Robert Aldrich: “Che fine ha fatto Baby Jane?” (1962) – di Dario Lopez

Uno dei capisaldi del cinema in bianco e nero, “Che fine ha fatto Baby Jane?” (What ever happened to Baby Jane?) si regge sull’iconico scontro tra due dive del Cinema, all’interno della vicenda di finzione ma anche nella vita reale; forse proprio l’autentica antipatia (più probabilmente vero odio) tra Bette Davis e Joan Crawford rese così credibile i contrasti tra le due sorelle “Baby” Jane Hudson (Bette Davis) e Blanche Hudson (Joan Crawford), protagoniste di uno scontro continuo capace di instillare una tensione crescente nello spettatore che nulla ha da invidiare alle prove dei migliori maestri del brivido di quei tempi (Hitchcock per citarne uno). Diversi sono gli aneddoti sulla rivalità sul set delle due note stelle di Hollywood, si parla di dispetti, ripicche e anche di scontri violenti in fase di ripresa, magari richiesti dal copione, ma interpretati con reale violenza (e con alcune conseguenze) dalle due attrici nemiche. Ancora ai giorni nostri la vicenda suscita interesse: nel variegato mondo delle serie tv arriva infatti “Feud”, serial creato da Ryan Murphy, che nella sua prima stagione porta in scena proprio l’odio tra le due avversarie, Davis e Crawford rispettivamente interpretate da Susan Sarandon e Jessica Lange. Torna quindi attuale “Che fine ha fatto Baby Jane?”, della cui riuscita diversi meriti sono attribuibili a un ottimo regista quale fu Robert Aldrich, nome meno noto presso il grande pubblico di quanto realmente meriti, direttore di pellicole come “Quella sporca dozzina”, “Nessuna pietà per Ulzana”, “Piano piano dolce Carlotta” (sempre con Bette Davis), “Quella sporca ultima meta” e via di questo passo. Costruzione dell’inquadratura in equilibrio perfetto tra luci e ombre, sostenuta a meraviglia da trucco, costumi, fotografia… e da due magnifiche interpreti inquadrate in un bianco e nero senza nessuna sbavatura e in una serie di immagini memorabili (lo scorcio dalle scale, il telefono, il volto trasfigurato di Bette Davis, etc…). 1917, Baby Jane è una star bambina divenuta famosa grazie a qualche dote canora, a uno spettacolo di successo messo su insieme al padre e a una serie di bambole a lei dedicate… una beniamina del pubblico scontrosa e viziata. La sorella Blanche sta al palo a guardare, incoraggiata e consolata dalla madre. Anni trenta, Blanche è diventata una vera diva del cinema, attrice di talento e successo cerca in tutti i modi di aiutare la sorella, ex bambina prodigio dimenticata da tutti e ormai attrice cagna di secondo piano che nessun produttore vuole. Poi un incidente d’auto causato da Baby Jane costringe la sorella Blanche su una sedia a rotelle troncandole spina dorsale e carriera. 1962, le due sorelle, carriere alle spalle, sono costrette a dividere la loro casa: Blanche ha i soldi e per questo è indispensabile alla sorella, Jane ha la salute (fisica più che altro, quella mentale invece…) e per questo è indispensabile alla sorella; ma la convivenza è minata dallo scarso equilibrio di Jane, rosa da un’invidia sconfinata per i successi ottenuti dalla sorella e per una carriera interrottasi in tenera età e mai più ripartita davvero. I comportamenti di quest’ultima diventano sempre più inquietanti (come le atmosfere) in un’escalation che porterà a tutte le rivelazioni finali. Due attrici stupende in un confronto obiettivamente vinto a mani basse da Bette Davis, non perché Joan Crawford non sia brava, tutt’altro, ma la parte della squilibrata è cucita addosso a Bette da un sarto d’eccellenza, e poi come cantava anche Kim Carnes, quegli occhi… (Bette Davis eyes, 1981). Tra gotico e thriller psicologico, una storia claustrofobica giocata più che altro in interni, una cattiva da manuale, la discesa nella follia, i sensi di colpa, la tensione crescente, le cattiverie e i retroscena del film scolpiscono questo titolo sulla pietra dei film da vedere senza riserva alcuna.

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