio Garatti

Robert Plant naviga da molto tempo nel nostro cuore, guidando con mano sicura un vascello che troverà sempre un porto accogliente in questa landa… ma il  suo ultimo album, “Carry Fire” (2017), va oltre tutto questo, arrivando a quel vertice emozionale che tutti nella vita vorremmo provare quantomeno a toccare. “Carry Fire” è un disco che brilla di luce propria come pochi altri, riuscendo a racchiudere in sé tutta la musica passata attraverso le nostre orecchie in questi lunghissimi anni; Plant raccoglie esperienze di vita vissuta e le sublima in un insieme composto da undici brani essenziali, di una purezza scarna e assoluta, aiutato da una band che gli calza ormai a pennello: The Sensational Space Shifters è quanto di meglio il leader potesse trovare per dare spazio alla propria voce interiore, per raccogliere i fili di un lungo percorso che, pur avendo mutato radicalmente rotta, resta luminoso come una galassia ricca di vita. La band si avvale per la registrazione di un nuovo arrivato (Seth Lakeman, viola e fiddle) e della collaborazione del bravissimo violoncellista albanese Redi Hasa, oltre ovviamente alla splendida voce della sempre splendida Chrissie Hynde, con la quale Robert da vita a una Bluebirds over the Mountain ricca di pathos. La rilettura di questo standard anni cinquanta di Ersel Hickey dimostra, al di là di ogni futile sequenza di parole, quanto sia elevata la sensibilità di questo Artista che, dopo aver attraversato cinque decadi di Rock, ancora risulta tutto da scoprire.
Le
undici tracce che compongono “Carry Fire” sono sobrie, nitide e lucide come coltelli affilati; con una strumentazione scarna ed essenziale, Robert veste le sue sensazioni con colori tenui, a volte cupi e a volte pastello, portandoci dentro il suo mondo: un mondo entro il quale convivono benissimo le radici zeppeliniane, il folk e la tradizione, la world music e i ritmi ancestrali del soul e del blues. Brani che non superano mai i cinque minuti, spesso sfumati, a lasciare in sospeso discorsi che ognuno può scegliere di continuare come vuole. Difficile descrivere le singole emozioni che il loro ascolto produce, anche se il brano che dà il titolo al disco è davvero coinvolgente, che ti si attacca addosso senza più lasciarti. Se proprio siamo costretti a citare una canzone di questo splendido concetto musicale, Carry Fire, con il suo incedere ritmato e orientale, strappa la nostra preferenza; come una colonna sonora incredibilmente pertinente, evoca visioni di un mondo lontano e diverso, così vicino e al contempo irraggiungibile. Il resto è pura poesia, declamata con l’aiuto di suoni semplici e sognanti e tuttavia molto presenti, ai quali si aggiunge una voce che porta con sé il canto di mille uomini, vincenti o perdenti, felici o infeliciderelitte e logiche conseguenze di una umanità che riesce ancora, nonostante tutto a trascinarsi dietro la purezza primordiale

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Un pensiero riguardo “Robert Plant: “Carry Fire” (2017) – di Maurizio Garatti

  • Ottobre 20, 2017 in 8:50 am
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    Molto bella la critica positiva sul nuovo album di Robert Plant: oramai non si tratta più di verificare se sia musica rock, folk o psichedelica e avanguardia……è semplicemente musica di alto livello.
    Concordo su tutto.

    Danilo Musumeci

    Risposta

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