Rius: “Écoute-Moi” (2020) – di Ubaldo Scifo

È sotto gli occhi di tutti: la Sicilia è il centro del Mediterraneo, il centro del Mondo. Ma non è una mera considerazione fisico-geometrica. E’ il centro della Storia e della Cultura. Un canale di luce e di energia lega il cratere dell’Etna al centro della Terra con la fucina di Efesto e i suoi Ciclopi dal volto sporco di nero carbone che scandiscono a furia di martellate il ritmo della nostra vita. La Sicilia è il centro dell’Umanità, lo vogliate o no. La Trinacria scandisce il tempo del mondo. Qui si ragiona in termini di idee ed i colori sono intesi come variazioni di intensità di luce, come ricchezza nella loro diversità. Un siciliano, o anche semplicemente, uno che si avvicina al mare di Sicilia diventa Cittadino del Mondo
Anche Rius, giovane musicista siciliano si sente un cittadino del mondo, sempre in viaggio, pur essendo orgoglioso delle sue origini ( è di Avola, vicino a Siracusa, un tempo capitale della Magna Grecia). È convinto che la ricchezza sta nel confronto con le altre culture, nella loro conoscenza per cui, essendo molto vicino a questa profondità di pensiero, ruggisce contro il razzismo ed ogni altro tipo di discriminazione e lo fa attraverso il rap e l’hip-hop, usando il linguaggio  tipico della ribellione black: lo slang della strada e di quelle fette di metropoli che non sono frequentate da brave persone, dove si respira miseria e disagio a pieni polmoni, viene filtrato dalla realtà locale, quella delle periferie del Sud e in alcune sue storie si colora di dialetto siculo, per vestire lo stesso disagio esistenziale del Meridione d’Italia. L’artista, attento alle tematiche sociali, ha pubblicato Yusuf, e lo definisce uno “storytelling che mira a far riflettere sulle tematiche dell’emarginazione”. La traccia fa parte dell’EP “Écoute-Moi” (2020), un progetto che ha realizzato durante il suo ultimo viaggio in Francia, e da questo gennaio è disponibile in tutti i digital stores.
Yusuf è un ragazzo nigeriano costretto a scappare dalla propria terra ed allontanarsi dai propri affetti a causa del Boko Haram (sigla terroristica jihadista che imperversa nel territorio Nigeriano e non solo) con la speranza di realizzare i suoi sogni in Italia lontano da quell’inferno. Vuole studiare, diventare un avvocato, avere una vita normale ma, come tanti altri nelle sue condizioni, trova ostilità, ostacoli e violenza sul suo percorso: spende tutti i suoi soldi ed investe nel suo viaggio sopra un barcone il suo futuro“Yusuf sono io, Yusuf siamo noi fanculo la vostra guerra”… La storia raccontata da Rius finisce con un urlo: “stesso sangue, stessa pelle, pure stesso Cristo! Ma la vita di Yusuf vale meno del Ministro!”  Dagli Strange Fruits appesi agli alberi dei tempi di Billie Holiday siamo passati a quelli sparsi ai tempi d’oggi nel fondo dei nostri mari: allora ci viene da pensare cosa è cambiato?

Parlaci di questo tuo ultimo progetto”Écoute-Moi”…
Écoute-Moi è un progetto che si può definire “variegato” sotto tutti i punti di vista: non segue uno schema ben preciso, musicalmente le produzioni variano da traccia a traccia: si passa dall’old school al beat con sonorità Trap, per sperimentare le mie capacità su bpm diversi. Contiene sei tracce + una bonus track (Soliloquio, dove noi stessi in studio per questa traccia abbiamo interamente suonato la chitarra e fatto beatbox), tre delle sette tracce sono featuring”.
Perché Écoute – Moi?
“per il suo significato… “ascoltami”: mi servo della musica per attirare la tua attenzione su storie e fatti importanti. Dal punto di vista degli argomenti il progetto include argomenti street, tracce di valore sociale e tracce conscious. Anche i video non  sono stati girati in un solo paese. Écoute Moi è stata girata in Francia a Grenoble, la quarta traccia, ancora in uscita, Chignonè stata già girata ad Amsterdam. Ultimamente, il 10 febbraio 2020 è stato pubblicato il video Bugie registrato presso i Royal Room Studios, in collaborazione con Dub&Affiliati.
Inghilterra, Francia, Olanda, Svizzera: vedo che ti trovi in un perpetuo “On The Road”. Cosa significa per te la strada?
“Per me la strada vuole dire libertà, non avere catene, e la musica è una via d’uscita, come quello che succede nel mio street-rap: raccontare la propria vita ma anche mirare a fare qualcosa di grande”.

Quindi diciamo che la tua musica si muove tra il tuo paese e il mondo, c’è uno scambio di culture e di esperienze e tu ne sei il veicolo. Storie dalla valenza sociale e storie di ordinaria miseria o semplici esperienze di vita personale. Come L’amore, visto in modo disincantato, come nel tuo precedente EP “Figlia di Pu**ana”.
“Figlia di Pu**ana” è un EP composto da sei tracce, quattro delle quali sono conscious e personali, una è uno storytelling. Tutto il progetto ruota però dietro lo stesso argomento… “l’amore”, un amore nudo e crudo, che può essere rivolto alla musica come ad una donna, un amore a volte non ricambiato, un sentimento così forte capace di smuovere mari e monti ma che spesso svanisce nel nulla. Il progetto parte con un sedici barre, Mbare va tutto bene, una traccia molto personale che in fondo non vuol dire altro che il contrario del titolo stesso, la seconda traccia è la traccia centrale, per l’appunto Figlia di Pu**ana, è una dedica particolare a ciò che (in questo caso a discrezione dell’ascoltatore) ha “salvato” l’artista dalla strada, la terza invece è Sara, uno storytelling nel quale due ragazzi, grazie all’amore si salvano (ma solo momentaneamente) da un mondo di prostituzione, spaccioe consumo di stupefacenti per poi ricadere in questa trappola (infatti la traccia si chiude con il suicidio di uno dei due protagonisti), la quarta traccia è Pecora Nera, questa è una sorta di continuo di Figlia Di Pu**ana, molto caratteristica anche la produzione, con suoni orientali. Il progetto si chiude con un altro 16 barre, Lei, una traccia che come tutte le altre parla di amore, verso la musica, verso una donna, verso un qualcosa di troppo importante! Tutte le tracce su Youtube sono accompagnate da un video e si trovano anche in tutti i siti di streaming e in tutti i digital stores”.
Salutiamo Rius che si allontana lungo il suo percorso che gli auguriamo pieno di soddisfazioni e di ricchezza.

“[…]Sugnu ca genti mbari ca m’assumigghia, /
A stissa genti mbari ca to mattri ti scunsigghia![…]”
  cit: Rius.

https://www.facebook.com/RIUS-PAGE-1539409849642413/
https://www.instagram.com/rius_official/

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

2 thoughts on “Rius: “Écoute-Moi” (2020) – di Ubaldo Scifo

  • Febbraio 14, 2020 in 9:56 pm
    Permalink

    Molto attuali le tematiche affrontate dall’artista nel suo lavoro: il razzismo, l’odio, l’intolleranza, la voglia di riscatto, l’insofferenza, il dolore, il pianto, il sud, la politica che non da risposte concrete, ma passerelle in tv, selfie e comizi elettorali fini a se stessi. La musica, in questi casi, riesce a veicolare gli stati d’animo di chi soffre cercando di spezzare le catene dell’indifferenza e a trasformarsi in un messaggio multimediatico che si diffonde ed arriva alla gente come i messaggi di aiuto chiusi in una bottiglia che superano le onde del mare possono e non si infrangono contro gli scogli. Cosi sono le parole del testo di “Yusuf”.

    Rispondi
  • Febbraio 25, 2020 in 11:03 pm
    Permalink

    Si , hai fatto centro, sono aspetti che ci stanno molto a cuore. Rius ha le idee chiare pur essendo giovane…Grazie amanuense.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: